L’orizzonte del primo taglio si avvicina sempre più. La frenata dei prestiti, dei finanziamenti, e dei mutui, unita a un’attività industriale in contrazione più o meno omogenea preoccupa Francoforte, ma soprattutto Germania e Paesi Bassi, che hanno espresso la loro posizione favorevole a un taglio dei tassi entro la fine dell’estate qualora le condizioni macroeconomiche lo permettano. Ipotesi quasi senza contraddittorio dal momento che, salvo sorprese, i dati di maggio, comprendenti le festività di Pentecoste, confermeranno la debolezza dell’espansione economica dell’eurozona. Le previsioni della Bundesbank di Joachim Nagel, se non smentite, avranno il potere di avviare il cambio di ciclo da parte della Bce. Del resto, come ha spiegato la presidente Lagarde, “se saranno confermati i dati che man mano che arrivano, sarà appropriato ridurre l’attuale livello di restrizione della politica monetaria”.
Francoforte va verso il taglio dei tassi prima della Federal Reserve. “Le nuove informazioni hanno sostanzialmente confermato la sua precedente valutazione circa le prospettive di inflazione a medio termine. L’inflazione ha continuato a ridursi, soprattutto per effetto dell’andamento più contenuto degli alimentari e dei beni”. Le letture dell’inflazione di fondo stanno “perlopiù diminuendo, la crescita dei salari registra una graduale moderazione e le imprese stanno assorbendo parte dell’incremento del costo del lavoro con i loro profitti”. Le condizioni di finanziamento rimangono, secondo la Bce, “restrittive e i precedenti rialzi dei tassi di interesse continuano a incidere sulla domanda, contribuendo al calo dell’inflazione”. Tuttavia, “le pressioni interne sui prezzi sono forti e mantengono elevata l’inflazione dei servizi” .
Come previsto, ha spiegato Francoforte, “c’è la determinazione ad assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione al suo obiettivo del 2% a medio termine”. In ogni caso, ha proseguito lo statement, “per determinare livello e durata adeguati della restrizione, il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso di riduzione”. Nell’ottica degli investitori, un primo taglio da 25 punti base a giugno, seguito da un periodo di attesa durante la riunione di luglio, e poi comprendente anche la pausa estiva, sarà cruciale per determinare il viatico di Francoforte. Se le condizioni lo permetteranno, la successiva sforbiciata sarà nel meeting di settembre.
Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, fa notare alcuni aspetti interessanti. Una volta che la Bce inizierà a tagliare i tassi, dice, “prevediamo che procederà con cautela per convenzionali step da 25 punti base. Durante il ciclo di tagli, con probabilità le decisioni resteranno dipendenti dai dati e meeting per meeting, ed è improbabile che la Bce si impegni in anticipo su un particolare percorso dei tassi”. Inoltre, fa notare che “attualmente il mercato prevede circa 85 punti base di tagli dei tassi per quest’anno. A nostro avviso, ciò sembra ragionevole e non si discosta molto dalla nostra previsione di base di tre tagli per quest’anno”.
Dal punto di vista operativo, c’è molto da fare. Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac, ha fatto il punto sul tema. Secondo le nostre previsioni, sottolinea, la Bce dovrebbe ridurre i tassi di interesse a giugno, con un possibile “salto” a luglio. La dipendenza dai dati significa che il rischio inflazionistico al rialzo dovrebbe essere integrato dal Consiglio, dato che l’inflazione core dei servizi rimane al 4%, i prezzi delle materie prime sono in rialzo e i rischi geopolitici rimangono elevati”. Superata l’estate, rimarca, “potrebbero accadere molte cose, ma i tre-quattro tagli annunciati dall’istituto di Francoforte implicano tagli in successione a partire da settembre”. Questo contesto, dice Thozet, “offre uno scenario favorevole ai mercati del credito europei. La tenuta dell’economia fa sì che i tassi di default rimangano contenuti, mentre la disinflazione (o il contenimento del’inflazione ciclica) fa sì che la politica monetaria possa essere più accomodante”. È per tale motivo, conclude, che “tassi di policy più bassi dovrebbero essere sinonimo di reflazione e quindi di rendimenti obbligazionari a lungo termine più elevati, in quanto la curva dei rendimenti diventa più ripida e riflette il miglioramento delle prospettive di crescita futura”. L’appuntamento degli investitori e dei policymakers è per la prima settimana di giugno, che sarà utile per capire come posizionarsi nella seconda parte dell’anno. L’evidenza è che Francoforte non attenderà le mosse di Washington e non seguirà il suo ciclo di politica monetaria.
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