Mai, come oggi, c’era stato un attacco diretto al territorio israeliano. Per questo in una fase di fibrillazione per quest’area, la possibilità di una escalation che spinga il Medio Oriente ad una guerra regionale non è remota.
La gravità dell’attacco israeliano al consolato iraniano a Damasco del 1 aprile scorso è la ragione formale della ritorsione delle Guardie rivoluzionarie. L’obiettivo israeliano era proprio quello di interrompere la catena di rapporti tra gli Ayatollah ed Hezbollah. Non è un caso che tra le vittime ci fosse Mohamed Reza Zahedi figura di spicco delle Guardie rivoluzionarie iraniane, terminale dei rapporti con Hezbollah. Ma prima di lui altri esponenti di primo livello che coordinavano aspetti operativi nell’area siriana, libanese e palestinese.
Perché Israele avrebbe compiuto quell’attacco? Si deve tornare all’attentato terroristico del 7 ottobre di Hamas che ha provocato 1200 vittime israeliane e il rapimento di 250 cittadini ebrei. Da lì è partita la risposta che ha portato all’invasione della striscia di Gaza che ha provocato oltre 35 mila morti. Ma l’esercito israeliano è impegnato su più fronti. Deve rispondere a nord agli attacchi di Hezbollah che hanno lo scopo di impedire che tutta la forza militare israeliana venga utilizzata a Gaza. Deve prestare attenzione agli Houti e le loro operazioni navali che vengono condotte per sostenere il popolo palestinese nell’affrontare l’aggressione e l’assedio di Gaza.
Per alcuni mesi Israele ha risposto colpendo le basi di hezbollah più vicine, al proprio confine. Poi ha cominciato a spostarsi verso le basi di Hezbollah più interne al Libano, successivamente i valichi tra Iraq e Siria per interrompere l’afflusso di armi che l’Iran invia agli alleati libanesi. Poi ha distrutto magazzini di Hezbollah in Iraq e Siria per arrivare infine all’attacco contro l’edifico diplomatico in Siria.
Insomma, il motivo “formale” della ritorsione iraniana è quello di avere colpito una zona franca, una sede diplomatica. Il motivo effettivo è contro quel tentativo israeliano di interrompere i rapporti tra Iran, Hezblollah, Houti e milizie irakene. Infine l’Iran prova a dare una risposta al mondo della mezzaluna sciita. Dopo l’attacco all’ambasciata Kamenei non poteva non esserci una risposta attesa dagli alleati. Senza però provocare una escalation.
Questo potrebbe essere il significato della dichiarazione della rappresentanza permanente dell’Iran alle Nazioni Unite. “Con la risposta iraniana all’operazione israeliana a Damasco contro i Guardiani della Rivoluzione “la questione può dirsi conclusa”.
Ma minaccia Israele ipotizzando che ci sarebbe una “risposta ancora più severa” nel caso di un altro attacco controobiettivi iraniani.
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