“Senza Umberto Bossi non saremmo qui e milioni di italiani non parlerebbero di libertà. Lo ringrazio perché è da lui che è cominciato tutto”. Matteo Salvini apre così la festa per i 40 anni della Lega a Varese. Un omaggio doveroso al senatur, quello che ancora viene chiamato “il capo”, come recita la scritta sulla bandiera che sventola dal balcone della sede varesina storica del Carroccio, proprio in Piazza del Podestà. Doveroso anche per tentare di mitigare le polemiche dopo che l’Umberto, ieri, dalla festa leghista di Gemonio, aveva detto senza mezzi termini che al partito “serve un cambio di leader” facendo il nome del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. Salvini continua: “Io non c’ero 40 anni fa, sono del 1973 e ho fatto la prima tessera nel ’90. Faccio il meglio delle mie possibilità da 10 anni, con anima, tempo e cuore, rischiando anche nel privato pur di portare avanti i nostri ideali”. Queste spiegazioni, probabilmente, non bastano a chi in piazza mormora che “magari Giorgetti prendesse le redini: Salvini ha fatto quello che poteva, lo abbiamo sostenuto ma forse adesso dovrebbe passare la mano. Ci ha portati al 35% ma i tempi cambiano”, dicono i signori Bianchi, marito e moglie, coppia di varesini doc.”Qui si parla di tutto ma non delle cose che interessano alla gente: la sanità per esempio”, si lamenta Mario, 90 anni trascorsi, che per una tac dopo un intervento al cuore è in attesa da un anno e mezzo. Anche a lui scappa il nome di Giorgetti: “Io Salvini l’ho votato ma la gente non lo segue più “. Dal canto suo, il titolare all’economia schiva le domande dei giornalisti sull’endorsement di Bossi, dribbla i microfoni e si ferma a parlare con la gente: “È una persona seria e concreta… ce ne fossero”, si lascia andare una signora dopo i selfie. Dal palco, Giorgetti ringrazia il suo segretario: “Nella Lega ci sono state persone incredibili, capaci di interpretare il loro tempo, la storia e la loro gente che ci hanno insegnato come andare su quel terreno tortuoso. Grazie ai militanti e a Bossi, a Matteo che porta avanti questa battaglia e a Maroni che non c’è più”.
Per lui parte un grande applauso anche dalla periferia della piazza, persone che sotto al palco non vogliono stare. “In questi anni di Lega – prosegue Giorgetti – abbiamo capito che non dobbiamo mollare mai. Certe volte bisogna urlare, altre stare zitti. Certe volte bisogna reagire, altre sopportare. Sono regole che continuo a considerare avendo fatto il segretario della Lega lombarda. Sono regole fatte di gerarchia e disciplina che non devono diventare mai servilismo, sarebbe un errore”.
Salvini chiude sul tema dell’Autonomia: “Dopo 40 anni, arriva al passaggio finale. Era l’anelito solo di alcuni territori ma ora può essere occasione di riscatto per tante regioni”. Qualcuno in piazza mormora: “Speriamo: ce lo promettono da 40 anni”.