La sentenza, di quelle che possono lasciare il segno, arriva mentre in tribunale di Reggio Emilia è ancora in corso il processo con rito ordinario che vede alla sbarra 17 imputati, tra i quali il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Foti era stato condannato a quattro anni in primo grado, dal Tribunale di Reggio Emilia nel 2021, per abuso d’ufficio e lesioni dolose gravi. Era poi stato assolto in secondo grado dalla Corte d’Appello di Bologna l’anno scorso. E ora la parola fine, per uno dei casi che più ha fatto discutere la politica, dal momento in cui il caso deflagrò nell’estate del 2019, con l’arresto del primo cittadino Pd.
Una sentenza che può davvero essere decisiva, dato che il reato di abuso di ufficio contestato a Foti era stato commesso, secondo l’accusa, proprio in concorso con il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, in relazione all’affidamento senza gara alla sua associazione Hansel & Gretel, del servizio di psicoterapia nell’Unione Val d’Enza. Le lesioni invece riguardavano i presunti danni psicologici subiti da una giovanissima paziente: ansia, depressione e altri disturbi provocati secondo l’accusa dalle sedute a cui aveva partecipato. Secondo le ricostruzioni Foti aveva ingenerato in lei il convincimento di aver subito abusi sessuali dal padre, sottoponendola alla tecnica della Emdr, la discussa “macchina dei ricordi”, «in totale violazione dei protocolli di riferimento». Ma oggi tutto cambia.
«Oggi la Cassazione ha posto la parola fine alla leggenda mediatico politico giudiziaria più clamorosa degli ultimi anni – ha dichiarato Luca Bauccio, difensore dello psicoterapeuta – con la definitiva assoluzione di Claudio Foti è stata smascherata una mostruosa macchina del fango costruita per finalità che non hanno nulla a che fare con i minori e con la giustizia».
E ancora: «Claudio Foti è stato sottoposto a una gogna mediatica spietata ed è stato accusato sulla base di una consulenza tecnica completamente destituita di fondamento scientifico e giudicata inaffidabile. Non vi era alcun legame tra la sua psicoterapia e la presunta malattia di una ragazza. E la diagnosi della malattia era stata fatta senza il rispetto delle regole più elementari. Ci sono voluti anni di battaglie ma ora possiamo dirci soddisfatti, giustizia è fatta. Ora bisognerà ricostruire una vita e una professione travolti da una accusa profondamente ingiusta e immotivata».
Lo stesso Foti era presente all’udienza in Cassazione e ha dichiarato emozionato: «Mi sento finalmente liberato da un peso enorme. Sono stati anni difficili nei quali ho dovuto lottare contro l’ingiustizia di un’accusa che non aveva alcun fondamento. In questi anni sono stato sopraffatto da una gogna spietata. Sono grato ai giudici della Corte d’appello e della Cassazione che hanno saputo riconoscere il grave errore. Ora è il tempo di ripartire».
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