Ai militari nella denuncia dopo il ricovero dall’ospedale, da cui è stata dimessa con 21 giorni di prognosi, ha raccontato che dopo essere uscita dal locale in cui aveva trascorso la serata stava tornando a piedi a casa. «Improvvisamente, sono stata presa alle spalle da un uomo, il quale, dopo avermi tirato i capelli, mi ha trascinato dietro alcune siepi, nascoste rispetto alla strada principale», ha messo a verbale. Al tentativo di reazione l’aggressore l’avrebbe colpita con degli schiaffi e dei pugni al volto, dicendole di stare zitta e poi costretta a subire un rapporto sessuale. Solo l’arrivo di un passante allarmato dalle grida della donna avevano messo in fuga l’uomo.
Già con il primo sopralluogo gli investigatori dell’Arma, agli ordini del capitano Fabrizio Rosati, hanno trovato un cellulare azzurro Huawei ritenuto essere stato perso dall’autore della violenza. Dall’analisi del contenuto sono stati trovati dei selfie Mahboub A. che, comparati con le foto contenute nel sistema Sari, hanno dato un riscontro al 98%. Anche la vittima ha riconosciuto con certezza il 23enne nel confronto fotografico. Inoltre, un testimone, il padrone della casa in cui dormiva all’epoca Mahboub A., ha detto che il suo inquilino gli aveva detto della violenza e insultato la donna.
«La concreta realizzazione dei fatti – osserva il giudice Giulio Fanales nell’ordinanza di custodia cautelare – mette in luce la personalità negativa» del ventitreenne «desumibile dalla sua condotta prevaricatrice e riprovevole, posta in essere nell’ambito di tale grave fatto delittuoso: costui ha infatti picchiato selvaggiamente la persona offesa pur di ottenere un rapporto sessuale contro la volontà della stessa». Prima della notifica del provvedimento del giudice, Mahboub A. era stato arrestato il 26 marzo dai carabinieri di Seriate per una rapina nel comune della Bergamasca.