Il lungo attacco dall’alto, i tre missili mortali e l’ennesimo errore dell’Idf: cosa è successo al convoglio di World Central Kitchen
«Sfortunatamente c’è stato un tragico incidente in cui le nostre forze hanno involontariamente colpito persone innocenti nella Striscia. Capita, in guerra», ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu contestato ieri da una nuova manifestazione a Gerusalemme. Ma la dinamica che rapidamente affiora dalla strage appare molto diversa da una sfortunata coincidenza. Il drone Hermes 450 non ha colpito a caso: ha inseguito il convoglio con le tre auto ben identificate dal logo sul tetto, e lo ha attaccato per tre volte uccidendo anche i feriti dei primi due raid, raccolti e trasportati dalla terza auto.
Il convoglio aveva raggiunto il luogo di approdo degli aiuti che erano stati spediti da una nave salpata da Cipro, il primo viaggio che aveva aperto una rotta di aiuti alla popolazione palestinese stremata. Israele ha ammesso l’errore: secondo le prime ricostruzioni l’unità militare che controlla l’area ha ordinato l’attacco con il drone ritenendo che a bordo del convoglio ci fosse «un terrorista armato». Ma quello spostamento era stato precedentemente concordato con le forze armate israeliane ed avveniva nel pieno rispetto delle regole.
Il portavoce delle forze armata israeliane, Daniel Hagari, ha espresso il suo «sincero dolore» promettendo che indagheranno «in modo completo e trasparente». E il presidente Isaac Herzog ha espresso direttamente, con una telefonata, le sue «profonde condoglianze e sincere scuse» al fondatore della ong, lo chef di origini spagnole José Andrés.
Secondo le ricostruzioni accreditate in Israele, l’attacco sarebbe nato cioè da un errore della catena di comando che non avrebbe comunicato adeguatamente con il nucleo responsabile della sicurezza in quell’area. Secondo fonti militari citate da Haaretz si sarebbe trattato di una decisione deliberata di non rispettare gli ordini. Altre letture internazionali accusano invece Israele di avere ordito un’operazione deliberata per far cessare gli aiuti aumentando la pressione sui palestinesi. Anera, la seconda maggiore agenzia di aiuti dopo Unrwa, ha annunciato di avere sospeso le missioni a Gaza perché la strage arriva «meno di un mese dopo l’ancora inspiegata uccisione di un nostro componente dello staff», e «non è più possibile consegnare aiuti umanitari in modo sicuro».
Il convoglio era impegnato nella distribuzione di 400 tonnellate di cibo nel Nord della Striscia, dove secondo le organizzazioni per i diritti umani 300mila persone sono a rischio di morire di fame; e dove Israele ha recentemente impedito l’accesso agli aiuti di Unrwa, considerata infiltrata da Hamas.
Dure le reazioni internazionali: «Siamo indignati», dice il portavoce della Sicurezza della Casa Bianca, John Kirby. Il Regno Unito ha convocato l’ambasciatore, e dall’Australia al Canada piovono richieste di «punire i responsabili». Nel frattempo Wck sospende le operazioni in attesa di rivedere «le condizioni di sicurezza», ed è stata richiamata a Cipro la nuova spedizione di cibo e aiuti, già in navigazione, verificati all’origine da una commissione congiunta con personale israeliano.
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