SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Scamarcio-Mastandrea tra Euforia e dolore
In sala il film della Golino già passato a Cannes
A Milano ‘Mandorla’,rock festival cineseLo organizza scrittore Sean White, autore di ‘Creuza de Mao’
In mostra i bambini del MyanmarA Palazzo Lombardia ‘la loro vita non è un gioco’
Sulla televisione, saggio su ultimo EcoLa ‘spietata critica’ del celebre studioso, a cura Marrone
Gullotta in ‘Pensaci Giacomino!’Grosso, denuncia audace. Prima nazionale Stabile Catania 30/10
Mostra su Prisciani, genio corte estenseConvegni e documenti autografi all’Archivio di Stato di Modena
Stagione in viaggio per Teatro CaffeinaDa Ovadia a Pagliai e Marchioni, 16 titoli al via 17/11
Ezio Bosso ricorda Abbado a BolognaIl 20 gennaio assieme a Silvio Orlando in Pierino e il lupo
Musica: Premio Bianca D’Aponte nel segno dell’integrazioneContest per sole cantautrici, apre Orchestra di Piazza Vittorio
Jimmy Choo apre boutique a FirenzeStore a pochi passi da cattedrale Santa Maria del Fiore
Elisa, Diari Aperti mio album più intimoIn uscita il 26 ottobre con la Universal dopo l’addio a Sugar
Pirandello inedito in lettere a LaterzaAlla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma fino al 2/2/2019
Castello Sammezzano, asta desertaNessuna offerta è arrivata, prezzo era di 16,2 mln euro
Tribalistas in Italia, 2 date a novembrePresentano nuovo album, trio chiude tour europeo a Milano e Roma
I Macchiaioli alla Gam di TorinoOltre 80 opere. In collaborazione con Gruppo Sole 24 Ore
L’arte in un click. Pills of ArtIn brevi video da Menarini aneddoti e curiosita’ sui capolavori
Arte e Moda un legame sempre più strettoAlla Gnam con Roberto Capucci il libro di Stefania Macioce
In mostra scatti Switch the rulesBuccinson vince primo contest Elica-Fondazione Casoli
H&MOSCHINO debutta a NY con la diversitàDrag queen, Topolino e anni ’90, Jeremy Scott sfida Trump
Tornatore, ecco gli 8 noir che amoIl regista, è il genere che mi appassiona fin da ragazzo
Mastroianni, ironia di un antidivoA Roma l’uomo e l’artista in 600 scatti, tra cinema e teatro
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‘Euforia’ di Valeria Golino, distribuito da 01 in 200 copie, è un po’ commedia, un po’ dramma, ambientato, come è, nel luogo principe dei contrasti e degli affetti: la famiglia. “Come è stato per ‘Miele’ sono interessata all’etica del quotidiano – dice la Golino – a quelle situazioni verso cui valga pena porsi certe domande”. E aggiunge la regista parlando del film, già passato a Cannes nella sezione Un Certain Regard: “Certo che c’è dall’autobiografismo in questo lavoro. L’idea è nata da fatti accaduti a persone a me care, in particolare da alcuni racconti di un amico che viveva una situazione personale molto difficile a causa di una grave malattia che aveva colpito suo fratello”.
Ed è proprio la storia di due fratelli quella di ‘Euforia’, ovvero quella di Matteo (Riccardo Scamarcio), giovane imprenditore di successo, spregiudicato e affascinante omosessuale, e di suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea), insegnante di scuola media, che vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati. Un uomo, quest’ultimo, alle prese con una mamma noiosa, un figlioletto e una moglie (Isabella Ferrari) che non sopporta più. Due persone all’apparenza lontanissime, ma entrambe con un segreto, che la vita a un certo punto riavvicina attraverso il dolore.
Per Mastandrea, il suo personaggio non è affatto un perdente: “Ettore non è manovrato, come si potrebbe pensare all’inizio, ma anzi è molto consapevole e si diverte facendo finta di non sapere e vedere. In realtà – aggiunge l’attore – sia lui che il fratello sono due narcisi: Ettore è un narciso del dolore, mentre Matteo ha il narcisismo di chi non ha il coraggio di essere amato”.
Per Scamarcio ‘Euforia’ dimostra che “il confine tra egoismo e altruismo non esiste e che anzi a volte le due cose si sovrappongono. In questo film – sottolinea – ci sono tutte persone che conosco bene anche nella vita. Abbiamo cercato di lavorare mettendo in gioco anche queste cose, emozioni personali, esperienze vissute. Il film ci dava l’opportunità di pescare nella nostra parte emotiva più profonda”.
Il film, scritto dalla Golino con Francesca Marciano, Valia Santella e la collaborazione di Walter Siti e con nel cast anche Valentina Cervi e Jasmine Trinca, ha come titolo Euforia perché, si legge nelle note di regia, “è quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità quando ci si sente felici e totalmente liberi. Ma è anche la sensazione a cui deve seguire l’immediata decisione della risalita prima che sia troppo tardi”.
– MILANO
– “Il primo rock festival di musica cinese”: così Enrico Ruggeri presenta il ‘Mandorla music festival’, che si terrà il 4 novembre ai Magazzini Generali di Milano. La serata, che si inserisce nel cartellone della “China Week Milano”, è organizzata dal 31enne scrittore cinese Sean White (Zhang Changxiao), autore del best seller sui grandi cantautori italiani “Creuza de Mao”, che pare abbia già venduto oltre 200.000 copie in Cina. Al “Mandorla Music Festival”, gli artisti cinesi e quelli italiani si esibiranno insieme: Ottavo Richter, band di musica jazz, con il chitarrista e compositore Renato Caruso e i Walking Ears, la prima band folk-rock cinese nata in Italia; 7 Grani, band popolare di musica folk-rock con SuYang, il portavoce cinese della musica rock-etnica. In scena anche LuoQi, la prima voce femminile del rock cinese e Tongyang (Miserable Faith), una delle band rock più popolari del panorama mandarino.
– “La loro vita non è un gioco.
Acqua, salute e istruzione per i bambini del Myanmar” è il titolo della mostra fotografica allestita a Palazzo Lombardia dal 26 ottobre al 14 novembre 2018. Attraverso gli scatti realizzati dal testimonial del progetto Beppe Convertini e dalla fotografa Sara Melotti, i visitatori potranno venire a contatto con le principali emergenze umanitarie del Myanmar e scoprire come sta intervenendo la Fondazione Terre des Hommes Italia per fornire supporto alle comunità locali e alle famiglie in condizioni di forte vulnerabilità.
Le foto di Sara Melotti documentano la realizzazione di orti familiari con l’utilizzo di materiali riciclati (bottiglie di plastica) come contenitori. Il sistema d’irrigazione, funzionante grazie alla forza di gravità, consente di ottimizzare l’impiego d’acqua. In questo modo è possibile avere verdura e frutta fresca giornalmente senza ricorrere all’utilizzo di pesticidi e senza grossi sforzi dato che gli orti idroponici sono sollevati da terra.
– PALERMO
– UMBERTO ECO, ‘SULLA TELEVISIONE’ (A cura di Gianfranco Marrone) (NAVE DI TESEO, PP. 553, 22,00 EURO).
Campanile sera, La Figlia del capitano, il Festival di Sanremo, Specchio segreto, Tom e Jerry, Tribuna Politica, Canzonissima, I tre moschettieri, All in the family, Twin Peaks, il telegiornale, Portobello, La Corrida, Il Tenente Colombo, Beautiful, l’Ispettore Derrick, Un giorno in pretura, il Grande Fratello: come dire, Mike Bongiorno non era l’unico bersaglio della “spietata critica” che, per un sessantennio, Umberto Eco ha condotto alla televisione, italiana e straniera. L’ultimo libro del celebre studioso, scomparso quasi due anni fa lasciando un’eredità intellettuale di delicata e complessa gestione, lo dimostra ampiamente. Il semiologo e saggista Gianfranco Marrone, che a quest’eredità “tiene moltissimo”, come sostiene, ha difatti raccolto una gran quantità di scritti di Eco dedicati al piccolo schermo: “Sulla televisione” è il titolo, edito dalla Nave di Teseo (pp. 533, euro 22), da oggi in libreria. “Questi scritti coprono un arco di tempo che va dal 1956, anno in cui la Rai vara le sue prime trasmissioni, al 2015, – afferma Marrone – periodo in cui il mezzo televisivo perde la sua supremazia fra i media di massa, cedendo il posto alla rete. Un tale arco di tempo coincide con l’intera carriera di Eco come professore e scrittore, pensatore e opinionista, linguista, uomo d’editoria e, al suo inizio, funzionario del servizio pubblico della Radio Televisione Italiana”. Sono testi di varia natura, molti dei quali praticamente inediti: saggi scientifici, analisi di trasmissioni, interventi a caldo, report di ricerche empiriche, risposte a questionari, articoli giornalistici, scritti di fiction. “Ne viene fuori, tristemente, – afferma il semiologo – che le strade seguite dalla televisione sono state radicalmente opposte a quelle che Eco s’attendeva e pretendeva, andava suggerendo e auspicando, con toni diversi, avversari diversi, ma lo stesso spirito di fondo: uno spirito politico – quello di chi ha innanzitutto a cuore una ‘res pubblica’ che la televisione avrebbe potuto contribuire a formare e a gestire, preferendo però, fatalmente, fare il gesto dello struzzo che, cacciando la testa sotto la sabbia, mostra il sedere a un telespettatore carico di curiosità e di perplessità.
Sono parole sue”. Gianfranco Marrone è professore ordinario di Semiotica nell’Università di Palermo. Insegna Semiotica dell’alimentazione e del gusto nell’Università delle scienze gastronomiche di Pollenzo. Ha introdotto e tradotto in lingua italiana diverse opere di Roland Barthes e Algirdas J. Greimas. Tra i suoi scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del telegiornale (1998), C’era una volta il telefonino (1999), Corpi sociali (2001), Montalbano (2003), La Cura Ludovico (2005), Il discorso di marca (2007), L’invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo (2011), Ccà ddà ddocu (2011), Stupidità (2012), Figure di città (2013), Gastromania (2014), The Invention of the Text (2014), Dilettante per professione (2015), Semiotica del gusto (2016), Principes de la sémiotique du texte” 2016; Roland Barthes: parole chiave (2016); Prima lezione di semiotica (2018), Storia di Montalbano (2018).
– PALERMO
– “Del professore Toti porto in scena la condizione dell’anziano come la intendiamo oggi, non la vecchiaia. Un uomo certo avanti negli anni, ma non spento, tanto egocentrico quanto anticonformista e autentico paladino dei valori”. Così Leo Gullotta parla del suo prossimo debutto in “Pensaci, Giacomino!”. La nuova produzione è realizzata dal Teatro Stabile di Catania e dalla Compagnia Enfi Teatro debutta al Verga il 30 ottobre. Nella lettura drammaturgica e nella regia di Fabio Grossi l’azione si concentra in un atto unico di un’ora e mezza. Grossi pospone l’azione negli anni ’50: “In piena ricostruzione – spiega – agli inizi del boom industriale che porterà il Paese a godere ‘di unicorni dorati’ dal profumo della libertà ritrovata”. Con un faro accuso sul “becero commento, della calunnia sociale, del perbenismo fasullo dei baciapile”. Per il regista “la commedia pirandelliana è un’audace denuncia : il premio Nobel ha creato una vera e propria macchina da guerra, ancor oggi efficace per modi e valori”.
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MODENA
– Una mostra e due convegni ricordano la figura dell’umanista Pellegrino Prisciani a 500 anni dalla morte. Le iniziative sono promosse da Centro Studi Arce (Archivio Ricerche Carteggi Estensi), Archivio di Stato di Modena e Università di Bologna, Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica.
La mostra, ‘Tra la corte e il mondo’, sarà inaugurata il 26 ottobre all’Archivio di Stato di Modena e rimarrà aperta fino al 16 marzo. L’esposizione dei documenti autografi illustra il ruolo culturale e politico che svolse alla corte estense come storiografo, ambasciatore, giurista, archivista, geografo e cartografo, astrologo ed astronomo, ma anche come architetto teatrale e militare. Indagini condotte sui testi hanno fatto emergere peculiarità di scrittura, lingua e stile, oltre a significativi rapporti con gli artisti della corte ferrarese.
Altri documenti mettono in rilievo lo stretto rapporto professionale con l’architetto Biagio Rossetti. I convegni sono in programma il 27 ottobre a Modena e l’8 novembre a Bologna.
– Ernico Loverso tra i versi di Ovidio e Vinicio Marchioni nella poesia di Dino Campana. Ma anche Eugenio Allegri con il Novecento di Baricco, Ugo Pagliai e Manuela Kustermann in Dopo la prova di Bergman, La merda, ormai piccolo cult di Christian Ceresoli. Tra grandi classici e contemporaneo, il Teatro Caffeina di Viterbo inaugura la sua seconda stagione, tutta sul tema del viaggio. ”Il teatro stesso è un viaggio – spiega la direttrice artistica Annalisa Canfora – Un viaggio di conoscenza per chi lo fa e per chi lo guarda. In questa stagione – dice – avevo una parola che mi guidava nelle scelte: andare. Andare oltre, spingere la porta un po’ più in là. Così si è costruita la mappa di bordo, un percorso reale e immaginifico di temi, poetiche, stili, estetiche”.
In tutto, 16 titoli, che dopo il concerto degli Avion Travel del 26/10, parte ufficialmente il 17/11 con Mario Incudine in Mimì Da Sud a Sud sulle note di Domenico Modugno, regia Moni Ovadia e Giuseppe Cutino
– BOLOGNA
– La figura di Claudio Abbado, uno dei direttori d’orchestra più importanti di sempre del panorama musicale internazionale, verrà ricordata il 20 gennaio prossimo alle 18, a cinque anni dalla morte, al Teatro Manzoni di Bologna con un concerto diretto da Ezio Bosso a capo di un complesso che raduna una cinquantina di strumentisti che proprio con Abbado hanno a lungo collaborato.
“Grazie Claudio!”, questo il nome dato all’evento, è promosso dall’Associazione Mozart 14, presieduta dalla figlia Alessandra e della quale Bosso è testimonial, che ha lo scopo di sostenere e continuare le iniziative musicali avviate in ambito sociale ed educativo proprio dal Maestro nei reparti pediatrici degli ospedali e nelle carceri. Nel corso della serata Ezio Bosso dirigerà alcuni degli autori più amati da Claudio Abbado, come Rossini, Prokofiev e Beethoven dei quali verranno proposti la sinfonia da un’opera, la favola Pierino e il lupo, raccontata da Silvio Orlando, e la terza e o la settima sinfonia.
Sarà l’ensemble multietnico dell’Orchestra di Piazza Vittorio ad aprire la 14 a edizione del Premio Bianca d’Aponte di Aversa, una presenza nel segno della musica come simbolo di integrazione. Ma è solo un tassello del ricco cast delle finali del Premio per sole cantautrici in programma venerdì 26 e sabato 27 ottobre al Teatro Cimarosa.
Nelle due serate si esibiranno, in veste di ospiti, anche molti protagonisti della musica italiana, a partire dalla madrina di quest’anno Simona Molinari insieme ad alcune di quelle degli scorsi anni: Ginevra Di Marco, Rossana Casale, Fausta Vetere, Mariella Nava, Elena Ledda, Petra Magoni (che si esibirà con l’Orchestra di Piazza Vittorio) e Brunella Selo con le SesèMamà. Saliranno sul palco anche Joe Barbieri, Giovanni Block, Carlo Marrale, Giuseppe Anastasi, Tony Bungaro, Kaballà, Marina Mulopulos. Non mancherà la vincitrice dello scorso anno, Federica Morrone, mentre a presentare saranno Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu.
Si inaugura quest’anno la direzione artistica di Ferruccio Spinetti, che ha raccolto l’eredità del compianto Fausto Mesolella, storico direttore artistico della manifestazione. Il cuore del festival intitolato alla cantautrice Bianca D’Aponte, prematuramente scomparsa a 23 anni, sarà come sempre il concorso, nel quale si fronteggeranno cantautrici da tutta Italia: Argento da Brindisi con il brano ‘Goccia’; Roberta De Gaetano da Messina con ‘Va tutto benissimo’; Francesca Incudine da Enna con ‘Quantu stiddi’; Irene da Napoli con ‘Call center’; Kim da Padova con ‘Un cane e una moglie’; Meezy da Foggia con ‘Temporale’; Giulia Pratelli da Pisa con ‘Non ti preoccupare’; Chiara Raggi da Rimini con ‘Lacrimometro’; Chiara Ragnini da Genova con ‘Un angolo buio’; Elisa Raho da Roma con ‘Bello’. Ad accompagnare alcune concorrenti sarà come da tradizione l’Orchestra Bianca D’Aponte diretta da Alessandro Crescenzo.
Presidente di giuria sarà Simona Molinari, che in veste di madrina salirà sul palco per interpretare, insieme ad alcune sue canzoni, “Il bagarozzo Re”, un brano di Bianca D’Aponte.
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FIRENZE
– Prima boutique a Firenze per il marchio di accessori di lusso britannico Jimmy Choo, che fa parte del gruppo di moda di lusso della Michael Kors Holdings Limited. Il nuovo store di 30 mq è situato a pochi passi dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e racchiude l’intero mondo del brand con la collezione donna completa di scarpe, borse, occhiali, piccola pelletteria e profumi. Progettato in collaborazione con il Christian Lahoude Studio di New York, ha tocchi di design personalizzati e ispirati alla tradizione fiorentina, come il marmo Breccia Medicea, usato già nel XVI secolo dalla famiglia Medici. Il negozio fiorentino è la quarta boutique italiana di Jimmy Choo, in ordine di tempo a seguito di Milano, Roma e Venezia.
– A 10 anni, bambina timida e chiusa, ha preso in mano il suo primo diario. Ha iniziato a scrivere, ad affidare i suoi pensieri alla pagina bianca senza fermarsi più, “per capire quello che potevo essere”. Trenta anni dopo, Elisa quei diari che continuano a riempire bauli interi ha deciso di condividerli, di trasformali in musica (“del resto sia la scrittura che la musica hanno una dimensione assoluta e infinita”) nel suo nuovo album dal titolo Diari aperti, in uscita il 26 ottobre. Ed è “Tutta un’altra storia”, come recita il titolo della prima canzone del disco. Tutta un’altra storia, a partire dalla casa discografica, che dopo 22 anni non è più la Sugar, ma la Universal (“ci ho pensato tanto, non volevo fosse una fine brusca: volevo provare a vedere come poteva essere in una major, è come passare dalla cittadina che conosci da sempre alla metropoli”). Ed è tutta un’altra storia, perché “è il disco più senza filtri che ho mai fatto, il mio più intimo e intimistico, autobiografico, una sorta di dialogo prima di tutto con me stessa. Il soggetto ero io, senza metafore”, racconta lei, via chiamata video, dalla stanza della sua casa di Monfalcone, “quella degli ospiti”, dove ha scritto l’album, stavolta tutto in italiano. “Una necessità, ma anche una castrazione lasciar da parte tutti i brani scritti in inglese. E’ stato bello e gratificante, ma non è stato un lavoro leggero”, tiene a sottolineare la cantautrice che si è fatta affiancare anche da alcuni giovani autori già affermati come Davide Petrella, Cheope e Federica Abbate. “Mi piaceva confrontarmi con la realtà contemporanea, e una volta che avevo deciso di aprire i miei diari a chi ascoltava, ho capito che potevo aprirmi anche io ad altre collaborazioni”. ßß L’album, spiega ancora Elisa, “è nato come reazione a quello che sentivo in giro: avevo bisogno di fare un lavoro spoglio, in risposta alle tante sovrastrutture in cui non sempre trovo un’anima. Sono viaggi sensoriali meravigliosi, ma non riesco a capire se dietro c’è altro, se non l’obiettivo di raggiungere il successo. E quindi tutto è partito dalle parole, dai testi, scavando nel vecchio compito della musica che è quello di buttare fuori quello che abbiamo dentro. Il risultato è un album meno musicale del solito”. Un concept album? “In qualche modo sì, è il racconto di come sono. Dentro c’è il mio passato, i racconti della mia infanzia, la mia famiglia, e anche il mio slancio e il mio stupore per tutto quello che mi circonda: sono un’entusiasta, ma a volte devo contenermi per non essere considerata una pazza. C’è un verso che forse mi rappresenta più degli altri: ‘Non voglio vivere tutte le vite’. Non possiamo mostrare solo la facciata da supereroi, ma anche quella più fragile. Io credo molto nella fragilità che può essere fonte di empatia”. ßß Tra i brani dell’album, ce ne è uno che ad Elisa sta particolarmente a cuore: Promettimi, dedicata al suo secondogenito Sebastian, che è stato scelto per la campagna “Fino all’ultimo bambino” di Save The Children, di cui Elisa è diventata Ambasciatrice nell’anno del centenario dell’associazione. ßßß In primavera, Elisa porterà i suoi Diari Aperti nei teatri. Il via da Firenze il 18 marzo, poi in tour fino al 14 maggio.
– Una selezione di lettere, per lo più inedite, tra gli editori Laterza e alcuni tra i più importanti scrittori e scrittrici italiane del Novecento, da Luigi Pirandello a Sibilla Aleramo, a Carlo Levi e Leonardo Sciascia, saranno esposte fino al 2 febbraio 2019 all’interno del museo letterario Spazi900 della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
La mostra, ‘La Casa Editrice Laterza e i grandi scrittori del Novecento’, curata da Giorgio Nisini ed Eleonora Cardinale, promossa da Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e organizzata dalla Biblioteca e dagli Editori Laterza – segue un percorso cronologico che va dai primi scambi epistolari tra Giovanni Laterza e Benedetto Croce fino alla gestione di Vito Laterza negli anni Cinquanta. Oltre alle lettere – che appartengono alla sezione più antica dell’archivio epistolare della casa editrice (1901-1959) – in mostra ci sono anche prime edizioni, riviste e giornali dalle collezioni della Biblioteca.
Tra gli altri autori Luigi Capuana, Salvatore Di Giacomo, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Vitaliano Brancati, Carlo Bernari, Corrado Alvaro, Carlo Cassola, Anna Maria Ortese, Elsa Morante e Cesare Zavattini. La sezione più antica dell’archivio epistolare della casa editrice Laterza, fondata a Bari nel 1901 da Giovanni Laterza, depositato presso l’Archivio di Stato di Bari, è presentato per la prima volta al pubblico in questa mostra e testimonia le varie fasi e prospettive del rapporto con il mondo letterario italiano, raccontato in 7 pannelli.
– AREZZO
– E’ andata nuovamente deserta l’asta per l’acquisto del Castello di Sammezzano di Reggello (Firenze), raro esempio di architettura orientalista dell’800 per iniziativa di Ferdinando Panciatichi Ximenes. L’apertura era prevista nel pomeriggio ad Arezzo, presso lo studio del notaio Michele Tuccari ma sulla scrivania del professionista non è arrivata alcuna busta. Dai 18 milioni richiesti nello scorso maggio per la prima asta il prezzo era sceso a 16 milioni e 200mila euro e per la prossima asta, ancora da fissare, il prezzo scenderà del 10 per cento.
Il castello è stato messo all’asta dal tribunale di Arezzo dopo la dichiarazione di fallimento, nel dicembre scorso, della Sammezzano Castle, ultima proprietaria della tenuta, acquistato nel 1999. Ma già nel maggio 2017 era andato all’asta: ad aggiudicarselo provvisoriamente era stato una società con sede a Dubai per 15,4 milioni di euro. Il mese successivo, la vendita fu però annullata dal tribunale di Firenze dopo un ricorso di un’altra società.
– Quindici anni dopo il successo del primo album, che ha venduto oltre 3 milioni di copie, il trio brasiliano Tribalistas va per la prima volta in tour, in America e Europa, per presentare il nuovo progetto discografico. A novembre arriveranno anche in Italia con due date: l’8 agli Arcimboldi di Milano, l’11 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Marisa Monte, Carlinhos Brown e Arnaldo Antunes, oltre ai brani del nuovo album, inciso a Rio de Janeiro nell’agosto del 2017, proporranno hit come “Passe em Casa”, “Velha Infncia” e “Já Sei Namorar”. Le date italiane fanno parte del tour europeo che dopo Portogallo, Spagna, Germania, Svizzera, Inghilterra e Francia, si conclude in Italia. Il nuovo progetto, come il precedente, è prodotto dagli stessi Tribalistas, insieme a Leonardo Netto, e registrato con un piccolo gruppo di musicisti, amici e colleghi. Il disco, composto da 10 brani, è stato reso pubblico attraverso una diretta social visualizzata da oltre 5,62 milioni di fan in 52 paesi contemporaneamente.
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TORINO
– Al mondo dei pittori macchiaioli, alla loro vicenda artistica di ribellione giovanile e di sperimentazione, Torino dedica una grande mostra. Più di ottanta opere, provenienti da importanti musei italiani, come gli Uffizi, enti e collezioni private, raccontano una stagione della pittura italiana tra Piemonte, Liguria e Toscana, nelle sale della Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, da domani fino al 24 marzo 2019. La mostra ‘I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità’ è organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, Gam Torino e 24 Ore Cultura, a cura di Cristina Acidini e Virginia Bertone, con il coordinamento tecnico-scientifico di Silvestra Bietoletti e Francesca Petrucci e la collaborazione dell’Istituto Matteucci di Viareggio. Il percorso espositivo copre un periodo che va dagli anni cinquanta dell’800 ai capolavori degli anni sessanta, fino al 1870. Tra i protagonisti ci sono Antonio Fontanesi, nel bicentenario della nascita, gli artisti piemontesi della Scuola di Rivara (Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade) e i liguri della Scuola dei Grigi (Serafino De Avendao, Ernesto Rayper), la pittura di Cristiano Banti, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani. “Una mostra dalla quale emerge un’attenzione nuova e genuina per il genere pittorico del paesaggio”, spiegano le curatrici. “Questa mostra accende i riflettori su uno dei movimenti artistici più popolari e amati dell’800 e si colloca nell’ambito di un rinnovato interesse per la pittura di questo periodo”, sottolinea Maurizio Cibrario, presidente della Fondazione Torino Musei. “E’ la prima collaborazione con la Gam, speriamo che ne seguano altre. Questa mostra mette al centro l’italianità, è una bella espressione del made in Italy”, afferma Federico Silvestri, direttore generale della 24 Ore System. “È un ritorno a Torino, quello del gruppo Sole 24 Ore, di cui siamo molto felici e orgogliosi. Un’iniziativa realizzata grazie a una positiva sinergia tra pubblico e privato con un contenuto importante. E arriva in un autunno molto impegnativo sul piano dell’offerta culturale della città”, osserva la sindaca Chiara Appendino.
– La “Venere” di Botticelli è stata la prima donna completamente nuda raffigurata dalla caduta dell’Impero Romano e per dipingere la Medusa Caravaggio si ispirò probabilmente alle espressioni del suo stesso volto.
Tutto questo e altri aneddoti e curiosita’ sono i contenuti di “Menarini Pills of Art” la nuova sezione del sito Menarini con brevi video dedicati al mondo dell’arte, il nuovo progetto multimediale di Menarini legato al mondo dell’arte. L’obiettivo e’ quello di far scoprire la bellezza dell’arte italiana, specialmente nei 136 paesi in cui Menarini è presente, con brevi video che raccontano aneddoti e curiosità sulle opere più note del Rinascimento Italiano. A conferma della scelta di supportare l’arte da parte del colosso farmaceutico italiano che, da più di 60 anni, pubblica ogni anno una monografia dedicata ai grandi maestri della pittura e della scultura come Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Tiziano e Giotto.
Da oggi, video-pillole online realizzate in italiano e in inglese.
– “L’arte è la mia energia. Va guardata, assorbita. Sono capace di visitare una mostra anche 50 volte. Non potrei lavorare senza esserne ispirato”. Così Roberto Capucci, maestro couturier dell’era contemporanea. Autore di straordinari abiti-scultura che hanno fatto il giro del mondo esposti nei musei più importanti. Colui che ha “vestito solo donne di grande personalità – rivela – che non seguivano la moda, che per definizione cambia troppo rapidamente, come la principessa Rospigliosi e il premio Nobel Rita Levi Montalcini, che sapevano già ciò che volevano indossare”. Capucci apporta la testimonianza del legame stretto tra arte e moda alla presentazione, nella Galleria di Arte Moderna e Contemporanea a Roma, di un libro che sancisce il legame tra i due settori, scritto da Stefania Macioce, docente di Storia dell’Arte Moderna alla Sapienza. Dal titolo del volume, Arte in Moda- Giochi d’ispirazione (Logart Press editore)si evince la tesi non sempre scontata che l’arte e la moda siano connesse.
– Due piccole esplosioni. O forse fiori. Un omaggio alla natura. O alle ombre del bianco e nero.
”Trovaci qualcosa”, dice la didascalia. Ha 20 anni Pietro Bucciarelli, alias Buccinson, il vincitore di Switch The Rules, 1/a edizione del contest fotografico promosso sui social da Elica, azienda leader nel mercato della progettazione e produzione di cappe, e da Fondazione Ermanno Casoli, che fino al 27/10 porta i 29 scatti finalisti in mostra alla Roma Art Week, nell’ex Pastificio Cerere.
”Dobbiamo cambiare le regole del gioco”, dice il presidente di Elica, Francesco Casoli. Proprio come il tema del concorso, ispirato alla campagna Upside Down del nuovo piano aspirante NikolaTesla Switch, che il vapore delle pentole, anzichè in su, lo aspira in giù, sul piano cottura. ”Switch the rules – dice – per far capire che in cucina, ma non solo in cucina, anche nella fotografia si possono cambiare le regole del gioco e pensare in maniera differente”. Oltre 1200 gli scatti arrivati. L’anno prossimo il bis
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Un omaggio a Times Square, crocevia di un mondo multietnico e multigenere, ai ruggenti anni Novanta e al Dna della casa fondata 35 anni fa da Franco Moschino. Modelle di ieri e di oggi, le sorelle Hadid e Naomi Campbell dalla falcata felina e in prima fila Paris Jackson e Francis Bean Cobain, figlie di due miti dell’epoca, Michael Jackson e Kurt Cobain, hanno tenuto a battesimo, nel buio al neon di un molo di South Street, H&MOSCHINO, l’ultimo esempio della collaborazione tra H&M e un grande designer. Stavolta il connubio, inaugurato nel 2004 con Karl Lagerfeld, ha messo insieme il gigante svedese della moda “cheap and chic” e il brand italiano che proprio trent’anni fa aveva chiamato cosi’ la sua linea piu’ giovane. Il messaggio rivolto soprattutto ai giovani dalla collezione e del look book creato dal direttore creativo di Moschino, Jeremy Scott, e’ all’insegna della diversità e dell’inclusivita’. “Perché, Trump, perche?”, ha detto, rivolgendosi indirettamente al presidente che sta studiando come cancellare i diritti dei trans, lo stilista americano che al Pier 36 sull’East River ha riunito la sua “famiglia allargata”: le gemelle e influencer Aya e Ami, l’assistente Sakura Bready, Paolo Olea, migliore amico e PR Moschino, e Aquaria, vincitore della decina stagione del reality Drag Racing di Ru Paul. La nuova linea mescola cartoni animati e street style con infiniti elementi luccicanti del mondo hip-hop: “Voleva essere un regalo miei fan”, ha spiegato Scott, che considera H@MOSCHINO “la sua settima collezione”, oltre alle sei che disegna usualmente. L’idea non era dunque di “diluire le immagini”, ma dare accesso, senza dar fondo al conto in banca, a un mix esuberante in technicolor: si va dai personaggi di Disney ai piumini dorati oversize ricoperti di paillette per tornare agli stampati con l’immagine del CD e le tee-shirt col logo del condom del Moschino anni Novanta. I capi sono per lo piu’ unisex, l’estetica e’ “camp”, quel kitsch esagerato fatto proprio dalla moda drag che in maggio, con relativo gala, sara’ al centro della prossima mostra del Constume Institute del Met. Gigi ha aperto, Naomi ha chiuso la sfilata, trasmessa in diretta streaming nella vera Times Square, poi come per miracolo la passerella si e’ trasformata in negozio dove in anteprima sono stati messi in vendita felpe, bomber, pantaloni di pelle dorata, jeans oversize e tanti, tanti accessori tra cui una borsa-lucchetto disegnata per la collezione autunno-inverno 15/16 e mai realizzata perche’ troppo cara se fatta a mano in Italia. “Ne abbiamo piu’ del solito perche’ non riuscivamo a scegliere”, ha detto Ann Sophie Johannsonn di H&M. Adesso l’appuntamento e’ all’8 novembre, quando H&Moschino, compresi alcuni capi per amici a quattro zampe, andrà in vendita in 240 negozi in tutto il mondo: in Italia a Milano, Roma, Bologna, Firenze, Venezia, Napoli e Torino.
-Un rapporto intenso, nato da adolescente quando faceva il proiezionista a Bagheria, raccontato nel film Oscar Nuovo Cinema Paradiso giusto 30 anni fa, e proseguito nel tempo inseguendo la sua passione cinematografica, cinefila prima che professionale, quello di Giuseppe Tornatore e il noir, un genere popolare, “tra i più amati ancora oggi” ma non considerato fino alla “riscoperta della Nouvelle Vague degli anni ’60”. Il regista siciliano ha raccontato il suo amore per il cinema di tensione alla Festa del cinema, scegliendo otto titoli tra i più amati in uno degli Incontri Ravvicinati di questa edizione, guidata dal direttore Antonio Monda. Otto film, di cui uno solo francese e uno solo a colori: La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder, La donna del ritratto (1944) di Fritz Lang, Lo specchio scuro (1946) di Robert Siodmak, Crime and Punishment – Ho peccato (1935) di Josef von Sternberg, Le catene della colpa (1947) di di Jacques Tourneur con due mostri di attori come Kirk Douglas e Robert Mitchum, Detour (1945) di Edgar G. Ulmer, il francese Le Trou – Il buco (1960) di Jacques Becker e infine Il delitto perfetto (1954) di Alfred Hitchcock, su cui maggiormente si è lasciato andare a ricordi personali. “Avevo 14-15 anni, facevo il proiezionista e mi ricordo che lo vidi otto volte in due giorni”, ha raccontato Tornatore che dopo La Corrispondenza sta lavorando al nuovo film. Il regista, documentato anche sugli aneddoti spesso leggendari dei film che ha selezionato (come gli appena sette giorni di riprese occorsi ad Ulmer per Detour), ha spiegato come fosse una lezione di cinema il noir sottolineando i punti cardinali: la dark lady, il bianco e nero, i colpi di scena, la voce off, il meccanismo a orologeria delle sceneggiature, “l’attaccamento alla realtà delle cose per non far risultare assurde certe soluzioni, o perlomeno la verosimiglianza, come in una sequenza della Fiamma del peccato con un errore palese, una porta d’albergo che si apre verso l’esterno, l’unica al mondo, si vantava Wilder”. E poi ancora il finale non lieto. “Il noir – ha detto Tornatore – è più bello del giallo che comincia sempre dopo un delitto. Il noir invece ti racconta di come sono andate le cose mentre accadono, per questo deve essere perfetto per funzionare. Uno dei suoi punti di forza è il senso di colpa, la sconfitta, il protagonista molto spesso trascinato a compiere un’azione criminale”. E poi ancora il tema del doppio, dello specchio, l’ambientazione urbana e la radice letteraria, “è il genere cinematografico che più è tratto da libri. Sciascia diceva che è impossibile fare buoni film da un capolavoro letterario – ha ricordato Tornatore commentando una sequenza di Crime and Punishment da Dostojevski – e in un certo senso ironizzava anche sulla sua opera”. Tra gli otto film un posto d’onore all’età d’oro del noir americano, gli anni ’40, ma l’unico film francese scelto, Le Trou – Il buco, una pietra miliare del sottogenere carcerario occupa un posto speciale. “Tutto ruota attorno alla costruzione della via di fuga ma il centro è un periscopio costruito dai detenuti con uno spazzolino per i denti. Amo molto le storie che ruotano attorno ad un oggetto più o meno utile, ma che poi si rivela essenziale a spiegare tutto”.
– Emerge lo sguardo disincantato e autoironico di un divo che rifiutava di esserlo nella mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis dal 26 ottobre al 17 febbraio per celebrare il mito di Marcello Mastroianni. In concomitanza con la Festa di Roma, questo allestimento a cura di Gian Luca Farinelli presenta al pubblico una corposa selezione di fotografie (circa 600), molte delle quali inedite, accanto a video e spezzoni di film che ripercorrono non senza un velo di nostalgia quella che Mastroianni chiamava “una vita tra parentesi”, ossia quell’esistenza straordinaria da lui vissuta come una cavalcata nello spazio immateriale tra set e palcoscenici. La leggerezza e la malinconia, l’intelligenza e l’assenza di vanità di Mastroianni si rivelano in un percorso che traccia un ritratto vero dell’uomo e dell’artista. A guidare il visitatore è la lunga filmografia di Mastroianni, La Dolce Vita e 8 e 1/2 su tutti, accanto agli spettacoli in teatro e agli aspetti più privati. [print-me title=”STAMPA”]
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