Sono stati proprio i valori condivisi tra i due Paesi a spingere Truman a sostenere pubblicamente Israele a pochi giorni dalla risoluzione approvata il 29 novembre 1947 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la creazione dello Stato ebraico. Nel corso degli anni, i presidenti americani hanno cercato di trovare un percorso di pace tra Israele e i suoi vicini. Nel 1993 il Presidente Bill Clinton ha convinto l’allora Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin a stringere la mano al leader politico palestinese Yasser Arafat per l’accordo di pace degli Accordi di Oslo tra i due Paesi. Il che valse ad entrambi un premio Nobel per la pace
In 75 anni c’è sempre stato un importante livello di sostegno bipartisan per Israele. Sia i democratici che i repubblicani sono a favore di Israele. Per i repubblicani, è una combinazione di politiche proprie della comunità evangelica, che sostiene fortemente Israele, ma anche i democratici sono vicini a Israele perché lo considerano “l’unico Paese del Medio Oriente che condivide davvero i nostri valori in termini di libertà di espressione, diritti degli omosessuali, indipendenza della magistratura e Stato di diritto”.
Tuttavia, durante il mandato di Biden è cresciuto anche il coro di critiche nei confronti della Casa Bianca, soprattutto tra i democratici progressisti che accusano il Presidente di non fare abbastanza per il popolo palestinese. Dopo che il Paese è stato attaccato da Hamas il 7 ottobre, facendo 1200 morti e oltre 250 rapiti, Israele ha risposto con una campagna di bombardamenti e un’operazione militare nella Striscia di Gaza che ha ucciso almeno 35.000 persone. La devastante crisi umanitaria in atto a Gaza ha spostato la simpatia di alcuni americani da Israele ai palestinesi di Gaza.
Non si è spostata invece la politica militare americana: secondo il Dipartimento di Stato americano, Israele riceve 3,3 miliardi di dollari all’anno, per lo più in armamenti. È una cooperazione militare che va a vantaggio sia degli Stati Uniti che di Israele: va a vantaggio di Israele perché, fino ad oggi, ha aiutato anche a scoraggiare gli attacchi di potenze molto forti, il che a sua volta ha aiutato gli Stati Uniti a prevenire guerre più ampie. I prossimi giorni diranno se la cronaca di queste ore sia destinata a cambiare lo scenario che ha prevalso fino ad oggi.
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