«Ilaria Salis non è un’eroina – scrive Kovacs – lei e i suoi “compagni” sono venuti in Ungheria e hanno commesso aggressioni barbare e premeditate contro cittadini ungheresi: questi sono i fatti. Tutto il resto è una mera invenzione politica e noi difenderemo la reputazione e l’integrità della nostra magistratura, non importa quanto forte la sinistra gridi al lupo».
Non solo: il portavoce del governo ungherese aggiunge anche un video in cui attacca direttamente Roberto Salis, il padre di Ilaria: «Negli ultimi mesi e nelle ultime settimane il padre di Ilaria Salis – afferma Kovacs – ha parlato con tutta la stampa dell’Europa occidentale, come pure con alcuni media Usa, è stato addirittura invitato all’Europarlamento e ha ripetutamente espresso gravi accuse infondate che non possono essere lasciate senza risposta. Dovremmo aggiungere che lui stesso ha trasformato il caso di sua figlia in un tema politico e ora sembra sorpreso che arrivino risposte politiche a queste accuse totalmente infondate».
Ungheria, attacco a Ilaria Salis: “Non è un’eroina”
Come padre, «farebbe forse bene a riflettere su come sua figlia si sia trovata in un incidente del genere ancora una volta, perché questo caso non è senza precedenti», aggiunge Kovacs facendo riferimento alle 4 condanne ricevute in Italia da Ilaria Salis, ma sorvolando sul fatto che nessuna di queste riguarda aggressioni e lesioni.
Caso Ilaria Salis, Meloni a ‘Porta a Porta’: “Ci siamo fatti sentire dal governo ungherese, ma do you know stato di diritto?”
Dopo soli 3 giorni, il governo ungherese torna quindi sul caso dell’italiana detenuta a Budapest con un altro post dai toni simili al precedente per ribadire una linea di totale fermezza che non lascia ovviamente grandi speranze alla famiglia Salis. Che vede il potere esecutivo occuparsi di un processo e attaccare un privato cittadino che, dopo 10 mesi di silenzio, ha deciso di denunciare le condizioni di detenzione della figlia e ha cercato la collaborazione dello Stato italiano per migliorarle. Ma dall’Ungheria, ormai, si aspetta solo una condanna per Ilaria. Intanto è nella bufera lo scrittore e docente Christian Raimo per delle parole pronunciate in tv, a L’aria che tira, parlando proprio sul caso Salis.
«Con i neonazisti che bisogna fare? Bisogna picchiarli. Io insegno a scuola, insegno che la democrazia è arrivata perché c’è stata un’opposizione seria al nazismo»: queste le parole di Raimo sulle quali l’Ufficio scolastico regionale ha avviato una verifica.