Il fatto certo è per ora solo che la sparatoria c’è stata: la sera di venerdì 22 marzo, con qualche giorno di ritardo rispetto agli allarmi della Cia. Tutto è stato violentissimo. Quattro (ma c’è chi dice 5) uomini armati e in mimetica hanno fatto irruzione alle 20 ora di Mosca nella sala da concerto Crocus City Hall della capitale. Il Crocus City Hall è la più grande sala concerti di Mosca, situata nella periferia occidentale della città. La sala può ospitare 6.200 persone. Secondo le agenzie di concerti, tutti i biglietti per il concerto del 22 marzo erano stati venduti. Uno degli attentatori ha aperto il fuoco con una mitragliatrice prima dell’inizio del concerto del gruppo Picnic, hanno riferito i canali Baza, Mash e Beware of News. Sono stati segnalati fin dall’inizio decine di feriti e molti morti. Secondo Moscow Times, i morti erano fin da subito almeno 12, e i feriti 50. Ma il canale Telegram 112 alle 20 ore italiane già parlava di 40 morti e 100 feriti: un dato poi confermato dal Fsb, i servizi segreti interni russi. Reuters in tarda serata parlava 62 morti e 146 feriti. A sera, secondo Msk1, i quattro attentatori erano riusciti a scappare. Erano armato con fucili d’attacco AKM. Almeno due degli attentatori avevano con sé degli zaini, contenenti probabilmente molotov. Secondo quanto riferisce Baza, lo sconosciuto che ha aperto il fuoco ha fatto anche esplodere dei petardi. Nell’edificio era scoppiato un incendio.
Mash ha pubblicato un video in cui i tre si vedono distintamente. Nell’edificio erano rimaste delle persone, almeno 100, che rischiavano di morire a causa dell’incendio. L’evacuazione è stata resa estremamente problematica dalla tenuta del tetto e della struttura. Il canale riferisce anche di una esplosione. In un video su Novaya Gazeta si vedono gli assalitori – almeno quattro – che avanzano e sparano a sangue freddo su alcune persone che cercano di ripararsi in un angolo poco fuori dall’ingresso, in un centro commerciale, e poi entrano.
Uno dei testimoni oculari ha detto a Mash che c’erano almeno cinque aggressori, tutti barbuti. Si comportavano, ha spiegato il testimone, come militanti preparati e addestrati. Al momento del passaggio all’edificio, le guardie e le persone che stavano alle porte sono state uccise. Poi l’ingresso principale è stato bloccato.
The Insider non ha nessun dubbio a parlare di «attacco terroristico». I musicisti non sono rimasti feriti durante la sparatoria, hanno riferito le forze dell’ordine. Il governatore della regione di Mosca Vorobiev si è recato sul luogo dell’attacco terroristico. Diversi video agghiaccianti sono poi emersi, testimoni oculari mostrano degli sconosciuti che sparano alle persone. Telegram ha smesso in serata di funzionare regolarmente in Russia, e dunque foto e video erano difficili da caricare dall’area di Mosca. L’eco dell’attentato alla Dubrovka si fa forte, ma è solo una suggestione, perché allora c’era la guerriglia cecena che impazzava, ora i ceceni stanno saldamente nelle mani del regime di Putin.
Le Squadre speciali di reazione rapida russa (Sobr) e le Unità speciali mobili della polizia (Omon) di Mosca sono state inviate sul teatro della strage. Ma i contorni di un attentato, nel regime di Putin, non possono mai essere chari, tanto meno in poche ore. Il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale Usa alla Casa Bianca, John Kirby, ha definito «orribili» le immagini dell’accaduto, e assicura che «i nostri pensieri sono per le vittime». Washington è però persuasa che l’Ucraina non c’entri (Kirby dice che «non ci sono indicazioni che l’Ucraina o ucraini siano coinvolti»). Il ministero degli Esteri russo chiede che l’intera comunità internazionale condanni «l’attacco terroristico». Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha espresso la «condanna verso ogni forma di terrorismo e vicinanza nei confronti delle famiglie delle vittime».
Le cose però nella Russia di Putin sono sempre controverse: a maggior ragione nella lunga storia oscura degli attentati durante il putinismo (dalle bombe negli appartamenti alla Dubrovka e Beslan). La direzione principale dell’Intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina sostiene che la sparatoria a Mosca «è una provocazione deliberata da parte del regime di Putin», come spiega il portavoce dell’intelligence militare ucraina Andriy Yusov: «Si tratta di una provocazione deliberata da parte dei servizi speciali di Putin, dalla quale la comunità internazionale aveva messo in guardia. Il tiranno del Cremlino ha iniziato la sua carriera con questo e vuole finirla con gli stessi crimini contro i suoi stessi cittadini».
Un’idea che circola anche nel mondo dei giornalisti investigativi indipendenti russi. Roman Dobrokhtov, il direttore di The Insider, ipotizza: «Ed ecco l’attacco terroristico da cui avevano messo in guardia tutte le agenzie di intelligence occidentali (ma quelle russe non hanno avvertito). Se compaiono degli “ucraini” che “si assumono la responsabilità”, significa che Putin al 100% sta preparando un pretesto per la mobilitazione generale».
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