Stevie Wonder suona l’armonica in
Cowboy Carter, l’ultimo album di Beyoncé che la critica Usa
stima proiettato verso l’album dell’anno ai prossimi Grammy. È
questa l’ultima rivelazione dopo il debutto il 29 marzo della
seconda parte di una trilogia cominciata con Renaissance nel
2022 e che ha sbancato gli indici di ascolto di Spotify: il più
ascoltato in un giorno sulla piattaforma di condivisione
musicale.
Wonder fa la sua comparsa nella cover di Jolene, il
leggendario brano di Dolly Parton che è una delle 27 canzoni
della nuova compilation. L’ex Destiny’s Child rovescia le parti
del ‘plot’ immaginato nel 1973 dalla regina del country alla cui
chioma biondo platino la superstar texana si è ispirata per il
nuovo look che ha accompagnato l’uscita dell’album: anziché
un’ode a una donna nella speranza che non le rubi il suo uomo,
l’edizione 2024 è un fermo avvertimento a una corteggiatrice a
non avvicinarsi al marito, “o perderà la pace”.
L’album, l’ottavo per Queen Bey, è in stile country, ispirato
a diversi film western, tra cui Five Fingers For Marseilles,
Urban Cowboy, The Hateful Eight, e l’ultimissimo Killers of the
Flower Moon di Martin Scorsese. Il country è musica
tradizionalmente bianca e Beyoncé cambia le carte in tavola
invitando a riflettere sulle origini e il contributo di artisti
neri a un genere nato negli anni venti negli stati del Sud e del
Sud Ovest. Oltre che con Dolly Parton, Beyoncé collabora con
Miley Cyrus, Post Malone, Willie Nelson e tanti altri.
L’ingresso di Wonder è stato rivelato dalla stessa cantante
agli iHeartRadio Music Awards. Il musicista era sul palco per
consegnare un premio a Beyoncé che a sua volta l’ha ringraziato
per averla ispirata da quando era ragazzina assieme ad artisti
come Rosetta Tharpe, Miss Tracy Chapman, la cantante country
nera Linda Martell, Prince, André 3000, Tina Turner, Michael
Jackson “e tanti altri che hanno sfidato qualsiasi etichetta
venisse apposta su di loro”.
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