Per Celine la strada da percorrere è ancora lunga e sicuramente non facile ma lei la sta affrontando con lo spirito giusto. “Sto bene ma c’è tanto lavoro da fare – dice -. Lo sto affrontando un giorno alla volta”.
Allo stesso tempo la cantante è consapevole del fatto che il duro lavoro potrebbe non bastare, ma questo non è un motivo sufficiente per gettare la spugna. “Non ho sconfitto la malattia, perché è ancora dentro di me e lo sarà sempre – spiega -. Spero che si trovi un miracolo, un modo per curarla con la ricerca scientifica, ma per ora devo imparare a conviverci. Questo sono io, ora con la sindrome della persona rigida”. Celine deve sottoporsi cinque giorni alla settimana a terapia atletica, fisica e vocale. In particolare deve lavorare sulle dita dei piedi, sulle ginocchia, sui polpacci, sulle dita delle mani, sul canto, sulla voce…
A “Vogue” racconta anche come all’inizio la cosa più difficile sia stata darsi una ragione di quanto accaduto. “All’inizio mi chiedevo: perché io? Come è successo? Che cosa ho fatto? E’ colpa mia?” dice. Poi ha capito che a quello domande era impossibile dare una riposta e allora ha cambiato atteggiamento. “La vita non dà risposte. Devi solo viverla! – sottolinea -. Ho questa malattia per qualche motivo sconosciuto. Per come la vedo io, ho due scelte. O mi alleno come un’atleta e lavoro duramente, o mi spengo ed è finita, resto a casa, ascolto le mie canzoni, mi metto davanti allo specchio e canto a me stessa. Ho scelto di lavorare con tutto il mio corpo e la mia anima, dalla testa ai piedi, con un team medico. Voglio essere il migliore possibile. Il mio obiettivo è vedere di nuovo la Torre Eiffel!”.
Celine ringrazia la famiglia che le è stata vicino in questi anni, così come i fan che hanno seguito passo dopo passo il suo calvario. E l’amore di chi la circonda le fornisce la forza necessaria per andare avanti. Sulla possibilità di tornare sul palcoscenico a cantare, si torna nel campo dell’imponderabile. “Per quattro anni mi sono detta che non tornerò indietro, che sono pronta, che non sono pronta… Allo stato attuale delle cose, non posso stare qui e dirvi: ‘Sì, tra quattro mesi’. Non lo so – spiega -. Il mio corpo me lo dirà. D’altra parte, non voglio aspettare. È moralmente difficile vivere alla giornata. E’ difficile, sto lavorando molto duramente e domani sarà ancora più difficile. Domani è un altro giorno. Ma c’è una cosa che non si fermerà mai, ed è la volontà. La passione. Il sogno. La determinazione”.
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