Adesso basta, ha sbottato Daniele Massimo Regard, assessore alla Memoria della Comunità romana, servono “misure più drastiche”: “Una maglietta o l’iniziativa mezz’ora prima della partita sono cose di facciata che non bastano più – ha affermato ai microfoni di una radio – Da anni all’interno delle tifoserie ci sono gruppi che agiscono in questo modo. Il problema non è la tifoseria in sé, il problema è la reazione: ci deve essere una reazione forte”. Da cui la proposta: “Fermate la partita, fermate il calcio, fermate l’intrattenimento, vedrete che il tifoso che non ha fatto niente sarà lui il primo a ribellarsi”.
Alle società si rivolge anche il sindaco Roberto Gualtieri: gli adesivi, secondo il primo cittadino, sono “una vergogna: non bisogna avere nessuna sottovalutazione o indulgenza verso l’utilizzo di una ideologia criminale. Sono certo che tutte le società faranno il massimo per evitare che ci siano riferimenti a ideologie barbare che non hanno a che fare con la bellezza dello sport”. Giovanni Malagò, presidente del Coni, è senza parole: “E’ disarmante – il suo commento – perché oltre al danno alla collettività certi soggetti lo arrecano anche alla squadra che tifano. Condannare certi atteggiamenti è fin troppo poco, dispiace molto per questi episodi”.
La preoccupazione sale, soprattutto in vista del derby di sabato prossimo all’Olimpico. Circola su Instagram, a quanto riportano i media, un nuovo coro omofobo e antisemita di alcuni tifosi della Roma: al tifoso laziale, sulle note di una famosa canzone di Annalisa (madrina del prossimo Pride romano), viene detto tra l’altro “fr…giudeo, ritorna su quel treno”. E non è certo il primo degli slogan che utilizzano gli insulti di matrice antisemita per offendere la curva opposta.
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