Parole che alimentano il clima incandescente in commissione parlamentare con il vicepresidente della commissione, il forzista Mauro D’Attis, che chiama in causa direttamente de Raho. “Se il tenente rispondeva al sostituto procuratore Laudati -è il ragionamento di D’Attis- basta leggere le recenti dichiarazioni del magistrato, il quale diceva che a sua volta rispondeva a de Raho. Insomma va da sé che, in base alle informazioni date in commissione e dalle dichiarazioni dell’avvocato di Laudati, Striano rispondesse a de Raho”. Prima di ascoltare De Gennaro, la presidente Chiara Colosimo era stata costretta ad una puntualizzazione dopo le parole del nuovo membro, il senatore Gasparri, che aveva lamentato “un conflitto di interesse” del vicepresidente della commissione Cafiero de Raho, già procuratore nazionale antimafia all’epoca dei fatti.
“Non c’è alcuno strumento che possa far dire a un membro che non possa partecipare. Non ho poteri sul tema”, ha sottolineato Colosimo. Il ruolo del deputato cinque stelle era stato messo in discussione anche da Raffaella Paita di Iv che ne aveva chiesto l’audizione proprio in Antimafia: dopo un sondaggio informale con i presidenti delle Camere era emerso che ciò non sarebbe possibile. Riguardo al presunto sistema di dossieraggi nelle ultime ore sono stati invece messi i paletti sulla filiera di responsabilità nelle verifiche. “Per una lunghissima parte della sua carriera pur essendo finanziere il tenente Striano non è stato impiegato quotidianamente in un reparto della Gdf ma in strutture differenti, da ultimo la procura nazionale antimafia. Chi è abilitato a verificare il contenuto del lavoro che gli è stato assegnato è chi gli ha assegnato quel lavoro, che non è il comandante del nucleo di polizia valutaria”, spiega De Gennaro di fronte ai parlamentari. Dichiarazioni che non lasciano scampo a interpretazioni: a vigilare doveva essere l’antimafia, non le Fiamme gialle. Ciononostante “il tenente sarà sottoposto ad una commissione disciplinare” nel caso di un eventuale rinvio a giudizio, riferisce il generale affidandosi alla presunzione di innocenza. Il finanziere, che dopo le indagini è stato trasferito ed impiegato alla scuola ispettori dell’Aquila, non ha più accesso alle banche dati dal novembre 2022.
Striano ha lavorato per 19 anni in strutture interforze, fuori da reparti specifici della finanza. “Durante tutto il suo periodo alla Dia noi non abbiamo cognizioni delle indagini che ha svolto e chi lo impiegava si è sempre fidato”, aggiunge De Gennaro che si dice “sicuro che un impiego del genere sia stato in qualche modo condiviso con la direzione nazionale antimafia”. Del resto Striano aveva superato le prove concorsuali di tenente con un giudizio ‘eccellente’ ed “è sembrato il più adatto per ricoprire quell’incarico, poi le cose sono andate diversamente”. E su Laudati De Gennaro precisa di avere avuto “rapporti cordiali e di collaborazione, così come con decine di procuratori”. Infine l’esortazione a “rafforzare i presidi della sicurezza informatica”. Intanto qualche piccola modifica sta già arrivando: “Si sta valutando la possibilità di inserire nel sistema informativo valutario un alert che indichi i riferimenti alle persone politicamente esposte”.
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