Lo Stato islamico nel testo non fa riferimento all’Isis-K, dove la lettera finale K sta per Khorasan e indica il ramo del gruppo che opera dall’Afghanistan. Succede sempre così, perché è lo Stato islamico come insieme a intestarsi il successo di queste operazioni all’estero e non le sezioni locali che le eseguono materialmente. L’attentato è descritto come organizzato in anticipo su mandato dello Stato islamico e non improvvisato da simpatizzanti.
Il bollettino mette in guardia dal credere a confessioni di prigionieri sottoposti a torture e spiega che i quattro non sono rimasti sul posto a farsi uccidere – «a diventare martiri» secondo il resoconto pubblicato dagli estremisti – perché le loro armi non funzionavano più bene. I servizi di sicurezza russi alla fine della fuga dei quattro stragisti hanno trovato nella loro macchina un fucile d’assalto e una pistola. Non sarebbe la prima volta che un commando non si fa uccidere sul luogo dell’attacco: dopo le stragi di Parigi del 13 e 14 novembre 2015, ci vollero tre giorni perché le forze speciali francesi localizzassero il capo degli attentatori, Abdelhamid Abaoud, in un appartamento di St Denis. Piuttosto che farsi catturare si fece saltare in aria.
Nel testo si legge anche che alcune delle vittime russe sono morte per il crollo fra le fiamme del soffitto nella sala da concerti, «come muoiono molti musulmani negli attacchi dei crociati» – un riferimento ai bombardamenti contro lo Stato islamico in molte aree, dalla Siria all’Afghanistan.
Il collettivo di giornalisti indipendenti russi “Vaznhie Istorii” ha frugato intanto tra i canali Telegram dell’ala tagika dello Stato islamico afghano (Isis-K) e ha trovato molte conversazioni fra i seguaci, che ascoltano i sermoni dei predicatori e chattano fra loro in uno slang sgrammaticato che è un misto di tagiko, russo e arabo. È stato necessario farsi aiutare da specialisti per capire che cosa dicevano. Su queste chat i giornalisti hanno trovato il link a un portafoglio in criptovalute che all’inizio di marzo era stato presentato come “raccolta fondi per le famiglie dei detenuti”. Chi ha incassato i soldi raccolti lo ha fatto in lire siriane (quindi presumibilmente si trova in Siria). Poi il portafogli è stato usato di nuovo il 14 marzo per quattro versamenti che assieme compongono l’esatta somma, mezzo milione di rubli (circa duemilacinquecento dollari), che uno dei sospettati, Shamsidin Fariduni, ha confessato di avere ricevuto per compiere la strage, e ha cessato di essere attivo il giorno dell’attentato. I quattro avrebbero avuto il tempo tecnico di prendere i soldi, considerato che durante la fuga hanno trasmesso almeno un video ai loro referenti dello Stato islamico.
Queste transazioni finanziarie sono cruciali da analizzare perché è così che gli investigatori russi sostengono di avere trovato «prove» di un collegamento tra gli attentatori e alcuni non meglio specificati «nazionalisti ucraini».
Nell’agosto 2023 un portafogli in criptovalute simile trovato da alcuni specialisti portò all’arresto di leader dell’Isis-K in Turchia e in Tagikistan.