Anche Ale&Franz hanno un classico del teatro dell’assurdo come sogno nel cassetto, “Aspettando Godot”. Per ora però si limitano – e comunque è già un bel passo avanti – a tradurre questa voglia di cambiamento in “Cumincium. La commedia”, spettacolo che va in scena a Milano solo per quattro repliche al Teatro Lirico, la loro casa da quando è stato riaperto (via Larga, fino al 14 aprile, 23/51 euro, teatroliricogiorgiogaber.it).
«È la prima volta – dice Franz/Francesco Villa – che scriviamo una commedia vera e propria. Una prima parte del testo l’avevamo portata qui proprio quando il Lirico aveva riaperto. Ora l’abbiamo completata e arricchita fino a farla diventare una storia piena di colpi di scena, ribaltamenti ed equivoci, senza naturalmente snaturare il nostro solito stile. Ed è la prima volta la scena che condividiamo la scena con due complici».
Il tema, spiega ancora, è universale, «l’amore, sui cui tormenti e problemi è così facile parlare quando riguarda gli altri. Ma poi, se cambia la prospettiva e ci riguarda, siamo spesso ciechi». Lui e Ale sono, in scena, due cinquantenni che si incontrano e si trovano a fare qualche bilancio sui sentimenti. «C’è il racconto che ciascuno fa a sé e agli altri, e la realtà dei fatti. Quello che ne esce è comicità pura, senza messaggi o seconde letture: in questo momento così difficile la gente ha voglia soprattutto di leggerezza».
Delle loro partner, Rossana Carretto e Raffaella Spina, dice: «Sono bravissime. Non è facile seguirci nelle nostre dinamiche consolidate di coppia. Rossana è mia moglie e Raffaella colei che entra a rompere gli equilibri. Di più non dico se no tolgo il piacere della scoperta che è anche risata».
Se si esclude “Nati sotto contraria stella”, divertentissima reinterpretazione di “Romeo e Giulietta” di Leo Muscato, «una bella parentesi, dove però eravamo solo attori e non autori, ed era prosa», non è la prima volta che la popolare coppia esce dalla comfort zone dei loro sketch e personaggi assurdi e surreali: ricorda sempre Franz «gli omaggi a Jannacci e Gaber, ad Alda Merini».
Come loro, a battere strade di una comicità che allarga i propri orizzonti oltre il cabaret, questa settimana al Teatro Delfino di Milano debutta anche Francesco Paolantoni, protagonista e autore di “O Tello, o… io” (piazza Carnelli, dal 12 al 14 aprile, 25 euro, teatrodelfino.it), esilarante commedia diretta da Gianluca Guidi che racconta le scombinate disavventure di una compagnia amatoriale impegnata nelle prove di “Otello”: debutteranno la sera successiva, ma sfortunatamente manca l’attore che deve interpretare il Moro di Venezia…
E alla ricerca di una nuova vita (solo teatrale?) è anche Beppe Grillo, in un grande ritorno alla scena: sempre a Milano, domenica 14 aprile è al Teatro Nazionale con il criptico “Io sono un altro” (piazza Piemonte, ore 17, 27/41 euro, teatronazionale.it), spettacolo fresco di debutto dal titolo e dai riferimenti misteriosi: in locandina non appare il suo nome ma quello di Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno e centomila”.
Le prime cronache parlano di un’ora e quaranta di monologo dove non rinuncia a parlare di politica, ricorda dei suoi successi di fondatore e ispiratore del Movimento 5 Stelle, ma che anche non risparmi frecciate alla sua attuale dirigenza e agli altri politici in generale.
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