Il primo Tudor gioca in una Juventus partita bene e poi naufragata in campionato, anche se, a dicembre, si trovava in testa alla classifica. Infortuni importanti, come quello di Del Piero, decimano la squadra e il ragazzone croato ha tante occasioni di mettersi in mostra. L’esordio avviene a Perugia, il 13 settembre 1998, prima giornata di campionato. È una partita, piena di emozioni per cuori forti, un match d’altri tempi. La Juventus che schiera al centro della difesa il giovane gigante prende subito il largo e proprio Tudor firma uno dei quattro gol del successo. Igor, incute timore agli avversari, per la notevole stazza atletica ed è uno stopper di antica memoria.
La consacrazione arriva il 13 dicembre, a Firenze, quando deve incrociare i bulloni con Batistuta, capocannoniere della squadra viola; Igor conferma tutto il buono che si dice di lui, ma anche qualche lacuna ancora da colmare, causa la giovane età e la mancanza di esperienza. Con ventitré presenze in campionato si dimostra un giocatore prezioso, infatti, la successiva Juventus ancelottiana se lo tiene stretto e il croato è impiegato sempre più spesso.
Nel 2000-01 è presente venticinque volte e realizza sei reti, molte di testa, la sua specialità. La Juventus ritrova Lippi l’anno successivo e, l’allenatore toscano, lo utilizza come un jolly, difensore di fascia destra o centrocampista aggiunto quando occorre, riuscendo ad affinare le sue qualità tecniche e a registrare le sue potenzialità, anche come goleador.
Nonostante un infortunio che lo tiene fermo per diversi mesi, nell’anno dello scudetto 2002, colleziona sedici presenze e quattro segnature: certi gol lasciano il segno per importanza e autorevolezza, come quello che completa la rimonta al Chievo, in un’infuocata sfida al Delle Alpi che vedeva i clivensi avanti di due reti. È ancora utile nel bis dell’anno successivo, prima di traslocare in prestito al Siena e contribuire, da par suo, alla salvezza dei toscani.
FLOBERT, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 7-13 OTTOBRE 2003
Sembrava essersi lasciato tutto alle spalle, e invece no. Tudor è ancora fermo ai box, questa volta per un problema muscolare al polpaccio destro. Non è fortunato il centrocampista (ormai è da considerarsi tale dopo l’invenzione tattica di Lippi). Da un paio danni non gliene va bene una, tanto da aver trasformato l’antico adagio “non c’è il due senza il tre” in un più personale “non c’è mai il tre dopo il due”. Infatti il croato non riesce più a infilare una serie consistente di presenze in campo senza dover fare i conti con gli infortuni. È andata così anche questa volta: novanta minuti contro la Roma, di cui una ventina in difesa, e quasi altri novanta minuti a Reggio Calabria prima di arrendersi al dolore per il risentimento al polpaccio.
Tutto comincia con una distorsione alla caviglia destra patita in un Lecce-Juventus del 22 settembre 2001. Nulla di serio tanto che Tudor rientra nel derby del 14 ottobre. I problemi, quelli veri, devono ancora arrivare. Il 4 dicembre, allo stadio Highbury di Londra, Tudor gioca solo venti minuti di match, poi perso 3-1 dalla Juventus, prima di uscire dal campo zoppicando per l’ennesima distorsione alla solita caviglia. Seguono tre mesi di stop prima del rientro alla grande, con gol, a San Siro per un Inter-Juventus terminato 2-2. È il 9 marzo 2002. Tre giorni dopo Lippi vuole rimandarlo nella mischia per salvare la Champions League, ma a Leverkusen, Tudor non se la sente di giocare la seconda partita in tre giorni «La caviglia è mia», dice e si limita a guardare la sua Juve uscire malinconicamente dalla Champions.
Ritorna in campo il 17 marzo per una mezz’ora con il Verona e poi la settimana dopo a Parma, dove la Juventus esce sconfitta per 1-0 e Tudor è costretto a fermarsi ancora una volta per uno stiramento all’adduttore. Dovrebbe in teoria bastare una settimana di riposo, ma non va così. Il vero problema è ancora la caviglia. Con il Mondiale nippo-coreano ormai alle porte, Tudor chiede di potersi curare con calma. Tutto inutile, la caviglia non guarisce e poco prima delle convocazioni diramate dal C.T. croato, Tudor annuncia: «Abbiamo deciso che mi sottoporrò a un intervento chirurgico per guarire definitivamente».
Passa l’estate e Tudor lavora sodo. Il 28 settembre è di nuovo in campo, ancora contro il Parma. Entra al primo del secondo tempo e, tanto per cambiare, allo scadere segna il gol che darà il via alla rimonta bianconera. Finisce 2-2 tra le polemiche e per Tudor c’è anche la squalifica per aver preso per i capelli Benarrivo. L’arbitro non vede, ma la TV sì. Ancora uno stop.
Il rientro il 19 ottobre contro l’Inter, ma la sfortuna non lo molla. Il 6 novembre a Piacenza deve uscire al 13’ del secondo tempo per l’ennesimo stiramento. Si ricomincia. Starà fuori a lungo, ma tomerà nel finale di stagione per dare il suo importante contributo. Fondamentale il suo gol il 12 marzo scorso al Delle Alpi contro il Deportivo La Coruña: al 93° e venti secondi, i bianconeri stanno pareggiando 2-2 e rischiano di compromettere la qualificazione ai quarti quando sul piedone sinistro di Tudor, quello sano, arriva un pallone che lui scaglia verso la porta avversaria senza pensarci. Sarà il gol del 3-2 e della qualificazione, ma le sfortune del croato non sono ancora finite.
Giocherà ancora spezzoni di partita fino alla finale di Manchester. Lippi, che lo considera una colonna portante della sua Juventus, lo manda in campo dall’inizio, ma i muscoli del gigante croato fanno ancora i capricci. Altro stiramento, altro stop. Gli tocca un’altra estate di lavoro duro, per recuperare fino al suo ennesimo ritorno in campo, il 21 settembre, con la Roma. Ma questa è storia recente. Due partite ed ecco il solito infortunio. Questa volta al polpaccio, questa volta cosa da poco. Però, chissà quanta voglia avrà ancora Tudor di lottare, di soffrire per giocare poi solo un paio di partite prima di doversi fermare, ancora una volta, ai tanto odiati box.
Nell’estate del 2006, dopo aver disputato il Mondiale con la Nazionale croata, ritorna alla Juventus. Purtroppo, a causa dei continui problemi fisici, non riesce mai a scendere in campo. A fine stagione, Igor ritorna a casa, ingaggiato dall’Hajduk Spalato.
Il Tudor che resterà a lungo nella mente e nel cuore dei tifosi è quello che, all’ultimo minuto, condanna il Deportivo La Coruña, nella Coppa dei Campioni edizione 2003, segnando il gol che vale la qualificazione ai quarti, con uno splendido tiro al volo, dopo un assist di Trézéguet.
I numeri: 173 presenze e ventuno reti, due scudetti e un Intertoto.
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