La prima, plateale, offesa pubblica arriva quando lo staff alla ricerca del presidente Chirac lo trova, dopo infiniti tentativi, nell’appartamento di una famosa diva italiana (il riferimento è al flirt con Claudia Cardinale) e la scoperta avviene proprio sotto gli occhi e le orecchie della moglie. Uno schiaffo in faccia che avrebbe atterrato tante altre e che, nel caso di Bernadette, provoca reazioni opposte. Cambio di look, cambio di atteggiamento, cambio di patto con il marito: “Il mio film – dice la regista Lea Domenach – capovolge il punto di vista sulla figura di Bernadette, quella che racconto è la storia di una rivincita”. E bisogna dire che, nei panni della vendicatrice in tailleur, Deneuve è incantevole. Come lei, sul grande schermo, in forme diverse e in Paesi differenti, molte altre first ladies hanno guadagnato il primo piano mostrando al pubblico la loro capacità di influire in maniera determinante sulle politiche presidenziali, imponendo sterzate provvidenziali nei momenti clou. Gli armadi delle case dei Presidenti sono piene di scheletri e tocca quasi sempre a loro, alle signore apparentemente in secondo piano, svelarli al momento giusto. Si va dai tradimenti kennediani, che non levarono un briciolo di glamour, fascino e potere a Jacqueline (sempre, perfettamente al corrente di tutto) a quelli del presidente Franklyn Delano Roosevelt cui la consorte, come racconta il film “A royal weekend”, rispose andando a vivere altrove, coltivando amicizie e passioni, ma continuando a offrire sempre il suo fondamentale sostegno alle politiche del marito. Visto che Roosevelt viveva sulla sedia a rotelle, la signora mise anche a punto una parola d’ordine inappuntabile: “ Io sono le gambe di mio marito”.
L’elenco è lunghissimo, se guardiamo a tempi più recenti, viene da pensare a Hillary Clinton che, dopo aver metabolizzato l’episodio Lewinsky ed essersi immediatamente schierata dalla parte del suo Bill, ha iniziato la corsa alla poltrona presidenziale, mancandola, anni dopo, per poco. Anche l’unione da favola tra i coniugi Obama ha i suoi chiaroscuri, ma non c’è dubbio che il talento di Michelle sia servito ad aggirare ostacoli lungo il cammino di Obama, per esempio a ribadire l’appoggio a comunità di cui era importante avere l’appoggio (vedi quella hollywoodiana e democratica). Nelle cronache francesi, racconta la regista Domenach, Bernadette “era sempre stata descritta in modo negativo, la satira si accaniva su di lei, dicevano che era piuttosto cattiva, ma anche che era indubbiamente molto divertente”. Così è successo, aggiunge Domenach, 41 anni, figlia della giornalista e scrittrice Michele Fitoussi e del giornalista politico Nicolas Domenach, che “una persona di sinistra come me sia stata toccata dalla figura di Bernadette”. Miracoli di Deneuve, ma, soprattutto, come sempre, miracoli femminili.
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