Più che remote le possibilità che Daniela Santanchè e Matteo Salvini possano essere colpiti dal fuoco amico del centrodestra.
Tuttavia, le questioni poste dalle opposizioni nelle due distinte mozioni di sfiducia, da una parte le inchieste sull’attività economica della ministra del Turismo e, dall’altra, i rapporti tra la Lega e il partito Russia Unita, restano grattacapi non da poco per il governo.
Il Pd, con un ‘pesce d’aprile’ sui social in cui annuncia le dimissioni di Santanché, tiene alto il pressing: “non ci arrendiamo, ogni giorno in più da ministra è un’offesa alle istituzioni del Paese”. Ma Fratelli d’Italia serra i ranghi in vista del voto in Aula. È già partito il tam-tam di messaggi per assicurare una massiccia presenza di deputati FdI nell’emiciclo di palazzo Montecitorio. L’obiettivo è di evitare errori o sorprese, alzando un solido scudo in difesa della ministra del Turismo. Qualora venisse respinta la mozione di sfiducia, il voto finirebbe per blindarla al dicastero, almeno per ora.
Mentre cresce l’attesa per la decisione del Gup in merito al primo filone di indagini sul caso Visibilia, in cui la ministra risulta indagata per truffa aggravata nei confronti dell’Inps.
La stessa Santanché, nel caso di rinvio a giudizio, si è detta pronta a ulteriori valutazioni sull’intera vicenda. E si rincorrono le voci anche sull’imminente chiusura della seconda tranche d’inchiesta sul gruppo fondato dalla ministra. Che potrebbe gettare una nuova ondata di imbarazzo sull’esecutivo.
A palazzo Montecitorio, però, quella su Santanché non è la sola prova per il governo. L’Aula sarà chiamata a votare anche la mozione di sfiducia al vicepremier Salvini, presentata da Azione e firmata dai leader di Pd, M5s e Avs. A impensierire la maggioranza non è tanto il voto quanto il dibattito che lo precederà, che sarà tutto centrato dalle opposizioni sui rapporti tra la Lega e Russia Unita. Carlo Calenda continua a chiedere a Salvini di dimostrare la rottura dell’accordo con il partito russo, offrendogli in cambio il ritiro della mozione. Ma il ministro dei Trasporti sulla questione non interviene e non ha ancora sciolto le riserve sulla sua presenza in Aula per la discussione. Gli occhi saranno comunque puntati sui deputati della Lega, ma non solo. C’è attesa anche per le posizioni di Fdi e Fi, con particolare attenzione rivolta alle possibili frizioni tra alleati di governo sulla politica estera.
Alleanze e posizionamenti internazionali non sono l’unico fattore di tensione tra Fratelli d’Italia e Lega. Che continuano a competere in Parlamento per le loro rispettive bandiere – Premierato e Autonomia – con l’auspicio di poterle sventolare già nella campagna elettorale per le europee. Martedì, in I Commissione al Senato, si voterà l’articolo 3 della riforma sul Premierato, quello che aprirebbe all’elezione diretta del presidente del Consiglio. Mentre la Commissione sarà al lavoro sulla riforma, mercoledì, con una conferenza stampa sostenuta da FdI, nascerà il “Coordinamento dei comitati civici per il premierato”. L’intento, spiegano gli animatori dei comitati, è di portare il dibattito fuori dai palazzi. L’Autonomia differenziata viaggia intanto su un binario parallelo alla Camera. E in settimana saranno i presidenti di Regione, tra cui Luca Zaia, a essere ascoltati in audizione. L’approdo in Aula è calendarizzato per il 29 aprile e la Lega punterebbe a una prima approvazione entro le europee. Ma sui tempi dell’iter non ci sono ancora certezze. Intanto, le opposizioni si preparano a sfidare la maggioranza in Commissione su due distinti temi. A palazzo Madama, il Pd con il ddl sul fine vita. Alla Camera, il M5s, sostenuto da dem e Avs, sulla settimana corta.
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