Si era conclusa così la prima udienza del processo di revisione della strage di Erba, il primo marzo, con le parole dell’avvocato Massimo Campa, che rappresenta i fratelli Castagna, parte civile in questo quarto grado di giudizio che Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno ottenuto a diciassette anni dal massacro Raffaella Castagna, della madre Paola Galli, del figlioletto di due anni Youssef, della vicina di casa Valeria Cherubini e il tentato omicidio del marito, Mario Frigerio. Diciassette anni in cui la strage è stata raccontata in ogni dettaglio, analizzata morbosamente, ribaltata. I giornalisti si sono divisi in colpevolisti e innocentisti, portando a spasso l’opinione pubblica. Arrivando a puntare il dito contro di loro, contro la famiglia, contro Pietro Castagna, vittima due volte. Ed è proprio dal dolore e dal racconto della famiglia che parte il romanzo-inchiesta del cronista Paolo Moretti della Provincia di Como, per raccontare la strage da un punto di vista inedito, quello di Pietro. «Fango e sangue» (Dominioni Editore, marchio Doc) raccoglie anche una lettera aperta in cui Beppe Castagna scrive al fratello Pietro tutta la propria solidarietà e il proprio dolore “di fronte ad anni di fango”. Un volume che raccoglie un lavoro minuzioso, in uscita in libreria proprio domani, mentre davanti alla corte d’Appello di Brescia si celebrerà la seconda udienza del processo di revisione, con la discussione degli avvocati di Rosa Bazzi e Olindo Romano: Fabio Schembri, Luisa Bordeaux, Nico Vincenzo D’Ascola e Patrizia Morello.
Il racconto non segue l’ordine cronologico: Moretti mette insieme i pezzi di un puzzle dove tutto è stato già scritto e detto. Tutto e il contrario di tutto. E lo fa in maniera minuziosa, partendo dalle carte, dagli atti delle indagini e dei processi che ha seguito giorno per giorno, udienza dopo udienza, con l’attenzione quasi maniacale di cui solo un cronista di razza è capace. Ma lo fa anche e soprattutto attraverso le voci, i racconti dei pezzi che mancano, prima e dopo la strage, di chi tutta la tragedia l’ha vissuta anche dopo le sentenze. “Fango e sangue” racconta, scrive Piero Colaprico nella prefazione, “lo scempio dei dati oggettivi che è stato messo in campo da chi difende Olindo e Rosa. Uno scempio che è arrivato a puntare il dito – senza uno straccio di indizio – persino contro i familiari di Raffaella Castagna, di sua madre Paola e ovviamente del piccolo Youssef. In nome dell’audience e degli introiti pubblicitari sono state lanciate suggestioni ai danni dei parenti delle vittime. I quali hanno subìto prima la tragedia e la ferocia degli assassini. Poi la durezza dei processi”. Tesi innocentiste che negli anni hanno portato una fetta sempre maggiore di persone a pensare che la verità sulla mattanza non fosse stata scritta dalle sentenze. Tra loro anche alcuni magistrati. Primo tra tutti, il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser, che ha firmato una istanza di revisione che si è aggiunta a quella dei difensori. Ora la parola spetta ai giudici della corte d’Appello di Brescia, che dovranno stabilire se davvero la storia della strage di Erba debba essere riscritta. Da zero.
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