L’80% circa dei contagiati dal virus veicolato dalle zanzare si concentra in Brasile. Nel 2023 – ricorda l’Oms – la regione delle Americhe ha riportato il maggior numero di casi di Dengue da quando vengono conteggiati, con 4,5 milioni di contagiati, inclusi 7.665 casi gravi e 2.363 decessi.
Nel 2024 la regione registra un nuovo record: oltre 3 milioni di casi al 25 marzo. La maggior parte è stata segnalata in Brasile (l’81% dei casi), seguito da Paraguay (6%), Argentina (3,4%), Perù (2,6%) e Colombia (2,2%). La Paho, Organizzazione panamericana della sanità, sta lavorando insieme ai ministeri della Salute dei vari Paesi in due direzioni principali: il controllo delle zanzare e la prevenzione delle morti.
Emergenza a Portorico
Il governo di Porto Rico ha dichiarato un’epidemia di Dengue, dopo che un picco di casi dell’infezione trasmessa dalle zanzare ha colpito l’isola caraibica, territorio non incorporato Usa. Dall’inizio del 2024 al 10 marzo scorso, secondo i dati più recenti forniti dal locale Dipartimento della Salute, a Porto Rico sono stati registrati 549 casi di Dengue, di cui 29 gravi, con 341 ricoveri in ospedale.
I contagi si concentrano nelle città, come San Juan, Bayamon, Guaynabo e Carolina. Tra il 2010 e il 2020 sono stati segnalati oltre 30mila casi di Dengue in 4 territori degli Stati Uniti, tra cui Porto Rico che ha avuto il maggior numero di infezioni.
Nel 2012 sono stati riportati nell’isola 199 morti, l’ultima volta che il Commonwealth ha dichiarato un’epidemia di Dengue. I Cdc, Centers for Disease Control and Prevention, hanno spiegato che stanno collaborando con il Dipartimento della Salute di Porto Rico e la locale Unità di controllo degli insetti vettori per la sorveglianza del virus e la formazione degli operatori sanitari. I Cdc sono anche impegnati in campagne di disinfestazione, usando insetticidi dove necessario, e iniziative educazionali.
Il Dipartimento della Salute di Porto Rico si è detto al lavoro per migliorare la sorveglianza, le attività di laboratorio, il controllo dei vettori e gli interventi di sensibilizzazione.
Allarme anche all’estero
Dopo aver superato il record delle serie storiche, la preoccupazione per la diffusione della Dengue – secondo alcuni la nuova pandemia – supera i confini del Brasile e cresce anche all’estero, dove l’Italia è già in prima linea nelle azioni di prevenzione.
Intanto le autorità sanitarie brasiliane puntano sull’esperienza e le diagnosi precoci per cercare di dimostrare che (nonostante i 561 decessi, metà dell’intero 2023) la mortalità nel Paese si è ridotta dal 10% del 2016 allo 0,2%.
Ma le ragioni che hanno causato l’impennata sono da ricercare in quei cambiamenti climatici che in Brasile favoriscono la più rapida riproduzione della zanzara, e che nel sud Europa hanno portato alla tropicalizzazione, creando le condizioni perché la zanzara aedes aegypti responsabile del contagio, riesca ad adattarsi al nuovo ambiente generando un mix virale di dengue, ma anche di zika, febbre gialla e chikungunya: tutte malattie trasmesse dalla zanzara tigre.
Un caso di Dengue a Genova
Un caso di Dengue è stato registrato all’ospedale San Martino di Genova. «Il paziente è arrivato dall’Argentina, sta bene e non ha particolari problemi. L’abbiamo visitato, fatto gli esami e poi mandato a casa confermando la diagnosi. Avere fatto una sensibilizzazione tramite i media, le circolari del ministero, ha permesso che questo signore sia arrivato da noi proprio perché sospettava di avere i sintomi della Dengue. Fare informazione e divulgazione su questo tema serve molto per i cittadini» ha precisato il virologo Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova.
Gli esperti: “Problema rilevante ma no agli allarmismi”
«E’ fondamentale un’informazione non allarmistica che faccia percepire che il rischio di patologie infettive, vecchie o nuove, già endemiche o che rischiano di diventarlo come la Dengue, “è presente. Ma che con attenzione e senso di responsabilità queste malattie si possono prevenire. E che in caso di contagio, una diagnosi precoce può ridurne gli effetti e la diffusione» ha sottolineato Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano. Sospettava di essere stato contagiato dal virus veicolato dalle zanzare. E così era: averlo scoperto ha permesso di mettere in atto misure per scongiurare focolai autoctoni. Essere consapevoli del rischio di infezioni è “un’eredità positiva del Covid”- dice Pregliasco. – Un lascito da proteggere, precisa, continuando a fare opera di sensibilizzazione “senza eccedere nella paura».
Negli ultimi anni i casi di queste patologie in Italia sono passati da poche decine ad alcune centinaia, con un notevole aumento dei contagi autoctoni. «Lo scorso anno abbiamo avuto 83 casi di pazienti che hanno acquisito la malattia in Italia e non provenienti dall’estero, questo è evidentemente qualcosa che tenderà ad aumentare. Senza allarmismo è un problema rilevante», ha detto il direttore scientifico del Simit, Massimo Andreoni.
Per il professore di Igiene dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Gianni Rezza «è giusto che si incominci a fare informazione se si va in una zona in cui c’è un’endemia o un’epidemia, in caso si rientri con febbre occorre pensare anche alla malattia. Fare una diagnosi precoce è importante, perché si possono identificare le persone con l’infezione e disinfestare intorno alle loro case».
L’eventuale riproduzione locale della zanzara con l’avvicinarsi dell’estate italiana sarebbe infatti il maggiore dei rischi. Per il governo italiano la parola d’ordine è dunque non lasciare entrare l’insetto nel Paese. Il ministero della Salute a febbraio ha introdotto controlli straordinari negli aeroporti per evitare che insieme ai passeggeri in viaggio da regioni tropicali potessero sbarcare anche pericolosi esemplari di zanzara.
Controlli sulle merci in arrivo dal mare
Pochi giorni fa una nuova circolare ha introdotto controlli anche sulle merci in arrivo via mare, richiedendo inoltre un certificato di avvenuta disinfestazione al momento della spedizione per potenziali ‘contenitori’ di acqua in grado di sostenere la sopravvivenza di insetti, come fiori, pneumatici usati o legname. Il primo vaccino contro la dengue sviluppato dalla giapponese Takeda, disponibile dallo scorso anno, potrebbe offrire una soluzione al controllo della malattia ora limitato solo al vettore.
Per Andreoni in Europa non è necessario. In Brasile sì, ma nonostante la disponibilità delle prime dosi, l’avvio della campagna vaccinale è stata accolta con poco entusiasmo, registrando una bassa adesione. Solo il 35% dei genitori ha portato i propri figli di età compresa tra i 10 e i 14 anni – fascia di età prevista come priorità dal ministero – a vaccinarsi. Un ritardo che potrebbe aggravare la situazione già complicata nel Paese dove non è ancora stato raggiunto il picco di contagi. Le autorità confermano infatti che l’apice si avrà a maggio e se l’avanzare della malattia fosse confermato sarà in grado di superare le proiezioni di 4,2 milioni di casi entro fine anno.
Stai Uniti allarmati sull’aumento di casi in Sudamerica
«A causa degli oltre 3,5 milioni di contagi e degli almeno mille morti, il continente americano si avvia a registrare nel 2024 la peggiore epidemia di febbre dengue della storia”, concentrando l’80% dei casi mondiali. Lo riferisce l’Organizzazione panamericana della Sanità (Paho) evidenziando che nei primi tre mesi dell’anno i casi sono aumentati raggiungendo un numero tre volte superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2023.
Nel rapporto pubblicato oggi la Paho evidenzia infatti che l’incidenza della malattia è aumentata del 249% rispetto allo scorso anno e del 354% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Casi di febbre dengue sono stati segnalati in 18 paesi del continente, ma il Brasile, l’Argentina e il Paraguay sono di gran lunga i paesi più colpiti.
In Brasile, particolarmente, alla data del 27 marzo, i casi confermati sono 2.323.150 (superati il 29 marzo con la cifra di 3 milioni) pari a un’incidenza di 1.144 casi per centomila abitanti. Almeno 830 le morti. In Paraguay il numero di casi di dengue registrati finora quest’anno è 23 volte superiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso, passando dai circa 6.900 mila contagi del 2023 ai 160,900 del 2024.
Nello stesso confronto, l’Argentina ha visto un balzo da 8.300 a 102.800 casi. Nei due Paesi sono stati registrati rispettivamente 43 e 69 decessi per la malattia.
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