Impagnatiello, la banalità delle lacrime di un uomo normale
Assia Neumann Dayan
«Abbiamo identificato 37 lesioni, la lesione 6 ha intaccato la carotide esterna» e la «causa morte è un’acuta anemia metaemorragica», ovvero “una massiva emorragia provocata da lesioni vascolari cervico-toraciche prodotte da arma da taglio. Non abbiamo riscontrato lesioni da difesa», ha spiegato in aula il dottore Nicola Galante, uno dei medici legali del pool di consulenti che hanno eseguito l’autopsia di Giulia Tramontano nonché quello ad aver fatto la prima ispezione del corpo la notte tra il 31 maggio e il primo giugno in un’intercapedine di un garage in via Monte Rosa a Senago. L’esperto nella sua deposizione in merito all’arma del delitto ha inoltre parlato di “compatibilità generica” in relazione ai due coltelli da cucina sequestrati nell’appartamento di via Novella a Senago. «La morte del feto è successiva alla morte della madre», ha detto Galante interpellato sulle cause del decesso di Thiago.
«Continueremo a lottare ogni singolo istante della nostra vita affinché sia tolta la libertà per sempre a chi ti ha negato la possibilità di essere una madre, una figlia, una sorella e tanto altro. Ti amo e mi manchi Giuliè». Lo ha scritto su Instagram Mario Tramontano, fratello della ventinovenne prima dell’inizio dell’udienza. «Nulla ci restituirà Giulia, abbiamo gridato a voce alta e lo faremo ancora affinché sia fatta giustizia per lei e Thiago», ha scritto sempre sui social il padre della ragazza. Oggi la famiglia ha preferito di non essere presente in aula.
L’altro medico-legale Andrea Gentilomo è stato invece sollecitato sulle modalità dell’aggressione: «Giulia è stata colpita frontalmente o da dietro», ha chiesto la pm Alessia Menegazzo. «L’impressione è che sia stata un’aggressione avvenuta da tergo perché consente di raggiungere tutte le zone colpite», ha risposto il professionista. Un’ipotesi dettata dall’esperienza pluriennale che però ha precisato di non avere evidenze scientifiche. È stata «un’aggressione molto concitata», ha precisato Gentilomo come emerge dall’«elevato numero di lesioni» e dall’assenza di ferite da autodifesa a mani e braccia.
A chiudere la giornata, dopo la deposizione dell’anatomo-patologo Ezio Fulcheri, il tossicologo Mauro Minoli secondo il quale «nell’ultimo periodo c’è stato un incremento della somministrazione di bromadiolone», il principio attivo del topicida sequestrato nella casa di Senago. Come già emerso nella consulenza depositata a fine agosto nel fegato e nei capelli di Giulia e anche nel feto c’erano tracce residuali del veleno. «È impossibile dire quando è iniziata la somministrazione di questo veleno che si accumula nell’organismo. Nella prima sezione del capello di Giulia Tramontano era presente». Concentrazioni che come effetti collaterali potrebbero aver causato quei malesseri gastrointestinali, di cui Giulia soffriva e si confrontava con sorella e mamma. «L’elemento che è emerso è che la somministrazione è veramente irrisoria, cioè un quantitativo non in grado di provocare la morte di un individuo», ha commentato fuori dall’aula l’avvocata Giulia Gerardini, che assiste Impagnatiello con la legale Samanta Barbaglia. La prossima udienza, in cui saranno sentiti altri testimoni dell’accusa, sarà l’11 aprile.
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