La Juventus ha segnato solamente 45 gol in campionato, un dato preoccupante che mette in luce tutte le difficoltà dei bianconeri
La realtà ci racconta che dietro al numero 9 della Juve esiste un vero vuoto in termini di realizzazioni, divario che in estate appariva inpreventivabile. Chiesa, suo partner d’attacco, ha siglato solamente la metà dei gol del centravanti serbo, il tabellino recita 7 reti in Serie A (1 in Coppa Italia) e parecchie prestazioni in chiaroscuro, al di sotto delle aspettative, condite anche da assenze per problematiche fisiche che, in questa stagione, tutti in Juventus speravano fossero definitivamente scomparse ed accantonate. Da brividi, poi, le cifre degli altri attaccanti che avrebbero dovuto fungere da pedine d’assalto in grado di rimpolpare le segnature, portando punti. Milik ha marcato 3 gol, più una tripletta in Coppa Italia, mentre Kean è ancora a zero reti stagionali, complici interpretazioni discutibili del Var, infortuni e poche presenze; ma zero gol è un dato che si fa fatica a commentare, in tutta sincerità. Yildiz, che ad inizio stagione, veniva da tutti definito come il giovane aggregato alla squadra per saggiarne qualità e personalità, ha dato un suo contributo importante in termini di tecnica, veloce imprevedibilità, giocate e prospettive future, ma anche lui ha centrato poco la porta, per lui 1 successo personale in campionato e due in Coppa Italia. Ergo, il reparto di attaccanti puri, a parte Vlahovic, appare pesantemente sotto media e rende perplessi gli osservatori, troppo palese l’inefficacia di chi avrebbe dovuto fornire un contributo di gol sensibilmente più nutrito e prolifico.
Se poi analizziamo il pacchetto di reti proveniente dagli esterni alti e dal centrocampo, l’inquietudine lascia il campo alla più cupa disperazione, spiegando, in buona parte, l’incapacità di questa squadra di reggere i ritmi d’alta classifica, che avevano illuso i tifosi sino a fine gennaio. Kostic 0 gol, Iling 1, Cambiaso 2 in campionato e uno in coppa nazionale, Weah 1 in Coppa, insomma numeri che la dicono lunga sulla sterilità offensiva di uomini che dovrebbero contribuire ai punteggi di Madama, aggravati dalle cifre di un centrocampo che, oltre a non funzionare bene nelle due fasi, risulta davvero scarno in termini di reti fatte. McKennie sta disputando un’ottima e sorprendente stagione fino ad ora, regalando ai compagni tanti assist ma non ha mai centrato la rete, Locatelli ha siglato il gol-vittoria a San Siro contro il Milan, Rabiot, che l’anno scorso aveva giocato una stagione magnifica con il suo record di reti personale, ne ha inanellate solamente 4, Miretti ha sbloccato il suo atavico digiuno ma ha messo a segno solo il gol a Firenze e quello in Coppa Italia. Per assurdo, fatte le debite proporzioni, i difensori hanno ricoperto spesso il ruolo di goleador principali e sono stati decisivi in più occasioni: Gatti con 4 centri è il difensore che ha segnato di più, seguono Rugani con 2+1, Bremer 2 gol e Danilo 1. Numeri chiarissimi che denunciano, fortemente, la carenza di detonazioni ed esplosività in attacco, una delle chiavi basilari per raggiungere i grandi obiettivi.
Vero che a livello di gol incassati la Juve è seconda in graduatoria solamente dietro l’Inter, ma le squadre che funzionano e “appaiono in bolla”, sanno sfoggiare equilibrio e sostanza tra reti fatte e gol subiti, cosa che la Juve di stagione si sogna. Se il reparto offensivo non concretizza i problemi si acuiscono, se gli attaccanti non segnano, anche a fronte di chance clamorose procurate, allora diventa molto complicato vincere e inseguire progetti di gloria. E la Juventus di questa annata ha carenze che i dati, impietosamente, continuano a rilevare. L’attacco bianconero proprio non gira, ed è uno dei problemi più evidenti di questa annata controversa, da concludere con il raggiungimento degli obiettivi, con l’augurio che al più presto, là davanti, qualcuno si svegli. Poi c’è chi, sistematicamente, pensa di addossare ogni responsabilità all’allenatore. In precedenza l’accusa più diffusa ad Allegri era quella di non mettere nelle condizioni migliori gli attaccanti per segnare, successivamente abbiamo osservato Vlahovic sbagliare due reti incredibili, da zero metri, nel derby, e tre al San Paolo: così anche questo preconcetto, inevitabilmente, cade. L’allenatore ha le proprie responsabilità sul rendimento della squadra e la sua fragilità, ma cosa può fare, realmente, se il suo centravanti principe fallisce opportunità incredibili? A prescindere da ogni considerazione, l’anemia da gol va rimossa, e anche in fretta, mettendoci meno sicumera e più cattiveria, spietatezza e rabbia, nelle conclusioni sotto rete. Magari sin da Cagliari, visto che per la Juve non ci sono più occasioni e tempo da sciupare.
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