“Le domande da porsi quando succedono queste cose sono tantissime – premette -: i cani erano abituati e socializzati con il bambino? Frequentavano la famiglia? Un cane forte non ha bisogno di aggredire, la sua può essere una richiesta di distanza, un azione di tutela della persona, una predazione o anche una espressione di paura. Se un cane non è abituato al pianto di un bimbo può scattare un’aggressione anche per paura, perché il bimbo viene percepito come un pericolo. Ma l’aggressività può anche essere determinata dall’atteggiamento protettivo nei confronti di una persona. Dire ‘non è successo nulla e il cane ha aggredito’ non può mai essere vero perché i cani non sono pazzi e non partono senza significato”.
C’è, dunque, la responsabilità di chi possiede un cane considerato pericoloso. E, per Raffo, c’è una responsabilità anche dello Stato. “E’ stata l’ordinanza Sirchia ad introdurre una ‘black list’ di cani pericolosi e poi l’ordinanza Martini 2009 a stabilire di istituire percorsi formativi per i proprietari di cani con rilascio di un patentino. Il patentino per alcune razze di cani già è previsto, come ad oggi richiamato dall’Ordinanza Paolo Fadda dell’agosto 2013, attuale ordinanza di pubblica sicurezza, essa prevede che venga rilasciato un patentino dall’Asl dopo un percorso gratuito a chiunque (proprietario o no di un cane), ne faccia richiesta. Qualcuno informa il cittadino su questo passaggio da fare? Qualcuno controlla? No”.
“Non solo – aggiunge – cani come i pitbull, che poi per stabilire se lo sono davvero bisognerebbe conoscere la loro storia, i loro genitori, non possono essere affidati a persone che hanno reati o sono problematici. Lo Stato darebbe una pistola ad un pregiudicato o ad uno schizofrenico? Ecco la stessa cosa vale per questi cani terrier di tipo bull (così vicini anche ai molossi). Qualcuno controlla? No. E allora, io non voglio passare per chi sta dalla parte del cane ma il cane, in tutte queste storie, non ha mai la colpa. La responsabilità è di chi lo gestisce che già prima di prenderlo dovrebbe seguire un percorso educativo specifico. Ma ahimè quasi nessuno lo fa”.
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