Un estratto del volume, pubblicato in esclusiva dal tabloid, racconta quando fu proprio Otash a mettersi sulle tracce della nota attrice, di cui non si sapeva nulla da giorni. Assenza che aveva preoccupato non poco gli studios per cui lavorava.
Dopo una serie di indagini scoprì che si trovava in un motel fatiscente a Santa Barbara. All’arrivo, Otash pensò di fare un irruzione, ma si trovò di fronte a un dilemma. Alla fine Marilyn era una donna adulta, responsabile delle proprie azioni. Se voleva rintanarsi in un motel con qualche uomo di suo gradimento era libera di farlo. E nessun detective aveva ovviamente il diritto legale di entrare nella sua stanza e, in sostanza, di riportarla contro la sua volontà allo studio cinematografico. Ma alla fine ha deciso di correre questo rischio: sapeva bene che gli studios avevano un enorme potere sulle loro attrici, compresa Marilyn. E che era certo che lei non sarebbe andata alla Polizia a denunciarlo, rischiando di uno scandalo che avrebbe minato la sua reputazione.
Quindi ha bussato simulando di avere una consegna. Dall’altra parte della porta un uomo rispose. La porta si aprì: di fronte un eroinomane con un paio di boxer e dietro, distesa sul letto, Monroe nuda e immobile, in posizione fetale. Attorno – riporta il libro – aghi, siringhe e altri accessori per la droga sparsi per la stanza. Dopo aver controllato rapidamente il polso, malgrado fosse svenuta, era ancora viva. Coprì il corpo con un lenzuolo, pulì tutto intorno per non lasciare tracce e decise di mettere l’uomo su un bus con un biglietto di sola andata per San Francisco intimandogli di non raccontare nulla. In un clima di grande riservatezza fece arrivare un’ambulanza per l’attrice che venne ricoverata in una discreta clinica privata di Hollywood, da cui uscì pochi giorni dopo.
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