“Le banche italiane e spagnole stanno lavorando nella custodia degli attivi crypto ma hanno un po’ paura a sviluppare un servizio per il cliente finale”, un atteggiamento sul quale pesa ovviamente anche il timore della vigilanza della banca centrale. Lacruz riconosce come nel comparto crypto vi siano soggetti basati in paesi extra Ue e con un grado di sicurezza non definito. “C’è bisogno di una normativa”, sottolinea, per un settore dove fra 5 anni vi sarà un consolidamento con molti soggetti che spariranno. Per questo evidenzia i punti di forza di Bitpanda: “capisco i timori della banca centrale perché questi soggetti” che operano sulle crypto e “che vengono dagli Usa o da Singapore nessuno li controlla. Il nostro approccio è diverso. Siamo quelli che hanno più licenze di operatori di valuta virtuali (in Italia presso il registro tenuto dal’Oam ndr.) in tutta Europa, 19, siamo basati in Austria e abbiamo una licenza bancaria in Germania” con tutta una serie di “vincoli di compliance” e livelli alti di sicurezza. In Italia non è prevista al momento la richiesta di una licenza bancaria, rileva. In Europa “vogliamo lavorare con le banche offrendo loro la tecnologia senza entrare in competizione con loro nel comparto dei pagamenti”.
Per questo Bitpanda continuerà nella sua scelta di “democratizzare l’accesso al risparmio specie per quelli con basso reddito tramite investimenti di taglio anche minimo, da 5 e 10 euro, tramite un servizio semplice e sicuro”. “Anche con la nostra Academiy – spiega – cerchiamo di far capire l’importanza del risparmio sin da subito e le caratteristiche delle cryptovalute che sono asset come altri, rischiosi certamente, ma appunto utili nella diversificazione come le materie prime o le valute”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA