Quale?
«Prima di tutto vuole distogliere l’attenzione dalle recenti azioni massicce contro il nostro Paese. Il 22 marzo, voglio ricordarlo a tutti, ha fatto lanciare missili sulla centrale idroelettrica Dniprohes a Zaprizhzhia. Una diga. L’ennesimo atto criminale davanti agli occhi del mondo. E poi, è chiaro che insistere sulla cosiddetta “pista ucraina” gli serve per spiegare ai suoi cittadini perché d’ora in avanti parlerà esplicitamente di guerra e non più di operazione militare speciale. Il cambio di retorica, anticipato dalle dichiarazioni del suo portavoce Dmitrij Peskov, si è reso necessario per giustificare la nuova e più vasta mobilitazione nonché la crescente militarizzazione dell’economia russa».
Come fate ad essere certi che nessuno, in Ucraina, abbia aiutato anche solo logisticamente il commando dell’Isis-K?
«Perché il mio Paese fa parte della coalizione delle democrazie. Istituzioni e apparati ucraini ripudiano il metodo terroristico. E non è affatto vero, come afferma invece Putin, che i terroristi dopo la strage stessero venendo qui. Siamo uno stato in guerra, ai confini ci sono soldati e forze speciali ovunque, su entrambi i lati. È impossibile attraversarlo, oltretutto armati e a bordo di un’automobile già segnalata e ricercata dai servizi segreti»
Sono stati catturati nella regione di Bryansk. Dove stavano andando allora?
«In Bielorussia. Perché tra Russia e Bielorussia non c’è un vero confine, potevano riparare lì per nascondersi e riorganizzarsi».
Gli Stati Uniti avevano avvertito l’intelligence russa di possibili attacchi tipo quello avvenuto di venerdì, ma Mosca non ci ha voluto credere. Che idea si è fatto?
«Che ignorare l’allarme può rientrare in una strategia che punta a creare le condizioni per poi incolpare l’Ucraina. Putin infatti rispose dicendo che era una provocazione e che in realtà era tutto era sotto controllo».
Poi però è avvenuta la tragedia. Qual è la vostra analisi?
«I terroristi hanno agito in ambienti chiusi e hanno utilizzato mezzi di trasporto. Sono passati tra la folla senza essere controllati. Per oltre un’ora e mezzo hanno sparato senza che la polizia intervenisse. Infine hanno lasciato con calma il Crocus o sulla stessa macchina con la quale erano arrivati. È strano che le agenzie di sicurezza russe non siano state in grado di fermarli. Ciò indica che la Russia non è pronta a rispondere a eventi del genere, perché è concentrata solo sulla guerra. Da qui la volontà di Putin di collegare la strage all’Ucraina per attivare la propaganda anti-ucraina, ma i fatti dimostrano che è stata commessa da cittadini della Federazione che appartengono a gruppi radicali islamici».
In realtà almeno due hanno passaporto del Tagikistan.
«L’identificazione non è ancora certa. Noi non abbiamo dubbi che siano della Federazione russa».
Ha visto il video di Danilov, il segretario del Consiglio di sicurezza ucraino, diffuso su canali telegram e trasmesso da alcuni media?
«Sì, un deepfake totale. Danilov non ha ammesso alcun coinvolgimento. La Russia produce filmati con le più moderne tecnologie per la propria propaganda, non dovete cascarci».
Vi aspettate che Putin possa utilizzare l’attentato per un’escalation in Ucraina?
«La Russia è la Russia. Non sta vincendo sul campo, quindi cerca di fare pressione su di noi e su altri Paesi con il terrorismo psicologico. Una escalation in questo senso, sì, ci sarà».
A cosa si riferisce?
«Può essere escalation retorica, di retorica propagandistica. Tenterà di influenzare i nostri partner affinché sospendano gli aiuti e facciano capitolare l’Ucraina. Per quanto riguarda l’uso dell’arma nucleare, non so, mi pare un po’ strano che se il tuo paese subisce un attacco terroristico con cui un altro paese non ha nulla a che fare, poi ci si metta a discutere di mezzi di risposta così. Dopotutto, quella atomica è un’arma di deterrenza. E mi sembra che la comunità internazionale sia ormai consapevole che con il presidente russo non si può parlare seriamente di niente».
Qual è stata la reazione nei palazzi del potere di Kiev all’attacco terroristico?
«L’Ucraina condanna sempre qualsiasi manifestazione terroristica. E però per noi è altrettanto importante che il mondo non dimentichi ciò che la Russia ha fatto a a Kharkiv, Zaporizhzhia, Dnipro, Kryvyi Rih, alla vigilia dell’assalto al teatro. La Russia ogni giorno compie atti terroristici contro di noi. Dopo che Putin è stato confermato dittatore con le cosiddette elezioni russe, ha dato l’ordine di sganciare bombe aeree guidate con la massima intensità sulle nostre città e sulla popolazione. La regione di Sumy è stata la più colpita. Perciò vogliamo che la comunità internazionale non se ne dimentichi».
Dai recenti vertici europei si è capito che l’Ue ha alzato il livello di allerta nei confronti della minaccia posta da Putin. A Kiev che lettura ne avete dato?
«Abbiamo sentito dichiarazioni importanti di Macron, Scholz, Von der Leyen, Frederiksen e Meloni. C’è un cambio di retorica e una presa di coscienza, è un bene. Ma la comunità europea ha reagito alle elezioni farsa in Russia con troppa calma. E quando Putin vede reazioni timide, si sente in diritto di comportarsi in modo ancor più aggressivo».
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