«Siamo arrivati alla scelta di questa forma di protesta non violenta, dopo mesi di una mobilitazione eterogenea e diffusa che ha visto in diversi settori della società una presa di posizione netta contro le guerre, per un cessate il fuoco, per fermare l’escalation in corso che rischia di trascinare il mondo in una terza guerra mondiale a pezzi. A tutto questo però è corrisposto soltanto un preoccupante avvitamento antidemocratico che nei casi più estremi si è tradotto anche in manganelli e violenza repressiva su studenti e studentesse, tanti gli ultimi eventi noti», aggiungono spiegano di essere in sciopero della fame «perché il nostro Paese non è ancora disposto ad adoperarsi per costruire le condizioni per la pace, ma non c’è più tempo di aspettare. E siamo incatenati e in sciopero della fame al rettorato della Sapienza perché è dal cuore della più grande università d’Europa che ottenere un passo indietro da chi è complice di un genocidio, può produrre un importante cambiamento».
«Dai vertici dell’amministrazione però fino ad oggi non sono arrivati segnali positivi. Al contrario, la Rettrice Antonella Polimeni insiste nello squalificare le proteste degli studenti e nel silenziare le rivendicazioni del mondo accademico che pone la questione etica dell’utilizzo militare della ricerca scientifica. Un atteggiamento, quello della Rettrice della Sapienza, che distrae dal fulcro della questione che si vorrebbe mettere sotto il tappeto: l’ateneo, anzi la sua governance e in primis la Rettrice stessa, hanno le mani sporche del sangue dei palestinesi» denunciano i manifestanti chiedendo che la Rettrice debba fare un passo indietro urgentemente, perché di fronte al genocidio del popolo palestinese e al rischio di un conflitto generalizzato, questa è l’unica scelta giusta» e invitano «tutti gli studenti, docenti, ricercatori e chiunque sia a favore della pace ad unirsi a noi nelle proteste di questi giorni»
Si riunirà domani mattina alle ore 10 la Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Quella di domani a Roma è una riunione mensile ordinaria e ufficialmente la questione del contestato bando del ministero degli Esteri per accordi di collaborazione tra le università italiane e israeliane che tanta tensione sta creando negli atenei, non è all’ordine del giorno. Ma dopo gli scontri di ieri alla Sapienza di Roma e il quadro delicato che si è creato in queste settimane in tanti atenei italiani, certamente si parlerà del tema e molto probabilmente al centro della discussione sarà un documento sulla sicurezza negli atenei di cui si sta occupando un gruppo di lavoro della Crui dal 15 marzo scorso.
Per il 24 aprile invece è previsto un comitato per l’ordine e la sicurezza ad hoc con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. Ieri sera la presidente della Crui Giovanna Iannantuoni, dopo gli scontri alla Sapienza, ha dato la propria solidarietà alla rettrice Antonella Polimeni ed ha affermato che «la violenza non è mai accettabile, da nessun punto di vista e in nessuna forma, è ancora più irricevibile quando tenta di forzare una decisione assunta democraticamente da un organo di governo di una università. Gli atenei italiani sono e saranno sempre il luogo di confronto di idee e cultura».
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