Abbiamo chiamato Benedetti perché ci aveva incuriosito una sua dichiarazione rilasciata a “Cronache di spogliatoio”, all’interno di un’ampia intervista: «Buongiorno ha una mentalità alla Sinner».
Silvano allarga il discorso, chiarisce i contorni dell’evocazione: «Alessandro ha qualcosa di Sinner, proprio perché ha una testa alla Sinner. Al di là dei differenti percorsi sportivi e dei successi… imparagonabili quelli di Jannik… spicca in entrambi la grande umiltà del professionista esemplare. Quella professionalità che permea ogni aspetto della vita, della giornata di un grande atleta: dalla cura dell’alimentazione alla rigidità degli allenamenti alla serietà nei comportamenti. Entrambi non si accontentano mai, vogliono continuamente migliorare, mostrano un’applicazione rara, sono umili e disponibili, cortesi, sensibili. Entrambi mettono un’enorme passione in ciò che fanno. Entrambi hanno dato grande importanza alla scuola, hanno studiato, hanno ottimi genitori e hanno ricevuto un’educazione… seria. Entrambi esibiscono una normalità nei modi di essere e nell’attività che praticano che non è da tutti. Ed è proprio la normalità di Buongiorno ad aver fatto innamorare tutti gli allenatori che ha avuto: con la sua voglia di crescere e quell’umiltà che lo contraddistingue è riuscito a scalare una montagna dopo l’altra, sino a raggiungere persino la nazionale. E oggi è diventato assolutamente affidabile, una delle migliori qualità per un difensore».
Benedetti lo scoprì 18 anni fa, lo convinse a entrare nel vivaio granata. E ancor oggi l’ex responsabile della scuola calcio del Torino è in contatto con Alessandro e la sua famiglia. Si vedono e si sentono spesso, in amicizia. «È maturato tantissimo, è cresciuto nella personalità, nella sicurezza delle prestazioni. E non è ancora arrivato al top della crescita». Il futuro è tutto un allargare le braccia: «Ha dimostrato di essere attaccato alla maglia del Toro in modo eccezionale, ma di fronte ai ripetuti corteggiamenti delle big che giocano in Champions è normale che possa aspirare a un ulteriore salto di qualità. Siamo nel 2024, sappiamo come funziona il mercato e conosciamo le distanze siderali tra le big europee e una società come il Toro: purtroppo è così. Per cui credo che si possa comprendere, Alessandro, anche se un tifoso granata vorrebbe che rimanesse per sempre con noi».
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