Vi è, inoltre, una rilevanza biografica, poiché quest’occasione documenta il ricongiungimento odierno dell’autore con il luogo da cui è originato il suo trascorso artistico: Via Margutta e lo studio che ha abitato per anni, prima del suo trasferimento negli Stati Uniti e poi in Svezia. Infine, vi è una valenza legata a una indagine critica, approfondita attraverso i testi di Eva Bellini, Dalmazio Frau e Alice Falsaperla, organizzatrice dell’evento.
Come suggerisce il titolo della mostra, si tratta della prima esposizione negli spazi storici della Galleria di una delle produzioni più iconiche di Premoli, attraverso la quale l’autore ripercorre un tema a lui caro, come quello del “Circo”, che nasce dalla sua infanzia e sfocia nell’Arte, addensandosi in icone rassicuranti e, al contempo, depositarie di inesorabile inquietudine. Racconta, infatti, l’artista: “Sono stato sempre affascinato dai clown, nei quali risiede uno dei più grandi poteri del Circo, proprio per la comunicazione diretta che riescono ad intessere con gli individui. Mi hanno trasformato perché, nascondendo un’identità, rivelano sempre un’altra verità”.
Nelle notti e nei giorni che si rincorrono tra Roma e Los Angeles, l’artista sceglie, così, d’intervenire pittoricamente, sulle pagine del Financial Times.
L’artista cela, sotto le fattezze di clown, le sagome degli uomini di potere, restituendoli irriconoscibili al pubblico. Questo personaggio, identificabile per il volto infarinato e l’abito a sbuffi, è “l’uomo sottosopra, l’avanti-indietro, il sì-e-no”. E, qui, nella poetica di Premoli, si approda a qualcosa di ulteriore, giocando una delle sfide centrali dell’uomo nel suo processo d’individuazione.
L’azione pittorica dell’autore insiste sull’identità e volge all’alterazione di connotati e cromie, fin dal tempo dell’emblematica copertina che realizza per il film The Doors (1991), scritto e diretto da Oliver Stone. Se, a un primo sguardo, si evince una satira mordace, in un secondo momento “iniziano ad affiorare i sentimenti più ilari fino all’emersione di quelli più inquieti, permeati dalle regole che tendono a inquadrare il sistema sociale e la nostra mente”.
I Pagliacci di Premoli, appunti di un diario di vita, sono frammenti di un percorso che restituisce suggestioni e inscenano un ambiente espositivo in cui il visitatore è magicamente coinvolto, lasciandosi guidare alla ricerca di un significato che da individuale tende al collettivo. Oltre a questa selezione di opere su carta, sarà possibile ammirare in mostra, fino al 13 aprile, anche tre dipinti olio su tela dell’artista: Adamo, Eva ed Ultima cena, anch’essi simboli di un racconto universale.
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