Dopo la partenza delle due date zero a Jesolo finalmente Milano
«Milano è sempre Milano con il suo calore e poi è la città che cambia più di tutte nei giorni, nei mesi. Mancavamo dal 2022 e da due anni l’aspettavamo. Quando siamo arrivati col van e abbiamo visto le tende dei ragazzi fuori dal Forum fin dal giorno prima. Ci aspettavamo un forte calore».
Il rito di un live che sembra non finire mai.
«Nasciamo come una band live e ci è sempre piaciuto suonare. Tra noi c’è chi viene dal metal dal pop ecc ecc. il tema e il rito del live è centrale. Ci sono state polemiche degli anni su artisti che fanno tre o quattro date e quello lo chiamano tour e non è un problema, però a noi piace partire e non vedere nessuno per quattro mesi».
Si ma così si sfasciano le famiglie o almeno nel storia della musica i long tour hanno fatto dei danni notevoli.
«A noi non si sono ancora rotte e le compagne per ora ci stanno dentro. Certo è che bisogna fare dei sacrifici, si cerca di tornare un po’ più spesso a casa ma alla fine su 30 date lo facciamo solo 2 o 3 volte a casa. D’altra parte abbiamo creato un team che è lo stesso dell’anno scorso e i nostri tecnici sono la nostra famiglia.
Il numero magico, 1000000 di spettatori in un solo tour come lo vivete? Un pubblico enorme concentrato in 12 mesi non c’è.
«Non viviamo con questo milione sulla testa perché negli ultimi tempi si è visto che a gente come Sangiovanni o Mr Rain questi disagi subentrano quando si parla troppo di numeri e troppo poco di arte. Noi non volgiamo diventare numeri ma i pezzi ci sono e ci devono essere per sostenere il nostro lavoro. Anche la famosa rivista americana che è un po’ la Bibbia dei live e si chiama Pollstar ha detto che il nostro è un tour “virtuoso” e siano contenti così. L’obiettivo è di creare il miglioro spettacolo possibile magari come quello di Il live di Roger Waters, ilpiù bello visto nella mia storia».
La gavetta vi ha aiutati?
«Ti aiuta oltre la musica. Ma la gavetta ci ha rodati in modo così prepotente che sembra quasi una pacchia. La difficoltà ci hanno aiutato a percepire il privilegio».
Non ci sono canzoni dei primi tre dischi.
«Abbiamo un sistema di modificazione della scaletta più o meno ogni sera. Forse potremmo pubblicare una riedizione di qualche canzone vecchia e allora avrebbe molto più senso ma lo faremo nelle prossime date».
Leggeri, compagnoni, gli amici della porta accanto ma ogni tanto qualche accenno politico lo fate.
«La politica parla sempre di musica e perché la musica non dovrebbe parlare di politica? C’è sempre la visione di prendere le parti contro qualcuno e invece prendiamo le parti “di qualcuno” il lato degli oppressi, e ci tenevamo mettere un dettaglio senza andare troppo in profondità. Ogni tanto guardare l’abisso è importante. Il mondo si sta accorgendo delle atrocità che accadono in Medio Oriente e di conseguenza non possiamo lasciar perdere».
Facendo riferimento alla frase di Don Zorzan di Torino: cosa trovano i giovani nei concerti pop che non trovano nella religione?
«Non ti saprei dire qual è il problema, sicuramente non è semplice parlare ai giovani, oggi. E aggiungo, ma non sono nessuno per dirlo, che forse bisognerebbe accettare tutte le diversità, non solo alcune diversità. Perchè il mondo cambia costantemente ed è sempre più vero che essere diversi è la nuova normalità. Forse solo cosi è possibile parlare a tutti, essendo inclusivi fino in fondo. I giovani cercano le risposte nei film, nella musica, nei libri…. forse semplicemente comunicare senza dare risposte aiuta ad avvicinare le persone. Noi non diamo risposte, e forse è un bene».
Il vostro ultimo disco è stato in classifica per due anni nella top ten. Raro vedere una performance discografica di questo tipo. Come l’avete presa? Perché vanno bene i live ma i dischi venduti a badilate non sono cosa comune.
«C’è una massima che condivido: molto meglio essere i numeri sette per tutta la vita che numeri una per una settimana. C’è un pubblico vero che in ascolta e ci onora dicendo che magari supera dei drammi anche grazie alle nostre canzoni. La musica deve scontrarsi con la tangibilità. Abbiamo sempre comunicato solidità e verità e se un giorno le persone decideranno di andare altrove penso che sia un bel segnale. Se ora va così e dura da così tanto tempo è una meraviglia che apprezziamo con gli occhi sbarrati dalla sorpresa e dalla gioia».
Guardando la platea del Forum il vostro pubblico non sono più solo i ragazzini.
«Ci stupiamo ogni volta. Ormai ci fermano per strada persone di 45 anni che dicono a me (ne ho 29) cose che mi lascino senza parole. Oggi sotto il palco c’erano 50 enni che cantavano i nostri pezzi notiamo e fa molto piacere che ciò che raccontiamo arrivi a prescindere dalla tua età. Diciamo che noi cantiamo la nostra realtà di trentenni ma ognuno la coniuga come vuole ed è bellissimo».
Per il 2025 avete già annunciato 9 stadi, 9! Per forza arriverò anche un disco nuovo.
«Certo che c’è un nuovo progetto ma non so più come chiamarlo. “Hello world” è il titolo che abbiamo dato al prossimo tour e se sarà o non sarà anche il titolo del prossimo album n on lo posso dire ora. La grafica è volutamente in “linguaggio macchina da computer. I programmatori usano proprio le parole “Hello world” per programmare e sono due parole bellissime. Con due parole ti riferisci a tutti. C’è qualsiasi cosa in due semplici parole ma se sarà il titolo definitivo del prossimo disco non lo posso dire. Lo sarà del tour negli stadi. Questo è assodato».
Queste le date del nuovo tour 2025 (Magellano Concerti)
07 giugno 2025 – Reggio Emilia RCF Arena (Campovolo)
10 giugno 2025 – Milano STADIO SAN SIRO
11 giugno 2025 – Milano STADIO SAN SIRO
14 giugno 2025 – Treviso ARENA DELLA MARCA
17 giugno 2025 – Torino STADIO OLIMPICO GRANDE TORINO
21 giugno 2025 – Ancona STADIO DEL CONERO
25 giugno 2025 – Firenze VISARNO ARENA
28 giugno 2025 – Napoli STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA
04 luglio 2025 – Roma STADIO OLIMPICO
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