AGI – “C’è una data” per l’ingresso delle truppe dell’IDF a Rafah. Lo annuncia il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ribadendo che non c’è vittoria senza un’operazione nella città. Secondo quanto riportano i media israeliani, Netanyahu ha aggiunto di aver ricevuto un aggiornamento dettagliato sui colloqui al Cairo. “Stiamo lavorando continuamente per raggiungere i nostri obiettivi”, dice Netanyahu, “innanzitutto liberando tutti i nostri ostaggi e ottenendo la vittoria totale su Hamas. La vittoria sul movimento islamista palestinese “richiede l’ingresso a Rafah e l’eliminazione dei battaglioni terroristici lì. Ciò sarà fatto, c’è una data”, ha detto il primo ministro israeliano in una dichiarazione video. Secondo Israele Rafah resta una delle ultime roccaforti di Hamas nella Striscia di Gaza.
Gli Stati Uniti “non sono stati informati su una data” per l’invasione di Rafah da parte di Israele. Lo ha detto il dipartimento di Stato americano, a commento dell’annuncio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il quale c’è una data per l’attacco via terra a sud di Gaza
L’attacco sferrato da Israele all’ambasciata iraniana a Damasco ha fatto aumentare il rischio di un conflitto con gli Hezbollah sciiti libanesi, gli alleati di Teheran più vicini allo stato ebraico, il cui leader Hasan Nasrallah ha giurato vendetta. Sin dal 7 ottobre, data dell’attacco di Hamas, gli Hezbollah e l’esercito israeliano hanno iniziato a scambiare colpi lungo il confine tra Israele e Libano. Un botta e risposta la cui intensita’ e’ gradualmente aumentata. In base a quanto riporta Middle East Monitor la media è di 100 lanci di missili al giorno. Un dato significativo, alla luce del fatto che la media era di 120 scambi di razzi su base giornaliera quando nel 2006 Israele e Libano erano ufficialmente in guerra.
Proprio nel 2006 l’azione degli Hezbollah fini’ con il ricomprendere una serie di tattiche prima sconosciute all’organizzazione. Sebbene schiacciati dalla superiorita’ militare israeliana, le milizie sciite hanno rivelato difese anticarro, strategie di attacco a terra e la possibilità di compiere cyber sabotaggi. Il fatto che il conflitto del 2006 sia terminato con il ritiro di Israele dal sud del Libano, un risultato che nessuno Stato arabo aveva ottenuto dal 1948, ha permesso a Nasrallah di cantare vittoria sul palco della politica libanese. La tensione salita nuovamente alle stelle, lascia spazio a uno scenario da guerra totale tra i due schieramenti; uno scenario che vede pero’ le milizie sciiti notevolmente piu’ preparate rispetto al 2006.
Il nucleo delle milizie libanesi è costituito da un esercito che, tra militari e riservisti, può contare su circa 100 mila uomini: una fanteria dotata di mezzi motorizzati e razzi capaci di colpire obiettivi a media distanza. Forze di terra dotate di mezzi anticarro, armi capaci di perforare blindati e, dal 2006 in poi secondo Arab Center for Research and Policy Studies di Doha, una gamma di almeno 19 tipi di missili a controllo remoto e non, tra cui i Kornet di fabbricazione russa e i Tow americani. I carri armati, di fabbricazione russa e relativamente datati (T54, T55, T72), sono ‘parcheggiati’ in Siria per evitare attacchi dell’aeronautica israeliana (lo spazio aereo e’ controllato dalla Russia ndr).
I blindati non costituiscono la punta di diamante delle milizie sciite, cosi’ come il sistema di difesa aerea rappresenta il punto debole di Hezbollah Al contrario le brigate Radwan, truppe di elite che possono contare su un numero di effettivi compreso tra i 2000 e i 3000, specializzate in operazioni oltre le linee nemiche e tattiche di guerriglia. Nel valutare l’eventualita’ di una guerra totale Israele deve tenere in conto che l’arsenale Hezbollah può contare, sempre secondo Arab Center for Research and Policy Studies, su circa 65 mila missili capaci di colpire in un raggio di 200 chilometri e 5 mila missili a più lungo raggio.
Spingere Hezbollah oltre il fiume Litani è un obiettivo che non metterebbe Israele al sicuro dal rischio di un attacco. Al momento l’esercito dello Stato ebraico sembra voler evitare il rischio di dover respingere una incursione terrestre dal Libano. A frenare Israele la crescita delle milizie e arsenale Hezbollah, ma anche le difficolta’ e la lunghezza dell’intervento a Gaza. È tuttavia difficile capire se questo equilibrio andrà avanti, anche perché la tensione a Rafah non lascia alcuno spiraglio per un allentamento della tensione e un altro attacco israeliano oltre confine come quello di Damasco potrebbe scatenare serie conseguenze per l’intera regione.
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