Ma il merito, per quanto a corrente alternata, è pure di Milinkovic-Savic stesso. Non ancora continuo – nel derby ha riscattato sia gli errori commessi contro la Juve nella partita d’andata che quelli contro l’Empoli nella prova che ha preceduto la sfida contro i bianconeri – ma più sicuro e tecnicamente preparato rispetto alle passate stagioni. E, quindi, in talune circostanze decisivo. La sua parata su Vlahovic al 31’ del primo tempo, ad esempio, ha decisamente aiutato il Toro a mantenere il risultato sullo 0-0 e a ottenere un punto che lascia qualche flebile speranza in vista della volata per l’Europa. Sabato il portiere serbo ha chiuso la porta per tutta la durata dell’incontro, come già gli era successo in altre 15 partite (per la prima volta nella loro storia i granata hanno collezionato 11 clean sheet in casa in serie A nei tornei a girone unico). Quasi un record, in questa Serie A nella quale soltanto la solita Inter con 19 ha fatto meglio. Nessuna delle altre 19 del campionato, invece, ha saputo subire un unico gol in casa nel primo tempo: e gli appuntamenti davanti ai propri tifosi, per la squadra di Juric, sono stati ben 16. Non è finita qui: con appena 3 reti incassate nella frazione iniziale, tra casa e trasferta, il Toro pure in tal senso detiene il record. Il problema rimane il solito: se la difesa è da Champions, l’attacco nonostante l’importante contributo realizzativo di Zapata (11 reti in 30 partite) è poco sopra la zona retrocessione (peggio soltanto Lecce, Udinese, Empoli, Verona e Salernitana).
E così anche a sei giornate dal termine si resta sempre lì, a un Toro chiamato a trovare una sintesi tra un’ottima fase difensiva e una finalizzazione carente. La base, comunque, deve essere la conferma della bontà delle prestazioni in quanto a protezione della porta di Milinkovic. Sempre affidando la leadership della tenuta a Buongiorno, e auspicando la conferma nella qualità delle prestazioni di Rodriguez (o Masina) a sinistra, nonché di Tameze – qualche volta ballerino ma senza dubbio nel complesso positivo – a destra. Non è con i se e con i ma che i granata potranno, con un colpo di coda, raggiungere l’Europa, ma un pensiero va anche a Schuurs, a ciò che il Torino avrebbe potuto fare in più contando anche sull’olandese (ko da Toro-Inter del 21 ottobre). Subito impostosi a differenza di Sazonov, applicato in allenamento, ma ancora acerbo e obbligato a una netta maturazione tecnica, per sperare di restare in gruppo. All’appello manca Djidji, altro elemento a lungo infortunato e presente in sole 13 partite su 32 a causa di diversi problemi fisici.
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