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Robot indossabili diventano soffici
Per rendere più efficace la riabilitazione delle mani
Guida autonoma, per 57% ok se controllaDisposti a pagare solo 2000 dollari in più di auto tradizionale
Google, 25 mln a progetti di Intelligenza ArtificialeOffre sostegno per affrontare sfide umanitarie e ambientali
Su Facebook Messenger si sfogliano i romanziNella chat arriva il nuovo thriller di James Patterson
Nobel Informatica, in Usa ci vorrebbe legge privacy come UeTarjan, utenti siano scettici su algoritmi e tecnologia
Apple va oltre l’iPhone, lancia nuovi MacBook Air e iPad proTim Cook, 100 mln di computer Mac attivi nel mondo
Guru sicurezza lancia Sos, è in arrivo l’inverno della privacyBarzilay, dati usati per manipolarci, lo abbiamo già visto con le elezioni Usa
Audiweb 2.0: ad agosto on line 32,2 milioni di italianiE’ il 53,2% della popolazione dai 2 anni in su, ciascuno è connesso per quasi tre ore
Facebook rallenta, delude crescita ricavi trimestreUtenti mensili salgono del 10%, è l’aumento più lento da 2011
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Non più rigide strutture di metallo: i robot indossabili per la riabilitazione, i cosiddetti esoscheletri, si preparano a diventare soffici per aiutare in modo più efficace e naturale chi non può muoversi in modo autonomo a causa di una lesione spinale. E’questo l’obiettivo del progetto dell’istituto TeCip (Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezioni) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, focalizzato sulla riabilitazione del movimento delle mani.
Realizzati con materiali duttili e capaci di adattarsi all’ambiente, i robot soffici sono destinati a diventare sempre più importanti anche nella riabilitazione per assistere nei movimenti chi ha gli arti paralizzati. Il progetto, della durata di 2 anni, si chiama ‘Grasp Toscana’ ed è coordinato da Antonio Frisoli, del laboratorio Percro dell’istituto TeCip. Finanziato dalla Fondazione CR Firenze, è condotto insieme all’ospedale universitario di Careggi (Firenze) e la partecipazione dell’Associazione Habilia e dell’Associazione Toscana Paraplegici. Il nuovo progetto prosegue la strada tracciata dal progetto ‘Climb’, i cui risultati sono stati presentati a dicembre 2017, basato sulla sperimentazione di esoscheletri robotici indossabili per permettere il movimento delle gambe paralizzate evitando la sedia a rotelle. Adesso la nuova è applicare le nuove tecnologie della robotica soffice per favorire il movimento delle mani paralizzate.
La maggioranza degli automobilisti è disposta a sborsare una somma di soli 2.000 dollari in più rispetto al prezzo di un veicolo nuovo tradizionale, per dotare la propria vettura di sistemi di guida autonoma di livello 4. Si tratta dei dispositivi che permettono alla macchina di muoversi senza intervento da parte del pilota che, comunque, può riprenderne il controllo in qualunque momento.E’ il dato più interessante della ricerca ‘Auto elettrica e autonoma. La grande scommessa dell’industria dell’automobile’, effettuata su scala mondiale da AlixPartners, e presentata alla filiera dell’automotive di #ForumAutomotive. Secondo il report, questa cifra corrisponderebbe a circa un decimo di quanto è necessario per dotare un veicolo di tale tecnologia. “Il 57% – si legge – si dichiara non interessato all’acquisto degli autonomous vehicle e, comunque, è disponibile a pagare solo 2.000 dei 21.000 dollari necessari per mettere le mani su un’auto autonoma di livello 4″.
Google mette a disposizione 25 milioni di dollari per sostenere progetti che sfruttano l’intelligenza artificiale a fini umanitari e ambientali. La compagnia di Mountain View ha annunciato che offrirà fondi, supporto e consulenza alle organizzazioni che entro gennaio 2019 ne faranno domanda, e che saranno selezionate nel corso della prossima primavera.”Crediamo che l’intelligenza artificiale possa fornire nuovi modi per affrontare i problemi e migliorare significativamente la vita delle persone. Ecco perché siamo entusiasti di supportare le organizzazioni che utilizzano l’AI per affrontare le sfide sociali e ambientali”, scrive Google sul suo sito.Google non è l’unica compagnia hi-tech in campo. Il mese scorso Microsoft ha lanciato “AI for Humanitarian Action”, un nuovo programma quinquennale da 40 milioni di dollari che punta all’uso dell’Intelligenza artificiale nella gestione delle emergenze, nella difesa di bambini, rifugiati e sfollati, e nella promozione del rispetto dei diritti umani.
Un libro da leggere in chat: è l’esperimento di Messenger, che da oggi ospita l’ultimo romanzo del prolifico scrittore americano James Patterson. “The Chef”, questo il nome del thriller, si può “scrollare” nella chat di Facebook, in un racconto che si dipana tra messaggi, clip sonore e video interattivi.Per fruire del romanzo basta digitare “James Patterson” nella barra di ricerca di Messenger, punto di partenza per iniziare a familiarizzare con personaggi, luoghi e indizi della storia ambientata a New Orleans, con protagonista un detective-chef intento a sventare un attacco terroristico. Il libro nella sua classica versione cartacea, più lunga e articolata, uscirà il prossimo 18 febbraio.”Se dieci anni fa mi avessero detto che avrei visto uno dei miei romanzi prendere vita attraverso messaggi, audio e video in chat, mi sarei messo a ridere”, ha dichiarato Patterson, secondo cui la storia sviluppata su Messenger è “più accessibile ai lettori delle nuove generazioni e offre un’esperienza di lettura accattivante ed emozionante”.Messenger non è l’unica piattaforma di mar Zuckerberg legata a “The Chef”: Facebook ospiterà un gruppo legato al libro, insieme a sessioni di domande e risposte in diretta con l’autore, mentre su Instagram ci saranno i profili dei personaggi principali.Proprio Instagram è stato scelto nei mesi scorsi anche dalla biblioteca pubblica di New York per rendere più attraenti i classici della letteratura attraverso le Insta Novels: romanzi a puntate, pubblicati come “Storie”, che sul social trovano nuova vita grazie alle illustrazioni di alcuni artisti. Tra i primi esperimenti “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll e “La metamorfosi” di Franz Kafka.
“Penso che il Gdpr sia un grande passo per proteggere la privacy, la mia speranza è che anche negli Stati Uniti ci sia un provvedimento simile. Ci deve essere una pressione affinché le compagnie che operano in tutto il mondo si uniformino”. E’ il messaggio lanciato da Robert Endre Tarjan, statunitense, premio Nobel dell’informatica, in occasione della sua visita in Italia, una lezione aperta agli studenti della Luiss di Roma su cosa sono gli algoritmi e a cosa servono.”Dobbiamo essere scettici sugli algoritmi, non sono intelligenti, sono anche aggirabili e vulnerabili agli attacchi, sarebbe utile che gli utenti iniziassero a capire come funzionano ed essere scettici sulla tecnologia”, aggiunge Tarjan che nel 1986 ha ottenuto il premio Turing, l’equivalente del Nobel per l’informatica, per aver contribuito al disegno e all’analisi degli algoritmi e delle strutture di dati. “Abbiamo perso la possibilità di concentrarci su cosa ci piace e usare questi sistemi con attenzione, andrebbero ridisegnati – sottolinea – La tecnologia si muove velocemente e alcune compagnie diventano così grandi in poco tempo che la gente non ha l’opportunità di capire cosa accade e come proteggersi. Dobbiamo ripensare a tutto questo, ci vuole più sicurezza e privacy, principi a cui abbiamo rinunciato. Gli utenti devono avere il controllo dei loro dati e capire le conseguenze di ciò che fanno e in questa direzione va proprio il Gdpr”, cioè la nuova legge europea sulla privacy in vigore da fine maggio.Riguardo le fake news e come l’informazione può essere manipolata online, per Tarjan è molto “importate l’istruzione, soprattutto per i più giovani”. “Devono essere allenati a leggere e capire i meccanismi sotterranei che guidano questi fenomeni, ci vuole più trasparenza. Il mio approccio è spegnere tutto – conclude l’informatico – non voglio più essere portato in una bolla isolata fatta di newsfeed, quando ci sono molteplici possibilità. Questa è una grande sfida”.
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Apple guarda oltre l’iPhone e aggiorna i Mac e gli iPad Pro, aumentando anche i prezzi. Cupertino lancia i nuovi MacBook Air, in quello che e’ il primo significativo rinnovo della linea dal 2010: sono costruiti al 100% con alluminio riciclato, hanno il display Retina e costano, a seconda della configurazione, a partire da 1.199 dollari, piu’ dei 999 dollari della versione precedente. Il nuovo MacBook Air e’ il 10% piu’ sottile e piu’ leggero del passato.
Apple aggiorna anche i Mac mini, il cui prezzo di partenza viene aumentato a 799 dollari dai 499 dollari del vecchio modello. Aprendo l’evento a Brooklyn, l’amministratore delegato di Tim Cook ha messo in evidenza come Apple ha raggiunto i 100 milioni di computer Mac attivi nel mondo. “Oltre la meta’ degli acquirenti dei nostri computer e’ nuova sul Mac, il 76% in Cina” spiega dicendosi ”non sorpreso” di vedere che il Mac attrae nuovi clienti.
Per Apple l’evento e’ l’occasione anche per lanciare il nuovo iPad pro a tutto schermo, disponibili in due modelli, uno con display da 11 pollici e un altro con display da 12,9 pollici. I prezzi per i nuovi iPad Pro partono da 799 dollari per il modello da 11 pollici e da 999 dollari per i 12,9 pollici.
I nuovi Mac Air e i nuovi iPad Pro vanno in vendita da oggi con i preordini. Le consegne inizieranno il 7 novembre. I titoli Apple hanno fluttuato durante la presentazione e ora sono in territorio positivo, salendo dello 0,69%.
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Sta arrivando “l’inverno della privacy”, in cui i dati raccolti sulle persone sono usati anche per manipolare le loro decisioni, sfruttando il fatto che gli individui sono più simili, nei loro meccanismi decisionali, di quanto non pensino. A lanciare l’allarme è l’israeliano Menny Barzilay, esperto di sicurezza informatica di fama internazionale e direttore tecnologico del centro di ricerca sul cyber dell’università di Tel Aviv.
La “manipolazione psicologica” avviene già. “Lo abbiamo visto con l’interferenza russa nelle elezioni presidenziali americane, attraverso molti account falsi su Facebook che hanno distribuito fake news riuscendo a spostare l’elettorato da Clinton a Trump”, spiega Barzilay in un incontro organizzato dalla Camera di Commercio di Roma.
Le somiglianze nei processi decisionali, unite all’enorme mole di dati raccolti da piattaforme come Facebook – “servizio gratis ma pagato con la nostra privacy” – consentono di sviluppare algoritmi in grado sia di prevedere ciò che le persone faranno in determinate circostanze, sia di manipolare le loro decisioni, evidenzia Barzilay.
A fronte di questo, il nuovo regolamento europeo sulla privacy (il Gdpr) “è una buona mossa ma manca un aspetto fondamentale: non è questione tanto di dati, quanto di ‘insights'”, cioè di ciò che si può ricavare dai dati, dall’orientamento politico a quello sessuale, rimarca l’esperto.
Grazie ai dati, ad esempio, “Facebook può predire quando le persone si lasceranno due giorni prima che accadrà”, analizzando i loro comportamenti sia online che offline.
Ad agosto, nel giorno medio, hanno navigato 32,2 milioni di utenti unici, il 53,2% della popolazione dai 2 anni in su, online complessivamente per 2 ore e 52 minuti per persona.E’ quanto si legge nei dati Audiweb riguardanti la fruizione di internet (totaldigital audience) del mese di agosto 2018, prodotti con la nuova metodologia Audiweb 2.0.Secondo la rilevazione, risulta che nel mese circa il 60% della popolazione maggiorenne – 27,2 milioni – ha navigato almeno una volta nel giorno medio da smartphone, trascorrendo online in mobilità 2 ore e 39 minuti. Dai dati riferiti all’intero mese di agosto, risulta che il 69% degli italiani dai 2 anni in su – 41,7 milioni – ha navigato almeno una volta, per 68 ore e 39 minuti a persona, pari a circa 2 giorni e 20 ore complessivi.Più in dettaglio, per quanto riguarda i dati per singolo device rilevato, nel mese di agosto hanno navigato da computer 28,2 milioni di persone (il 46,7% della popolazione di 2+ anni), hanno usato anche o solo un tablet per navigare 8,8 milioni di persone (il 19,5% della popolazione dai 18 ai 74 anni) e 34,1 milioni da smartphone (75,1% della popolazione dai 18 ai 74 anni). Gran parte del tempo trascorso online è generato dalla fruizione da smatphone che arriva a una media di 2 ore e 39 minuti al giorno e di 65 ore e 44 minuti mensili per persona.——————-Il nuovo sistema di rilevazione, Audiweb 2.0, realizzato in collaborazione con Nielsen, è basato su quattro fonti di dati: la fonte “censuaria”, basata sull’instrumentazione di un TAG/SDK (Software Development Kit di Nielsen) che consente la raccolta di dati relativi alla fruizione di tutti i contenuti online da differenti device e piattaforme e che, con le informazioni provenienti dal big data provider, è alla base della rilevazione AudiwebDaily / Weekly; i Big Data, le cui informazioni, validate dal Panel, contribuiscono all’attribuzione di età e genere all’audience e alla deduplica delle audience tra device.
A queste due fonti di rilevazione, si aggiunge la rilevazione Audiweb Panel. Alla base della produzione dell’Audiweb Database Respondent Level, la rilevazione Audiweb Panel è la misurazione che avviene attraverso un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, che ha installato un software meter nel proprio computer, smartphone e/o tablet e fornisce informazioni oggettive e dettagliate sulla fruizione dell’online, oltre a dati esclusivi sul profilo socio-demo degli utilizzatori della Rete. Le informazioni provenienti dalla rilevazione Panel vengono poi espanse all’intero universo della popolazione connessa grazie alle informazioni derivanti dalla nuova Ricerca di base congiunta con Auditel.
Il prodotto finale e più completo della fusione di tutte le fonti di dati del sistema è rappresentato dal nastro di pianificazione, Audiweb Database, che offre le informazioni sull’audience di tutta l’offerta online ei dati elementari di navigazione degli editori iscritti al servizio, con i profili socio-demografici degli utenti (= “Respondent Level”) – non solo per genere ed età, come per i dati “Daily” e Weekly”, ma offrendo anche le informazioni relative al livello di istruzione, alla condizione professionale, al tipo di occupazione, il numero dei componenti in famiglia, il reddito famigliare, l’area geografica, la regione di provenienza e, novità importante, la / il responsabile di acquisto -, arrivando a una rappresentazione dei comportamenti di fruizione per fascia oraria giornaliera di 3 ore.
Facebook rallenta. Anche se l’utile del terzo trimestre supera le attese salendo a 1,76 dollari per azione, i ricavi crescono ‘solo’ del 33% a 13,73 miliardi di dollari, deludendo Wall Street. E la reazione in Borsa è immediata: i titoli arrivano a perdere nelle contrattazioni after hours oltre il 3%. Il calo è però temporaneo: con il passare dei minuti gli investitori girano l’attenzione sul pieno di utili innescando un rimbalzo del titolo, in rialzo di oltre il 2%. Dall’inizio dell’anno Facebook ha perso in Borsa il 20%, e dalla fine di luglio – quando ha presentato i conti del secondo trimestre – il 34%. I risultati sembrano confermare che Facebook sta attraversando uno dei periodi più difficili dei suoi quasi 15 anni di storia. Di recente ha perso molti manager di rilievo, fra i quali i fondatori di WhatsUp e Instagram che, secondo indiscrezioni, avrebbero lasciato in polemica con i vertici e le loro strategie. A questo si sono aggiunti lo scandalo dei dati di Cambridge Analytica, le interferenze sulle elezioni e le sue pratiche sulla privacy l’hanno infatti esposta negli ultimi mesi a pesanti critiche. Il rallentamento si inserisce anche nella frenata del settore hi-tech e soprattutto delle FAANG, Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google. Una frenata particolarmente forte nell’ultima settimana dopo la delusione per i conti di Amazon e Google. Mark Zuckerberg si mostra però ottimista. “La nostra comunità e il nostro business continuano a crescere rapidamente, e ora abbiamo – afferma l’amministratore delegato – più di 2 miliardi di persone che usano almeno uno dei nostri servizi ogni giorno. Ci sono grandi opportunità guardando avanti nei video e nel commercio”. Nel terzo trimestre Facebook ha registrato 2,27 miliardi di utenti attivi mensili, il 10% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in quella che è la crescita più debole dal 2011. Gli utenti giornalieri attivi sono saliti del 9% a 1,49 miliardi. Pur in rallentamento, gli utenti di Facebook crescono a differenza di Twitter e Snap, alle prese con una ‘fuga’. [print-me title=”STAMPA”]
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