Anche l’amministrazione comunale ha prodotto un dossier di migliaia di pagine con tutte le attività antimafia del Comune guidato dal sindaco Antonio Decaro. La commissione potrà chiedere altra documentazione e fare audizioni.
I tre commissari hanno tre mesi di tempo, prorogabili a sei, per fare una relazione da consegnare al prefetto che, solo a quel punto, dovrà tirare le conclusioni e formulare una proposta al ministro dell’Interno. Un eventuale scioglimento dovrà essere disposto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione. Un tale provvedimento, quindi, andrebbe a colpire il nuovo consiglio comunale, per il quale si vota l’8 e il 9 giugno prossimi.
Decaro foto-gate, uno scatto del sindaco con due parenti della famiglia del boss Capriati
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I commissari hanno incontrato il sindaco Decaro e il direttore generale del Comune, Davide Pellegrino. Compito della commissione sarà quello di verificare – spiega l’articolo 143 del testo unico degli enti locali – la sussistenza di «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati».
Intanto, sono state licenziate le due vigilesse della polizia locale di Bari coinvolte nell’inchiesta che lo scorso 26 febbraio ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari. Già il 29 febbraio erano state sospese. Secondo quanto emerso dalle indagini, che ha svelato presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019, le vigilesse avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia «Savinuccio»), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate. Tra le persone arrestate ci sono l’ex consigliera comunale Carmen Lorusso (si è dimessa dopo l’arresto) e suo marito Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale.