“La prego di non considerare questa
mia lettera come un’intromissione indebita volta a influenzare
il suo giudizio poiché il mio scopo, come cittadino e vescovo, è
unicamente quello di sottolineare come il giovane in questione
sia anzitutto una persona in difficoltà, fortemente fragile,
vissuto per diverso tempo in condizioni di marginalità sociale”.
Prima delle festività pasquali l’arcivescovo di Napoli,
monsignor Domenico Battaglia, ha rivolto un appello al giudice
chiamato a decidere su Simone Isaia, il giovane condannato in
quanto ritenuto l’autore dell’incendio che ha distrutto la
Venere degli Stracci in piazza Municipio, a Napoli.
In un’accorata lettera indirizzato al giudice, mons. Battaglia
fa sapere di essere pronto a prendersi cura del ragazzo.
Inoltre il padre e la madre del ragazzo, rappresentati
dall’avvocato Carla Maruzzelli, hanno incontrato padre Antonio
Loffredo, che ha offerto loro ogni tipo di supporto.
“Ogni qualvolta incontro queste storie – scrive nella missiva
l’arcivescovo di Napoli – mi domando dove ero, dov’era la mia
Chiesa, dov’era la comunità sociale. Quindi la prego di
interpretare queste mie parole come le parole di un prete
arrivato troppo tardi e che ha tutta l’intenzione, insieme alla
sua Chiesa, di ‘riparare’, dichiarandosi disponibile a seguire
Simone in percorsi di accoglienza, supporto psicoeducativo e
riabilitazione, mettendo a servizio di tali percorsi le energie
più belle e competenti della Chiesa napoletana”.
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