E invece, pagina dopo pagina e con il piglio del rodato divulgatore, Grassia ci porta a spasso sulla Luna vista al telescopio da Thomas Harriot quattro mesi prima di Galileo, e per il Giardino dell’Eden abitato dalla tribù dei San – gli esseri umani più simili ai nostri progenitori – passando per Hugh Everett e la sua teoria dei sentieri che si biforcano all’infinito come in un disegno di Escher o un racconto di Borges, o ancora per la “teorie delle stringhe” di Gabriele Veneziano, che ha ipotizzato come gli Universi nascano all’infinito l’uno dall’altro.
«Il primo astronomo della preistoria fu una donna», scrive Grassia. «Non lo sappiamo per certo, ma è probabile, perché quella persona di 43 mila anni fa ha contato e scheggiato su un osso di babbuino 29 tacche, una per ogni giorno delle fasi lunari e del ciclo mestruale medio, qualcosa di interesse femminile più che maschile. Ma come facciamo a sapere che quel certo osso di babbuino non conteggi ad esempio 29 antilopi catturate, ma proprio i giorni delle fasi lunari e del ciclo mestruale?». È l’antropologia in questo caso a venirci in soccorso, perché nell’Africa australe, ossia proprio lì dov’è stato rinvenuto quell’osso, i succitati San (detti anche Boscimani) continuano dopo 43 mila anni a usare calendari su osso fatti esattamente in quel modo, così da tenere conto sia delle fasi lunari sia delle mestruazioni. «Un filo ininterrotto, che non è mai stato spezzato» collega quel remotissimo passato al nostro presente.
E Grassia di fili ne tira tantissimi, e tutti interessanti. Che dire per esempio della teoria di due studiosi, Cara Wall-Scheffer e Timothy Taylor, secondo cui 3 milioni di anni fa un’australopiteca s’inventò la fascia per neonati usando una semplice foglia con un nodo per legare il piccolo al petto della madre? «Grazie alla fascia per neonati i bambini umani, a differenza dei cuccioli di scimmia, che devono cavarsela fin da subito, hanno la possibilità di nascere e sopravvivere da immaturi, con le ossa del cranio non ancora saldate». Grazie a quella fascia rudimentale è stata possibile la lunghissima trasformazione evolutiva da scimmie con un cervello di quattro etti a esseri umani con un cervello da un chilo e mezzo: e così Grassia ci accompagna dalla preistoria ai robot passando per Einstein e la meccanica quantistica. Impossibile purtroppo dare conto qui delle innumerevoli gemme contenute in questo libro. Ragion per cui, bisogna assolutamente leggerlo.
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