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MODENA. Eppur si muove anche il piccolo mondo antico dell’opera italiana. Venerdì, teatro Pavarotti-Freni di Modena pieno, attentissimo e festante per “Orlando furioso” di Vivaldi in coproduzione con l’Abbado di Ferrara. Qui, nell’Emilia profonda dove ancora sopravvive quel che resta del Paese del melodramma barilliano e dell’opera come quintessenza del nazionalpopolare gramsciano, in teatri dove, quando iniziai a frequentarli io, una quarantina d’anni fa, il repertorio era tutto un sempreVerdi con propaggini pucciniane o veriste, e perfino i Mozart maggiori erano considerate “operine” e appaltate a lugubri complessi polacchi o della Ddr in tournée (si faceva però anche il repertorio russo, stavolta con teatri sovietici o jugoslavi: vero che c’erano ancora i comunisti, e quelli veri). Il primo controtenore che si ascoltò, ricordo, risale al 1985, il povero James Bowman nel mitico “Rinaldo” di Pizzi (e anche un po’ di Händel, volendo), e la perplessità si tagliava con il coltello, come se qualche sconsiderato avesse messo in tavola un tortellino scomposto. Adesso ci si beve un Vivaldi anche lunghetto benché un po’ tagliato senza fare un plissé, anzi godendoselo pure: se non è progresso culturale questo, scusate la parolaccia (mi riferisco a “culturale”, ovvio), ci va molto vicino. Poi si dovrebbe spiegare perché le caratteristiche drammaturgiche e musicali dell’opera barocca, con la sua allegra fluidità sessuale e confusione di genere, parlino al pubblico di oggi mentre risultavano incomprensibili a quello di ieri. Ma sono discorsi fatti mille volte, cose note, e poi c’è sempre il rischio che qualche fratello d’Italia scopra che già nel Settecento si mettevano in scena delle donne che fanno gli uomini e amoreggiano con altre donne, oppure dei castrati in virilissime parti da eroe, e si indigni pure.

L’“Orlando” in questione è il terzo di Vivaldi, del 1727, dopo quello di Giovanni Ristori che don Antonio rimaneggiò nel 1713 e l’“Orlando finto pazzo” invece tutto suo dell’anno seguente. Si segue l’edizione critica del vivaldologo ottimo massimo, Federico Maria Sardelli, qui anche direttore, e di Alessandro Borin. Non ho mai visto né ascoltato, in disco o in teatro, due “Orlandi” di Vivaldi esattamente uguali: le arie più attese però ci sono tutte. E poi si sa che questi soggetti cavallereschi e magici sono molto in sintonia con queste terre. Ludovico Ariosto nacque a Reggio Emilia, una colonia di Modena; Torquato Tasso perse definitivamente la trebisonda a Ferrara, altra capitale estense. Sarà il tremendo clima locale, torrido d’estate, gelido d’inverno, umidissimo sempre, a propiziare umori saturnini e stralunati, il gusto per il fantastico, l’ironia spinta fino al paradosso. In una città come Modena (a sua volta patria di Alessandro Tassoni, autore dell’unico poema comico riuscito di una letteratura sussiegosa come quella italiana), ci si saluta dicendosi “Addio” quando ci si incontra e non quando ci si lascia. E allora che volete che sia, mandare un tizio a passeggiare sulla luna a cavallo dell’Ippogrifo, e quattro secoli prima di Armstrong & co?

Certo, il Vivaldi estense non avrebbe fatto la stessa sensazione se non fosse stato un gran bello spettacolo. L’unico difetto della direzione di Sardelli è che quest’uomo di tutti i talenti non indossava le sue abituali calze rosse. Però fa lo stesso un Vivaldi energetico come un uovo sbattuto, teatralissimo, con un’Orchestra barocca che si chiama Accademia dello Spirito Santo, è piena di giovani e ha un suono che definirei esultante, del tutto vivaldiano. I recitativi sono anche meglio delle arie, e non solo perché la compagnia è quasi interamente madrelingua. Il continuo è ridotto, appena clavicembalo e violoncello, nemmeno una tiorbetta, ma ha un’energia, una varietà di colori e di accenti che lo fanno sembrare un’orchestra intera, specie nella tragicomica scena di pazzia di Orlando. Buono anche il Coro, pure lui dedicato alla Terza Persona della Trinità: rebus sic stantibus, Sardelli sguazza in questo Vivaldi felice come un paperotto nello stagno.

Compagnia esemplare, e non solo per appropriatezza stilistica. Yuriy Mynenko, Orlando falsettista, è convincente come interprete ed esaltante come virtuoso, con un uso spericolato ma efficacissimo del registro di petto nel delirio di colorature di “Sorge l’irato nembo”. Idealmente speculare l’altro controtenore, Filippo Mineccia, Ruggiero tutto dolcezza e mezzevoci in “Sol da te, mio dolce amore”, l’aria più bella di tutto il teatro di Vivaldi (per inciso: eccellente il traversiere di Gregorio Carraro). Adorabile, non saprei trovare altro aggettivo, l’Angelica di Arianna Vendittelli, una delizia da guardare e da ascoltare, piena di un sex appeal ironico che spiega perché tutti perdano la testa per lei che invece la perde per l’eroe meno eroico, l’umile Medoro, una Chiara Brunello inappuntabile. C’è anche una Bradamante convincente, non capita spesso con queste parti da vero contralto, come Loriana Castellano, e un Astolfo eccellente come Mauro Borgioni, che peraltro, essendo il miglior Testo che io abbia mai ascoltato nel “Combattimento di Tancredi e Clorinda”, mi piacerebbe anche se cantasse “Quel mazzolin di fiori”. Last but not least, la somma Sonia Prina come maga Alcina: la voce si è fatta un po’ fosca, ma l’artista è sempre grande.

E così siamo allo spettacolo di Marco Bellussi, che è insieme funzionale e intelligente. Inutile provare a fare il fantasy o gli effetti speciali: lo straniamento è una scena tutta a specchi dove la realtà diventa finzione e viceversa, che si apre su sfondi vegetali e naturali da “Alcina” di Carsen, mentre i video di Fabio Massimo Iaquone rilanciano le parole del folle, dunque splendido, libretto di Grazio Braccioli. Soprattutto, c’è, l’ironia: Alcina è, si direbbe, una dispotica signora della moda, tipo Meryl Streep nel “Diavolo veste Prada” ma vestita da strega Ursula della “Sirenetta” (bellissimi i costumi di Elisa Cobello); Angelica, una Grace Kelly tutta ghiaccio bollente in lungo bianco e tiara; Ruggiero e Astolfo sono vagamente elisabettiani e Medoro un Farinelli metallaro. Insomma, se la trama è complicatissima, i personaggi sono ben delineati, e recitano invece di infliggerci il solito concerto in costume. Una delizia dall’inizio alla fine.

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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