Enrico Salza, però, pare abbia gradito la nomina di Gilli, come l’elezione di Stefano Lo Russo a sindaco, «tutti figli suoi?», espressione di quella cultura catto-progressista (non comunista) di cui Salza è stato il primo rappresentante, come gli si riconosce d’essere stato l’architetto di quel «sistema Torino» che, dalla fine dell’epoca “Novelli” in avanti, ha plasmato la città attraverso un intreccio di poteri: da quello politico a quello finanziario. Che le cose stiano così è solo un’opinione, un’ipotesi, perché quel “sistema” non è mai stato declinato a dovere, trasformandosi nei decenni in una sorta di anonimo alone che ha fatto splendere il sole o calare nubi minacciose sopra la città. Gilli, fin da subito ha assunto un tono istituzionale: «Affronto questa grande sfida – ha detto – con entusiasmo e fiducia nella consapevolezza di essere accompagnato da una squadra multidisciplinare di altissimo livello sia in termini di governance che di struttura. Sono pienamente consapevole della responsabilità che questo incarico comporta e mi impegno sin da oggi a garantire stabilità e continuità nel perseguimento della missione della Fondazione, con particolare attenzione al documento di fine mandato approvato dal Consiglio Generale precedente, che pone come valori prioritari la centralità delle persone e la promozione del bene comune in un’ottica di innovazione e di sostenibilità». Parole che non sembrano dimenticare il passato, anzi: «Sempre in una logica di continuità – ha sottolineato il neo presidente – , sono convinto che, in linea con i migliori esempi internazionali, la futura programmazione dovrà sempre più fondarsi sulla valorizzazione, l’analisi e la gestione dei dati, al fine di assumere decisioni basate sull’evidenza. Sono certo che le competenze del Comitato di Gestione, del Consiglio Generale, del Collegio Sindacale e del personale della Compagnia, guidato con professionalità dal Segretario Generale, ci consentiranno di essere sempre più agente di sviluppo sostenibile dei territori».
Il comitato di gestione è composto da: Rosanna Ventrella Grimaldi, (vicepresidente), Carlo Picco, Ezio Raviola e Nicoletta Vizia. Fanno parte del Consiglio Generale: Mariangela Battisti (designazione Philea, Philanthropy Europe Association), Silvia Bordiga (Accademia delle Scienze di Torino e Accademia Nazionale dei Lincei), Nicoletta Buratti (Istituto Italiano di Tecnologia e Università degli Studi di Genova), Fatima Zahra El Maliani (cooptata dal Consiglio Generale, di soli 23 anni, di nazionalità marocchina, insignita dal Presidente Segio Mattarella del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana in quanto persona che si è distinta per la solidarietà, il volontariato, l’inclusione)), Ezio Ghigo (Università degli Studi di Torino e Politecnico di Torino), Barbara Graffino (cooptata dal Consiglio Generale), Vincenzo Ilotte (Camera di Commercio di Torino), Davide Livermore (cooptato dal Consiglio Generale), Angelo Matellini (camera di Commercio di Genova), Enrica Pagella (Fondo Ambiente Italiano), Mariagrazia Pellerino (Città di Torino), Lorenzo Pozza (camera di Commercio di Milano). Infine, sono stati nominati nel collegio sindacale: Luca Asvisio (Presidente), Paolo Rizzello, Paola Vola, Nicoletta Paracchini, Salvatore Regalbuto. Anche nel rinnovo della presidenza della Compagnia di San Paolo, la prima fondazione bancaria italiana con un patrimonio di circa 8,5 miliardi, la tattica utilizzata dalle varie fazioni è stata quella del logoramento dell’avversario. Per la presidenza erano stati indicati tre nomi: gli ex rettori del Politecnico Marco Gilli e Guido Saracco e il presidente torinese dell’ordine dei Commercialisti, Luca Asvisio. E, nell’ultimo periodo, tutti e tre sono stati al centro di polemiche e possibili veti incrociati che riflettono la spaccatura interna al mondo imprenditoriale con cui Stefano Lo Russo (per tradizione spetta al sindaco di Torino esprimere il nome del presidente) ha dovuto fare i conti per evitare trappole durante la votazione tra i nuovi consiglieri che ratificano gli accordi presi.
Anche perché il mondo camerale esprime ben cinque consiglieri (due Torino, uno il Piemonte, uno Genova e uno Milano) e, quindi, oltre ad aver registrato l’isolamento del presidente della Camera di Commercio di Torino Dario Gallina, Lo Russo ha dovuto trovare il modo di ricomporre un’ evidente spaccatura. Ad un certo punto, poi, proprio per tentare una composizione unitaria, si era cercato anche un quarto nome, così da evitare l’inasprimento delle polemiche e le voci di possibili “conflitti di interesse”. Infatti Gilli, prima e unica vera scelta di Lo Russo a cui è legato professionalmente, non sembrava essere gradito al mondo camerale. Saracco, spinto soprattutto da Alberto Cirio (specie dopo la rinuncia dell’ex rettore del Politecnico a candidarsi alle Regionali nel centro sinistra), ha sempre tenuto un profilo più distaccato in cambio del via libera a Mauro Gola come nuovo presidente della Fondazione Crc. E di Asvisio c’è chi ha più volte ricordato la sua freddezza nei confronti della candidatura di Lo Russo a sindaco. Tra i tre candidati aveva fatto capolino, come quarto uomo, il notaio Andrea Ganelli, sostenitore del sindaco in campagna elettorale e rimasto al palo nei mesi scorsi quando Lo Russo provò a piazzarlo come successore di Giovanni Quaglia alla Fondazione Crt. Chi non ha avuto soddisfazione come istituzione, benché un tempo rappresentata nella Compagnia da suor Giuliana Galli (per anni vice presidente) è stata la Conferenza episcopale piemontese che aveva puntato tutto su Antonello Monti, vercellese 54 anni, consigliere d’amministrazione della Fondazione Crt, ma rimasto a bocca asciutta.
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