Paolo Ruffini: “Vorrei migliorare la qualità dei sorrisi delle persone. E rifare la Corrida”

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«Siamo un Paese attaccato alle cose inutili. Io posso essere tacciato di essere un buonista, in realtà, non è così. Sono un grande organizzatore di trivialità e volgarità labronica, rivendico i miei trascorsi cinepanettoneschi. Ma oggi vedo tanta vacuità in giro, tanto nulla che è diventato l’elemento principe di cui si parla». Paolo Ruffini, pur restando attaccato alle sue origini, negli anni si è avvicinato sempre di più al sociale: disabilità, inclusione, malattia mentale.

A teatro e in tv sorprende per come affronta temi importanti con il sorriso e una garbata ironia. A teatro (dal 19 all’Alfieri di Torino) è protagonista con Massimo Ghini di “Quasi amici”: «Abbiamo adattato un film bellissimo. C’è un uomo che ha una disabilità fisica perché tetraplegico ma anche una nell’accogliere la felicità- spiega-, e un altro che ha avuto sventure diverse e ha una difficoltà nell’apprezzare la cultura, la poesia, la gentilezza. Entrambi si prendono cura l’uno dell’altro. L’obiettivo è raccontare come si può sormontare una disabilità grazie all’amore».

serena pea

Il suo personaggio, Driss, è un po’ spietato. Quanto c’è di lei?
«Senza pietà ma ricco di pietas. È molto empatico. Anche io sono così. Lavoro con tante persone disabili e non ho mai detto a nessuno “poverino”. Mi sembra di distinguerli e frequentare una forma di razzismo incredibile. Un’ipocrisia che mette una barriera orrenda tra me e un essere umano. Più che poverino, una persona disabile vuole sentirsi dire “tu vali quanto me”. Non vedo la diversità ma l’unicità e, come me, hanno diritti, doveri e, in uno stato civile, devono avere degli aiuti nella misura in cui hanno degli impedimenti».
Esistono ancora barriere?
«Non penso che l’Italia sia un paese razzista, accadono dei casi, ma sono sporadici, mi piace ascoltare sempre di più la foresta che cresce dell’albero che cade. Ci sono persone disabili che hanno qualità di vita eccellente e poi ci sono ancora quelli che parcheggiano nei posti dei disabili. Ecco combattiamoli così come le barriere architettoniche, cercando di essere coerenti».
Il ménage con Massimo Ghini?
«Siamo più che “quasi amici”. Abbiamo fatto circa nove film insieme, ce n’è uno a cui sono molto legato, “Ragazzaccio”, in cui l’ho diretto. È come Harrison Ford, sa fare tutto: il tetraplegico, il Papa, ora interpreta Ennio Doris. Riesce a essere credibile in qualsiasi ruolo si cala perché lo fa con passione, professionalità, dà sempre più valore al personaggio che a sé stesso. Ci divertiamo molto ed è sempre una grande emozione».
Ritorna a teatro dopo l’estate con un nuovo progetto con protagonisti sempre attori disabili.
«Din Don Down sarà il titolo e il cast sarà lo stesso di Up&Down. Nel precedente spettacolo c’era un clima di varietà e l’elemento di ricerca era la felicità, qui ci troveremo in una strana parrocchia dove l’elemento dell’indagine sarà Dio e il sacro. Ci interrogheremo su argomenti un po’ più altini».
Perché questa scelta?
«In un momento come questo parlare di amore o Dio è rivoluzionario e sconvolgente. Quando, invece, dovrebbe essere quasi banale. Il problema è che sui social gli argomenti grossi diventano nulla. La guerra e le morti diventano tifo. Io tifo Israele, tu tifi Palestina. Hanno ridicolizzato il dolore, la tragedia».
Crede ci sia stato un abbassamento culturale e sociale?
«Credo che le nuove generazioni siano molto più colte rispetto alla mia. Hanno una coscienza su ambiente ed ecologia, prontezza verso la diversità, orientamento sessuale o colore della pelle differenti. Ma penso ci sia un abbassamento mirato e che ci sia sfuggito qualcosa di mano. L’uomo è un animale sociale e non social. Vero è che siamo in un fase in cui l’uomo per abituarsi a una nuova invenzione ci impiega una trentina di anni, quindi, noi abbiamo inventato le star ma anche il web, che è straordinario, una tecnologia meravigliosa, ma non sappiamo gestirlo e ancor meno legiferare in merito».
Perché lavora con le persone down e con i bambini ?
«Per la noia e per la voglia di imparare. I bambini mi insegnano con la loro purezza e visione del mondo disincantata. Loro non farebbero mai una guerra. Una persona down anche. La domanda è: perché io che posso comunicare qualcosa di più gentile rispetto a quello che fanno invece altri che criticano, diffondono la diffidenza e l’essere sospettosi nei confronti del prossimo?».
Che bambino era?
«Molto casalingo e sognatore. Da adolescente è esplosa la mia vena artistica. Frequentavo un liceo classico, dove si studiava da matti e sono diventato un grande ribelle, allergico alla disciplina. Ero l’ultimo di tre fratelli con un padre militare. Quindi, ho praticato la ribellione a modo mio durante tutta la vita, ma in maniera molto pacifica».
Sogna ancora?
«Mi piacerebbe fare la “Corrida”, ho storie che vorrei realizzare per cinema, teatro e tv. Soprattutto vorrei migliorare la qualità del sorriso delle persone, farle stare bene attraverso il divertimento».
Ex dipendente comunale ha lasciato tutto a 23 anni quando è stato preso a MTV. Poi è arrivato il cinema, la conduzione, il teatro, la scrittura. Cosa è rimasto in lei di quando ha iniziato?
«La voglia di sperimentare, osare, essere scellerato, a volte incosciente e un po’ maleducato. Poi la voglia di chiedere meno permesso. Da livornese si diceva: meglio chiedere scusa che permesso. Ho creato la mia società con cui posso fare le cose perché non ho più voglia di chiederle. Intanto a chi le chiedi? La maggior parte della classe dirigente che fa cultura, arte, intrattenimento in questo Paese è miope. Ho letto un articolo su Francis Ford Coppola, il suo film non lo voleva distribuire nessuno. Uno come lui, che ha fatto Il Padrino, Apocalyps now, deve andare a parlare con un ragazzino di 25 anni che è a capo di una piattaforma che ti dice “guardi non ci interessa perché il suo film è un po’ troppo alto”. È surreale».
Cosa direbbe al Paolo degli esordi?
«Di non avere paura».
E al Paolo di oggi?
«Di non avere timore nell’essere troppo di rottura a volte. Penso che mentre tutti si mettono a fare i gourmet, io propongo un panino al prosciutto. Gli altri fanno nouvelle cousine ed io rischio di essere un eversivo. In realtà, sono solo qualcuno che fa qualcosa di semplice».

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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