Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz e cinque famiglie degli ostaggi partiranno domenica 7 aprile per una visita diplomatica in Italia. Lo scrive Ynet, secondo cui l’obiettivo del viaggio è “convincere gli italiani a ritirare la loro opposizione all’operazione a Rafah, bloccare le richieste di cessate il fuoco unilaterale nell’Unione europea e aumentare la pressione sul Libano: l’obiettivo della delegazione è anche quello di mantenere la legittimità israeliana nel continuare i combattimenti e promuovere la questione dei rapiti”
Anti government protests in Israel calling for release of hostages in Gaza
Il cadavere di Elad Katzir, 47 anni, è stato recuperato dall’Idf a Khan Yunis, vera e propria roccaforte di Hamas nel sud della Striscia di Gaza. L’uomo era stato rapito il 7 ottobre nel kibbutz di Nir Oz ed è stato “ucciso in cattività dalla Jihad islamica”, ha detto il portavoce militare: l’8 gennaio scorso la stessa fazione palestinese aveva diffuso un video di lui ancora in vita. Il ritrovamento del corpo ha ulteriormente motivato le famiglie degli ostaggi a rivolgere l’ennesimo appello a Netanyahu ad accelerare su un accordo per i rapiti “prima che sia troppo tardi”. Il premier fa fronte a un’opposizione crescente: dopo il ministro centrista Benny Gantz – che ha invocato il voto anticipato per settembre -, anche il leader dell’opposizione Yair Lapid ha deciso di volare a Washington dove incontrerà il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan e il segretario di Stato americano Antony Blinken.
Anti government protests in Israel calling for release of hostages in Gaza
Nelle prossime ore tutta l’attenzione sarà però calamitata dal Cairo per la nuova tornata di colloqui alla presenza del direttore della Cia William Burns, inviato dalla Casa Bianca, e quella, quasi certa, del capo del Mossad David Barnea. Nella serata di domenica – secondo i media – è previsto un vertice tra il capo della Cia, il primo ministro di Doha Muhammad al-Thani e il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel. Burns – secondo funzionari Usa – porta con sé due lettere di Biden per i leader di Egitto e Qatar in cui il presidente Usa li esorta a fare pressione su Hamas per un accordo con lo Stato ebraico sugli ostaggi. Nell’ultimo, teso, colloquio telefonico di giovedì scorso con Netanyahu, il capo della Casa Bianca aveva incalzato anche il premier a concordare un immediato cessate il fuoco con il rilascio dei rapiti.
Manifestanti in piazza a Tel Aviv
La posizione di Hamas tuttavia resta immutata: per arrivare a un’intesa – ha fatto sapere la stessa fazione islamica su Telegram, confermando al tempo stesso la partenza della sua delegazione per il Cairo – vuole un “cessate il fuoco permanente, il ritiro dell’esercito da Gaza, il ritorno degli sfollati, la libertà di movimento e un serio accordo di scambio di prigionieri”. Punti – soprattutto i primi – che però Israele ha già più volte respinto. Al 183esimo giorno di guerra, Israele continua ad operare nel sud della Striscia e a preparare l’annunciata operazione di terra a Rafah, forse per la fine del Ramadan. L’Idf ha annunciato di aver ucciso Akram Abd Al-Rahman Husein Salamah, “un operativo senior della Sicurezza interna di Hamas”. Il bilancio dei morti a Gaza – dove la situazione umanitaria resta disastrosa in attesa dell’incremento degli aiuti umanitari annunciato da Israele – secondo dati di Hamas che non è possibile verificare in modo indipendente, è salito a quota 33.137, di cui almeno 46 nelle ultime 24 ore. “La guerra a Gaza – ha detto il capo dell’Ufficio dell’Onu per gli affari umanitari, Martin Griffiths – rappresenta “un tradimento dell’umanità”.
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