La parabola tragica di Giuliani svelò tutti i pregiudizi dell’ambiente e il portiere ne subì le conseguenze fin dai giorni in cui cominciò ad affrontare la malattia, svelando un’esistenza maledetta, in totale solitudine. Pur sieropositivo, Giuliani decise di continuare a giocare a Udine, rivelando la malattia solo alla moglie, mentre il clima attorno a sé stava man mano peggiorando. Se per Dino Zoff quella dei portieri è una categoria a parte, che vive di istanti in cui bisogna sbagliare il meno possibile, in bilico tra splendore e abisso, Porrà racconta la vicenda umana e traccia il profilo umano e tecnico di un uomo segnato da un tragico destino. «Giuliani era un portiere freddo, essenziale, affidabile, capace di andare oltre l’errore». E ancora: «Aveva senso del piazzamento, era maestoso nelle uscite, fortissimo con i piedi». Quindi, il succitato accostamento con Maradona nello stadio che oggi a Fuorigrotta porta il nome del Pibe de Oro la cui ombra resiste quando inizia a circolare l’ipotesi, mai verificata, che il contagio sia avvenuto in Argentina in occasione della festa di addio al celibato di Diego. L’Aids, a quei tempi (gli stessi di Magic Johnson), sinonimo di peste del secolo, castigo divino, che colpì altri miti come Arthur Ashe e Freddy Mercury
Giuliani va avanti con coraggio, perché ha una missione da portare a termine: accompagnare la figlia Gessica a scuola sino all’ultimo dei suoi giorni. Lei aveva solo 7 anni quando Giuliani si spense nel reparto malattie infettive del Sant’Orsola di Bologna. Porrà: «Dentro il suo romanzo potente e tragico pulsano mille sacre ragioni per sottrarlo all’oblio. E per restituirgli quel rispetto troppo a lungo colpevolmente negatogli». Tra gli intervistati non poteva mancare Paolo Tomaselli, giornalista del Corriere della Sera e autore del libro “Giuliano Giuliani, più solo di un portiere”. Ma parlano anche Gessica Giuliani, il tecnico Ottavio Bianchi, i calciatori Di Fusco, Pagliuca, Renica, Romano, oltre al giornalista Francesco De Luca. «Era un uomo che aveva affrontato delle tempeste, era un uomo che riusciva a farsi scivolare tutto, noi sappiamo che il portiere viene giudicato anche dalla capacità di elaborare gli errori, ecco lui che di errori ne ha fatti, che tante difficoltà ha affrontato, però era capace di andare oltre», il commento di Tomaselli. “L’uomo della domenica”: il racconto di Giorgio Porrà sta per cominciare.
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