“Anche in uno scenario particolarmente pessimistico, in cui i noli marittimi si stabilizzassero su livelli superiori al picco raggiunto in aprile, si assisterebbe a un rialzo dell’inflazione al consumo nell’area dell’euro pari al più a 0,3 punti percentuali”. Uno scenario meno pessimistico indurrebbe un aumento dell’inflazione al consumo al massimo di 0,15 punti percentuali.
L’inflazione in Italia diminuirebbe all’1,3 per cento, “principalmente per il contributo negativo della componente energetica, risalendo fino all’1,7 nel 2025e nel 2026”, ribadisce la Banca d’Italia confermandole stime diffuse lo scorso 5 aprile. L’inflazione di fondo, sostenuta dalla dinamica dei costi unitari del lavoro, si collocherebbe al 2 per cento nella media di quest’anno e scenderebbe all’1,7 nel prossimo biennio.
“Il costo del credito resta su livelli elevati e frena ancora la domanda di prestiti delle imprese e delle famiglie”, fa sapere il bollettino economico secondo cui inoltre “l’alta percezione del rischio da parte delle banche concorre a mantenere rigidi i criteri di offerta”. Dopo essere lievemente aumentati negli ultimi due mesi del2023, i prestiti alle aziende sono tornati a diminuire (-3,3per cento in febbraio). Il calo è stato particolarmente deciso per quelli con durata originaria superiore ai dodici mesi, tipicamente associati a esigenze di investimento.
Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, la contrazione resta più significativa per le imprese con meno di 20 addetti (-9,4 per cento, a fronte di -3,3 per quelle di maggiore dimensione) e si è acuita nella manifattura I finanziamenti concessi alle famiglie sono diminuiti a un ritmo sostanzialmente stabile sia sui tre mesi calcolati in ragione d’anno (-0,9 per cento), sia sui dodici mesi (-1,3); i mutui per l’acquisto di abitazioni sono rimasti invariati rispetto allo stesso periodo del 2023.
L’inflazione core dell’area euro ha toccato il picco a inizio 2023 per poi scendere ininterrottamente. La Banca d’Italia nel bollettino economico sottolinea come “un lavoro di prossima pubblicazione a cura di economisti della Banca d’Italia propone una nuova misura di fondo dell’inflazione, denominata Underlying Composite Inflation (Uci)”. “Al fine di cogliere la dinamica dei prezzi persistente e diffusa tra le componenti del paniere, l’indicatore elimina le fluttuazioni con periodicità inferiore a un anno e quelle idiosincratiche”. A partire dal 2021 gli indicatori Uci core nell’area e nei principali paesi sono via via aumentati, fino a raggiungere un picco all’inizio del 2023, per poi scendere ininterrottamente. In Italia, Francia, Spagna e nell’area dell’euro l’andamento ciclico dell’indicatore Uci core negli ultimi anni è qualitativamente simile, pur toccando livelli massimi differenti.
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