Un “collaboratore di un servizio segreto cinese”, è l’accusa per l’uomo che dal 2019 lavorava per Krah e a gennaio avrebbe “ripetutamente trasmesso informazioni su negoziati e decisioni nel Parlamento Europeo al suo mandante dei servizi segreti”. Jian, di origine cinese ma con cittadinanza tedesca, avrebbe anche spiato “oppositori cinesi in Germania” ed era – secondo la tv tedesca – già noto all’intelligence di Berlino da almeno un decennio, essendosi proposto invano come informatore sospetto doppiogiochista. Il Parlamento europeo l’ha subito sospeso.
Pechino ha dichiarato di considerare l’arresto come parte di una “campagna” finalizzata a “diffamare” la Cina guastando “l’atmosfera di cooperazione” con l’Europa. Anche alla luce di altri fermi, avvenuti ieri, di tre tedeschi accusati sempre di spionaggio per Pechino, ma non collegati con l’arresto di Jian. Il cancelliere Scholz a metà mese era stato in visita in Cina proprio per curare i rapporti economici col grande Paese asiatico ma solo lunedì la stessa Procura federale di Karlsruhe aveva annunciato l’arresto dei tre tedeschi sospettati di passare informazioni utili fra l’altro alla Marina cinese.
Krah, esponente dell’ala destra della formazione che i Servizi segreti interni tedeschi trattano come “sicuramente estremista” in almeno tre regioni dell’est, era già sospettato di essere una “quinta colonna” della Russia: ha ammesso di aver rilasciato due interviste alla piattaforma filo-russa “Voice of Europe”, quella inserita nella lista delle sanzioni nazionali dal governo ceco, ma nega di aver preso denaro. E, come Bystron, il numero due nella lista delle candidature dell’Afd alle europee e raggiunto dalle stesse accuse, nega di far parte della rete propagandistica del Cremlino. Ci sono però tracce documentali che Krah avrebbe procurato un badge d’ingresso al parlamento a un polacco poi accusato di spionaggio per la Russia.
Con le declinazioni più varie, due ministri tedeschi e diversi politici di vari partiti hanno chiesto che Krah rinunci alla candidatura e i vertici della stessa Alternative fuer Deutschland si sono riuniti per decidere cosa fare. “Se le accuse dovessero essere confermate, toccherebbero il cuore della nostra democrazia”, ha detto il ministro della Giustizia tedesco Marco Buschmann. La speranza recondita ma chiara di tutti i partiti è che lo scandalo colpisca elettoralmente l’Afd che, stando a otto sondaggi condotti nell’ultimo mese, a livello nazionale oscilla fra il 16 e il 18,5% profilandosi come il secondo partito tedesco dietro solo all’opposizione cristiano-democratica e sociale (Cdu-Csu). La “forchetta” è in calo rispetto a quella del 19,5-23% rilevata a gennaio, prima delle grandi manifestazioni di piazza contro l’estrema destra andate avanti in Germania per settimane sino a fine febbraio.
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