L’“Orlando” in questione è il terzo di Vivaldi, del 1727, dopo quello di Giovanni Ristori che don Antonio rimaneggiò nel 1713 e l’“Orlando finto pazzo” invece tutto suo dell’anno seguente. Si segue l’edizione critica del vivaldologo ottimo massimo, Federico Maria Sardelli, qui anche direttore, e di Alessandro Borin. Non ho mai visto né ascoltato, in disco o in teatro, due “Orlandi” di Vivaldi esattamente uguali: le arie più attese però ci sono tutte. E poi si sa che questi soggetti cavallereschi e magici sono molto in sintonia con queste terre. Ludovico Ariosto nacque a Reggio Emilia, una colonia di Modena; Torquato Tasso perse definitivamente la trebisonda a Ferrara, altra capitale estense. Sarà il tremendo clima locale, torrido d’estate, gelido d’inverno, umidissimo sempre, a propiziare umori saturnini e stralunati, il gusto per il fantastico, l’ironia spinta fino al paradosso. In una città come Modena (a sua volta patria di Alessandro Tassoni, autore dell’unico poema comico riuscito di una letteratura sussiegosa come quella italiana), ci si saluta dicendosi “Addio” quando ci si incontra e non quando ci si lascia. E allora che volete che sia, mandare un tizio a passeggiare sulla luna a cavallo dell’Ippogrifo, e quattro secoli prima di Armstrong & co?
Certo, il Vivaldi estense non avrebbe fatto la stessa sensazione se non fosse stato un gran bello spettacolo. L’unico difetto della direzione di Sardelli è che quest’uomo di tutti i talenti non indossava le sue abituali calze rosse. Però fa lo stesso un Vivaldi energetico come un uovo sbattuto, teatralissimo, con un’Orchestra barocca che si chiama Accademia dello Spirito Santo, è piena di giovani e ha un suono che definirei esultante, del tutto vivaldiano. I recitativi sono anche meglio delle arie, e non solo perché la compagnia è quasi interamente madrelingua. Il continuo è ridotto, appena clavicembalo e violoncello, nemmeno una tiorbetta, ma ha un’energia, una varietà di colori e di accenti che lo fanno sembrare un’orchestra intera, specie nella tragicomica scena di pazzia di Orlando. Buono anche il Coro, pure lui dedicato alla Terza Persona della Trinità: rebus sic stantibus, Sardelli sguazza in questo Vivaldi felice come un paperotto nello stagno.
Compagnia esemplare, e non solo per appropriatezza stilistica. Yuriy Mynenko, Orlando falsettista, è convincente come interprete ed esaltante come virtuoso, con un uso spericolato ma efficacissimo del registro di petto nel delirio di colorature di “Sorge l’irato nembo”. Idealmente speculare l’altro controtenore, Filippo Mineccia, Ruggiero tutto dolcezza e mezzevoci in “Sol da te, mio dolce amore”, l’aria più bella di tutto il teatro di Vivaldi (per inciso: eccellente il traversiere di Gregorio Carraro). Adorabile, non saprei trovare altro aggettivo, l’Angelica di Arianna Vendittelli, una delizia da guardare e da ascoltare, piena di un sex appeal ironico che spiega perché tutti perdano la testa per lei che invece la perde per l’eroe meno eroico, l’umile Medoro, una Chiara Brunello inappuntabile. C’è anche una Bradamante convincente, non capita spesso con queste parti da vero contralto, come Loriana Castellano, e un Astolfo eccellente come Mauro Borgioni, che peraltro, essendo il miglior Testo che io abbia mai ascoltato nel “Combattimento di Tancredi e Clorinda”, mi piacerebbe anche se cantasse “Quel mazzolin di fiori”. Last but not least, la somma Sonia Prina come maga Alcina: la voce si è fatta un po’ fosca, ma l’artista è sempre grande.
E così siamo allo spettacolo di Marco Bellussi, che è insieme funzionale e intelligente. Inutile provare a fare il fantasy o gli effetti speciali: lo straniamento è una scena tutta a specchi dove la realtà diventa finzione e viceversa, che si apre su sfondi vegetali e naturali da “Alcina” di Carsen, mentre i video di Fabio Massimo Iaquone rilanciano le parole del folle, dunque splendido, libretto di Grazio Braccioli. Soprattutto, c’è, l’ironia: Alcina è, si direbbe, una dispotica signora della moda, tipo Meryl Streep nel “Diavolo veste Prada” ma vestita da strega Ursula della “Sirenetta” (bellissimi i costumi di Elisa Cobello); Angelica, una Grace Kelly tutta ghiaccio bollente in lungo bianco e tiara; Ruggiero e Astolfo sono vagamente elisabettiani e Medoro un Farinelli metallaro. Insomma, se la trama è complicatissima, i personaggi sono ben delineati, e recitano invece di infliggerci il solito concerto in costume. Una delizia dall’inizio alla fine.
VIDEOCONFERENZA JUVENTUS VIGILIA BENFICA 28-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA NAPOLI-JUVENTUS 24-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA TEUN KOOPMEINERS E THIAGO MOTTA VIGILIA CLUB BRUGGE-JUVENTUS 20-01-2025 Rieccoci qua, ben ritrovate e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA JUVENTUS-MILAN 17-01-2025 SONO TORNATO! Almeno spero definitivamente! Ho trascorso un periodo davvero…
VIDEOCONFERENZA MOTTA E CAMBIASO VIGILIA LIPSIA-JUVENTUS 01-10-2024 Buon Martedì sera a tutte e tutti Voi,…
VIDEOCONFERENZA MOTTA POST GENOA-JUVENTUS 28-09-2024 + VIDEOCONFERENZA KOOPMEINERS POST GENOA Super mega saluto a tutte…