Un saggio di storia, un memoir, un’analisi sull’essenza dello scrivere. Quando ascolterai questa canzone, uscito per Einaudi, tradotto da Silvia Manzio, è il resoconto di un’esperienza: il 18 agosto del 2021, la scrittrice francese Lola Lafon trascorre una notte intera al Museo Anne Frank, nell’Alloggio segreto, ad Amsterdam; è il luogo in cui Anne abitò e scrisse il Diario. Anne Frank il 28 settembre del 1942, a proposito del non poter uscire di casa, confessava:”Mi opprime anche più di quanto non possa dire”. “La quotidianità di Anne Frank – scrive Lafon – era quella di una prigioniera condannata a una pena infinita, la quotidianità degli occupanti dell’Alloggio segreto era quella della costrizione permanente”.
Lafon descrive la sofferenza di Anne, chiusa fra quelle mura:”Il corpo, nell’Alloggio segreto, è un corpo privato di luce, d’aria aperta, di movimento. Un corpo spezzato, contratto, intorpidito.
Un corpo affamato e anche nauseato, a furia di piatti farinosi e patate ammuffite. Un corpo in balia di tutte le paure, di tutte le angosce, il pericolo è ovunque: il palazzo di destra è abitato, quello di sinistra ospita una falegnameria”.
Per la stesura del volume, Lafon ha raccolto testimonianze. Si è messa in contatto con Laureen Nussbaum che conobbe da vicino i Frank ed è una delle maggiori studiose del Diario. Nussbaum le ha raccontato che Anne parlava molto e che era una bambina adorabile. Nussbaum era amica di Margot, la sorella di Anne.
Lola Lafon, durante la lavorazione dell’opera, ha letto molto: saggi sulla Shoa; una biografia di Miep Gies, segretaria di Otto Frank; Dora Bruder di Modiano; Lo scrittore fantasma di Philip Roth. Inoltre rivela: “Leggo una biografia di Audrey Hepburn, la cui madre venerava Hitler: l’attrice rifiutò di interpretare il ruolo di Anne Frank sul grande schermo, temendo di non essere ‘legittimata’ a farlo”.
A proposito del Diario di Anne, Lafon commenta:”L’io di Anne Frank riflette tutte le cose che ci appartengono e che lei ha perso: la luce di fuori, la brezza, l’abbaglio del sole e la nerezza infinita di quello che non percepiamo, in mezzo alle stelle. Contiene un tutto di piccoli niente: nell’Alloggio segreto la vita quotidiana era fatta anche di cene da preparare, di caffè da scaldare, di libri alle cui pagine fare le orecchie, di liti e di lacrime, e persino, sfidando l’opacità delle finestre coperte di panno, di un minuscolo angolo di cielo, in soffitta. L’io di Anne Frank crea dipendenza. Ne vogliamo di più, ancora”.
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