Al centro del procedimento anche le torture a cui è stato sottoposto Giulio per nove giorni prima dell’omicidio. «Essere catturato da ufficiali dei servizi segreti egiziani – hanno ricordato nelle precedenti udienze i legali di parte civile in aula -, è già una innegabile violenza fisica e mentale. In quei 9 giorni Giulio non ha potuto parlare con la nostra ambasciata e men che meno con un avvocato: pensiamo che negare questa sofferenza sia discutibile». Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Colaiocco, Claudio Regeni ha voluto sgombrare, ancora una volta, le ombre su possibili ‘ruoli’ svolti dal figlio per conto di autorità italiane o estere. «Il sogno di Giulio era rendersi indipendente e trovare un lavoro che valorizzasse le sue capacità – ha detto -. La sua grande passione era lo studio: non è mai stato alle dipendenze di autorità italiane, inglesi ed egiziane. Non hai mai neanche collaborato». Nel corso dell’audizione, il papà di Giulio ha raccontato del figlio e della sua vita. «Lui era appassionato di materie umanistiche, parlava bene l’inglese, l’arabo, il tedesco e stava studiando anche il francese. Fin da piccolo ha viaggiato con noi intorno al mondo».
In aula sono state mostrate foto dell’adolescenza di Regeni e il procuratore aggiunto ha chiesto anche dello stile di vita. «Viveva in modo non sfarzoso, vestiva in modo casual – ha detto il padre -. Dopo la sua morte, sul conto corrente che avevamo cointestato c’erano poco più di 1.400 euro. Poi aveva un conto corrente presso una banca inglese per le spese quando viveva in Inghilterra. Su questo c’erano versamenti della società Oxford Analytica dove aveva lavorato, qualche piccolo rimborso dall’università di Cambridge per il dottorato. Il saldo era di circa 6.000 sterline». A parlare anche un’amica di Giulio che ha ricordato le conversazioni via chat con la vittima. «Qui c’è moltissima repressione politica e vivo tenendo un profilo molto basso, sono contento di potere tornare a Cambridge», aveva scritto – il 16 gennaio del 2016, pochi giorni prima che venisse sequestrato e poi brutalmente ucciso -, Regeni alla sua amica. Il legale della famiglia, l’avvocato Alessandra Ballerini, dopo l’udienza si è detta soddisfatta.
«Finalmente in una pubblica udienza si inizia a ricostruire la verità processuale su quello che è capitato a Giulio e su chi era. Cominciano ad andar via anche un po’ di ombre che hanno gettato su di lui», ha affermato. Sulla vicenda Regeni è tornato anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Non rinunciamo alla ricerca della verità – ha detto il numero uno della Farnesina -. Speriamo di risolvere la vicenda. Stiamo operando con il governo egiziano attraverso la «moral suasion». Con Zaki siamo riusciti a farlo tornare in Italia, speriamo di avere risultati positivi anche sulla vicenda Regeni». Dal canto suo la segretaria del Pd, Elly Schlein, si è recata davanti alla cittadella giudiziaria della Capitale per manifestare solidarietà ai genitori del ricercatore. «Siamo al loro fianco – ha detto -. Questo è un processo importantissimo ed è una questione che riguarda la nostra Repubblica e non solo una singola famiglia. Non dobbiamo dimenticare che questo processo ha incontrato enormi ostacoli anche per i rapporti con l’Egitto».
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