Per questi due anni, in sostanza, il ragazzo affronterà un percorso sia scolastico che di volontariato con assistenza dei servizi sociali e psicologica. Con l’ordinanza di sospensione del processo per la messa alla prova, come prevede la legge, il giudice “affida” il minorenne «ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno». E la messa alla prova può essere revocata “in caso di ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni”. Al termine dell’udienza precedente del 16 gennaio, la prima volta in cui la professoressa Condo e il suo allievo si erano rivisti dal giorno dell’aggressione, la docente aveva messo una spalla sul ragazzo in una sorta di «gesto di incoraggiamento per il suo futuro» come raccontato dalla stessa in un’intervista con La Stampa.
La prof abbraccia il ragazzo che l’accoltellò: “Giusto che abbia una seconda possibilità”
Già più di due mesi fa il ragazzo era passato dal carcere minorile, l’istituto Beccaria di Milano, ai domiciliari, dopo circa 7 mesi, su decisione del Tribunale per i minorenni e su istanza della difesa. Dopo l’aggressione alla docente, colpita più volte alle spalle con un coltello che il 16enne aveva nascosto nello zaino, e dopo l’arresto eseguito dai carabinieri, lo studente, accusato di tentato omicidio aggravato, era stato ricoverato nel reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale San Paolo di Milano. Prima di passare in carcere su decisione del gip dei minori. Nell’interrogatorio il ragazzo, che aveva ricevuto sei note dall’inizio dell’anno, aveva ammesso le sue “responsabilità”, non riuscendo, però, a fornire una giustificazione per il gesto compiuto. All’udienza di oggi, tra l’altro, c’era anche don Gino Rigoldi, per oltre 50 anni cappellano al Beccaria, e che è sempre stato vicino in questi mesi al giovane, dopo quanto accaduto quel mattino e l’arresto.