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Fisco: Cgia, nel 2019 a ‘quota 100’
Pesano soprattutto per piccole aziende dedite all’export
Piano Redfin contro attacchi informativi a sistema finanziario
Patuelli, Draghi non ci abbandoneràPresidente Abi, ma ognuno faccia la sua parte per evitare crisi
Mediobanca, al via assemblea sociSoci riuniti per bilancio e nomina 2 consiglieri
Boccia, attacco a Draghi è senza senso. Di Maio: ‘Nessuna lite'”Non ha alcun senso”. Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, a margine della Festa del Foglio, commenta l’attacco del vicepremier Luigi Di Maio al Governatore della Bce Mario Draghi. “Non mi sembra che Draghi sia contro l’Italia.
Pensioni la bozza del governo: per il trasporto aereo anticipo vecchiaia di 7 anniL’età per accedere alla pensione di vecchiaia sarà a 67 anni tra il 2019 e il 2022, per i lavoratori del trasporto aereo il requisito si riduce ancora. Finanziata con il pagamento di 3 euro imbarco
Bcc Vda in Gruppo cassa centrale bancaVia libera a modifiche statutarie, gruppo operativo da 2019
Camusso, per guida Cgil ci vuole LandiniGruppo dirigenti contrario, affidare scelta ad assemblea
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VENEZIA
– Sebbene sia in arrivo la fatturazione elettronica, nel 2019 il numero delle scadenze e adempimenti fiscali è destinato ad aumentare fino a sfiorare quota 100, in particolar modo per le realtà produttive di piccola dimensione che intrattengono scambi commerciali con l’estero.
Il dato è contenuto in un report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Un’impresa artigiana senza dipendenti, ad esempio, lungo i 12 mesi del 2019 dovrà versare all’erario o inviare la propria documentazione fiscale all’Amministrazione finanziaria 29 volte, una in meno rispetto al 2018, ma una impresa commerciale con cinque dipendenti lo dovrà fare 88 volte, e 99 una piccola impresa industriale con 50 dipendenti.
Anche se in misura quasi impercettibile, tuttavia, i lavoratori autonomi potranno contare su un piccolo alleggerimento: dall’anno prossimo, con l’introduzione della fatturazione elettronica verrà abolito lo spesometro. A regime, pertanto, risparmieranno due adempimenti.
– AbiLab, Centro di ricerca e innovazione per la banca promosso dall’Associazione bancaria italiana, guiderà il nuovo Progetto europeo “REDFin – Readiness Enhancement to Defend Financial Sector”, diretto a rafforzare le difese del settore bancario e finanziario europeo, attraverso la definizione di metodi innovativi di analisi e prevenzione dei rischi informatici. L’iniziativa, si legge in una nota, nasce per una specifica richiesta promossa dall’Agenzia esecutiva Innovation and Networks Executive Agency (INEA), nell’ambito del Programma Connecting Europe Facility (CEF) per la creazione di un network europeo sostenibile ed efficiente nei settori dei trasposti, dell’energia e dei servizi digitali.
REDFin ha come obiettivo quello di rafforzare la capacità del CERTFin, il CERT del settore finanziario italiano promosso da ABI e Banca d’Italia, di prevenire e rispondere agli attacchi informatici diretti al settore bancario, definendo ed eseguendo modelli operativi e metodologie per identificare scenari di minacce e promuovendo azioni per rafforzare i livelli di consapevolezza e di resilienza. Lo scopo è quindi poter contare su presidi ancora più incisivi. La metodologia di lavoro terrà in considerazione gli standard definiti a livello europeo nell’ambito dello European Intelligence Driven Red Team Testing Framework, promosso dalla Banca Centrale Europea, così come dei framework attualmente in uso o in corso di definizione presso importanti strutture come la Banca centrale tedesca, quella inglese e quella olandese. Il Progetto REDFin vedrà impegnati AbiLab, il CERTFin e un campione di banche.
La sicurezza è un processo che non si ferma, viene costantemente messa a punto. Nel 2017 le banche italiane hanno investito oltre 300 milioni di euro per garantire alla clientela “operazioni” digitali ancora più sicure. I clienti che hanno subito attacchi sono stati solamente lo 0,0018% di chi opera su home banking, pari ad uno su 55 mila. Il dato è in diminuzione rispetto al 2016 in cui erano lo 0,002% e rispetto al 2015 in cui erano solo lo 0,0028.
Anche dopo “il primo gennaio prossimo (con la fine del programma Quantitative easing) la Bce-Banca d’Italia deterranno stabilmente a lungo una quota assai ingente del debito pubblico italiano (cosa che non era in atto durante la crisi del 2011-2012) e ciò contribuirà in modo assai rilevante a stabilizzare parzialmente il debito pubblico italiano”. Lo afferma il presidente dell’Abi Antonio Patuelli in uno suo intervento su Il Sole 24 ore dove rileva però che “è logico e comprensibile quanto il presidente Draghi ha fatto capire anche di recente e cioè che la Bce e le banche centrali nazioni non possono comprare e incrementare all’infinito gli acquisti di titoli di Stato”. A fine agosto i due istituti centrali detenevano 385 miliardi di euro del debito italiano- “Ciò sarà molto importante, anche se non sufficiente, ma ciascun altro soggetto istituzionale e privato dovrà fare la propria parte nelle politiche economiche per evitare una nuova crisi economica che fosse dovuta a molti alti livelli di spread”.
– Ha preso il via l’assemblea degli azionisti di Mediobanca, convocata per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2017-2018, che si è chiuso con un utile netto di 864 milioni di euro (+24%), ricavi per 2,4 miliardi (+10%) e un utile operativo di 1,057 miliardi (+24%), e per la nomina di 2 consiglieri di amministrazione. Presente il 65,2% del capitale, invariate le partecipazioni oltre il 3%, con Unicredit all’8,4%; Bolloré al 7,9%, Blackrock al 5%, Mediolanum al 3,3% e Invesco al 3,1%. “Il momento attuale – ha aggiunto – è molto triste, il rischio Italia è percepito per come è percepito ed importante per le banche italiane dotarsi di un indice di capitale piuttosto solido e di un attivo altrettanto solido”. Lo afferma l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel intervenendo in assemblea dei soci.
“Non ha alcun senso”. Così il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, a margine della Festa del Foglio a Firenze, commenta l’attacco del vicepremier Luigi Di Maio al Governatore della Bce Mario Draghi. “Non mi sembra che Draghi sia contro l’Italia. La questione del quantitative easing è nell’interesse dell’Italia. Abbiamo un presidente di una Banca centrale cha ha salvato l’Italia, non mi sembra affatto che sia contro il nostro Paese. Il problema è accettare le critiche e capire cosa c’è dietro e cercare di costruire e migliorare”.Di Maio si difende. “Io non ho litigato con Draghi. Ho solo espresso un parere, come lui esprime i suoi. E credo che questo sia un Paese libero in cui tutti possiamo esprimere la nostra opinione”. Lo ha detto Luigi Di Maio a margine di un sopralluogo a Paternò, col capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borelli, prima tappa di incontri in paesi del Catanese, dell’Ennese e del Siracusano colpiti dal terremoto e dall’alluvione delle settimane scorse. E sulle banche avverte: “Noi andiamo avanti e ci facciamo scivolare addosso tutti questi ‘moniti’ che arrivano da Istituzioni che in passato hanno approvato il peggio del peggio. Hanno detto sì alle peggiori nefandezze di questo Paese come il Jobs Act, la legge Fornero e i soldi alle banche. Noi diamo sostegno alle banche, ma non ci mettiamo un euro degli italiani”. MANOVRA NON AIUTA CRESCITA “Questa manovra potrebbe avere degli effetti di disincentivare al lavoro e degli effetti potenzialmente non recessivi ma che non spingono alla crescita, cioè anziché compensare il rapporto deficit-pil, aumenta il deficit e il debito pubblico, quindi non è una manovra che aiuta la crescita”. “Se tra qualche mese la crescita non arriva e ci sarà anche meno occupazione, il Governo si giocherà una sua credibilità. Non vorrei che si usasse sempre l’alibi delle colpe degli altri” ha detto il presidente di Confindustria a margine della Festa del Foglio, evidenziando che questo Governo “ha un rapporto difficile con i corpi intermedi dello Stato: non dico andare d’accordo, ma almeno capire le proposte degli altri”. “Il Governo dimostri nei fatti che c’è crescita. Gli industriali possono proporre, spingere il Governo a fare operazioni verso la crescita, se il Governo vuole interloquire, ma qui c’è anche un problema di rapporto tra i corpi intermedi dello Stato con il Governo: ci sono molte questioni di criticità sia sul metodo che sul merito”, ha detto Boccia. A chi chiedeva se gli industriali potrebbero decidere di arrivare allo sciopero, Boccia ha risposto: “Sono tutte ipotesi possibili, il problema è l’alternativa. Se tutto questo serve a far cambiare idea, se ne può parlare. Ma non è che ci mettiamo a fare uno sciopero, per cosa, per fargli cambiare idea? Noi non è ci mettiamo a fare folklore per far contenta la pancia del sistema. Quando gli imprenditori scendono in piazza significa che è un giorno in cui c’è un declino totale del Paese, siamo alla frutta, speriamo di non arrivarci mai”. “Il punto è un altro – ha proseguito – I risultati di questa manovra sono oggetto di responsabilità di questo Governo e non vorremmo che tra qualche mese non ci siano e la colpa è dell’Europa o di altri: questo Governo deve cominciare a fare i conti con la propria responsabilità. I corpi intermedi allo Stato possono fare molto in termini di proposta, protesta, denuncia, in toni più o meno accesi, ma non è nei toni che si fa la differenza, ma nella capacità di capire che ci sono alcune criticità ed eventualmente cambiarle. Se ci sarà crescita questo Governo avrà creato una dimensione di successo; se non ci sarà, non solo rende insostenibile questa manovra ma perde credibilità”.
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Il governo sta preparando la bozza del ‘pacchetto pensioni’. Ecco alcuni punti salienti.
PENSIONE DI VECCHIAIA L’età per accedere alla pensione di vecchiaia sarà a 67 anni tra il 2019 e il 2022. E’ quanto emerge dalla bozza del pacchetto pensioni nell’articolo sulla “sospensione incrementi speranza di vita per la pensione di vecchiaia”. I requisiti di età (per la pensione di vecchiaia, ndr) – si legge – “non sono adeguati agli incrementi della speranza di vita previsti per il biennio 2021-2022”. I lavoratori del trasporto aereo potranno andare in pensione di vecchiaia nel 2019 e il 2020 con un requisito ridotto di sette anni rispetto a quella degli altri lavoratori. Fino ad ora era possibile uscire con un requisito ridotto di cinque anni e con questa norma si riduce di altri due. Per finanziare questo maggiore costo previsto della misura, si rende strutturale la norma sul pagamento per diritto di imbarco di tre euro.
PENSIONE ANTICIPATA Resta a 42 anni e 10 mesi anche per il 2019 il requisito contributivo per accedere alla pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica (41 anni e 10 mesi per le donne) ma il diritto ad avere l’assegno si avrà tre mesi dopo la maturazione dei requisiti. Per l’anno prossimo quando sarebbe dovuto scattare l’aumento di cinque mesi del requisito (a 43 anni e tre mesi) il vantaggio quindi per chi esce con questo percorso sarà solo di due mesi ma dal 2023 quando ricomincerà a crescere il requisito anagrafico il vantaggio aumenterà perché quello contributivo resterà bloccato.
QUOTA 100 I lavoratori pubblici che maturano, entro quest’anno, il diritto ad andare in pensione con quota 100 (con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi) potranno avere l’assegno a partire dal 1 luglio 2019. E’ quanto si legge nella bozza di “Pacchetto pensioni” del Governo sulla pensione anticipata nella quale si precisa che a fronte di requisiti maturati dal primo gennaio 2019 “il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico è conseguito trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti”. Per i lavoratori privati è prevista una finestra “mobile” di tre mesi. Chi matura i requisiti entro dicembre 2018 uscirà il 1 aprile 2019 mentre chi li matura a partire dall’anno prossimo avrà la pensione trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti. I requisiti anagrafici saranno adeguati agli incrementi alla speranza di vita dal primo gennaio 2023.
– AOSTA
– L’assemblea dei soci della Banca di credito cooperativo valdostana ha approvato all’unanimità l’ultimo atto necessario per l’adesione al Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca-Credito Cooperativo Italiano spa. Gli oltre 1.000 votanti hanno dato il via libera alle modifiche statutarie richieste dalla legge per entrare a far parte del Gruppo, che diventerà operativo a partire dal primo gennaio 2019.
“Questo – ha dichiarato Davide Ferré, presidente della Bcc Valdostana – è un momento storico: si tratta di un passaggio fondamentale per la vita della Banca, una vita lunga ormai quasi 40 anni. Questa riforma è per noi un’opportunità di consolidarci, entrando a far parte di un sistema di garanzie incrociate, mantenendo la nostra identità e il nostro radicamento”.
– “Si individua in Maurizio Landini il compagno” che “più risponde al profilo di attuazione del progetto e può interpretarlo nella visione collegiale e di condivisione, in un forte radicamento partecipativo e di insediamento e riconoscimento tra lavoratori, lavoratrici, pensionati, con l’attenzione ai giovani e ai nuovi terreni di insediamento”. Così la leader della Cgil, Susanna Camusso, nell’intervento al Direttivo conferma l’appoggio all’ex numero uno della Fiom per la successione alla guida del sindacato. “La battaglia politica, questo mi ha insegnato la Cgil, si fa a viso aperto, con rispetto, assumendosi le responsabilità”, ha aggiunto. In precedenza un gruppo di dirigenti che si oppongono al nome di Landini avevano presentato un odg per chiedere di affidare all’assemblea generale come scaturirà dal congresso la scelta della nuova guida della Cgil.
“Una prospettiva compiuta quindi – prosegue Camusso – che collega l’unità dell’organizzazione nella sua pluralità, consolida le nostre consuetudini con uno sguardo aperto sulla prospettiva”. L’arrivo a una proposta compiuta si giustifica con “la responsabilità del segretario generale e della segreteria a indicare una prospettiva, per dare coerenze e certezze, per non paralizzare l’organizzazione”. Camusso sottolinea quindi che, malgrado non sia stato possibile “fare unità nella segreteria”, la proposta “c’è ed è riferita all’insieme della squadra e del progetto”. E, infine, “a chi chiede cosa faremo nei prossimi mesi, dico c’è una proposta approvata a maggioranza della segreteria su cui è necessario proseguire la ricerca unitaria, dentro gli equilibri dati e ferme le prerogative che comunque saranno in capo al futuro segretario generale. Se si ha volontà abbiamo il tempo e credo sarebbe un bene per la Cgil dedicarci a questa ricerca”.
La battaglia politica, questo mi ha insegnato la Cgil, si fa a viso aperto, con rispetto, assumendosi le responsabilità – prosegue Camusso -. Ho sentito dire violazione delle regole, nelle ultime ore di forzature”, ma “noi abbiamo molto studiato e non l’abbiamo trovata, l’abbiamo chiesto anche in segreteria ma non ci è stata indicata”. E ancora: “Sento invocare arbitri silenti, trovo una stranezza ipotizzarlo, arbitro di cosa?”.
“Pesa un perenne silenzio – ha dichiarato ancora Camusso – sulle modalità e le ragioni con cui parte di noi ha scelto di costruire una candidatura occulta ma di dominio pubblico, è così da lungo tempo, e sulla stessa si svolge una vera e propria campagna elettorale. Anche in questo ricorda più un’area che non una discussione e condivisione collegiale. Mentre si afferma questo comportamento, ci scopriamo tutti interpreti di una lettura dello statuto e delle delibere regolamentari, cercando interpretazioni per determinare premature decadenze per il segretario generale e la segreteria, interpretazione che non vale per quegli stessi interpreti che continuano quotidianamente a esercitare quelle prerogative che vorrebbero decadute per il nazionale”. Camusso ribadisce poi che la Cgil “ha tutte le regole, le stiamo utilizzando regolarmente, nessun vuoto e nessun panico, la certezza che verranno rispettate e attuate. Questo è un vincolo per tutti”. E aggiunge che “ferme le nostre regole, la logica di fingere che tutto può essere rinviato al 22/25 gennaio 2019 non risolve l’attesa del gruppo dirigente largo della Cgil, l’aspettativa di un orientamento, di una proposta”. [print-me title=”STAMPA”]
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