Aggiornamenti

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Tempo di lettura: 30 minuti

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

DALLE 04:48 DI MARTEDì 13 NOVEMBRE 2018

ALLE 10:15 DI MERCOLEDì 14 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Moglie, madre e first lady, Michelle Obama si racconta a tutto tondo
La prefazione di ‘Becoming – La mia storia’ in libreria da oggi

E’ tornata una stella: Vengerov a ScalaAl via fra applausi 37/a stagione Filarmonica, Chailly sul podio

Manhattan Transfer, unica data a CarpiCelebre gruppo vocale storia del jazz il 15/11 al Comunale

Matera, Art Bonus per le chiese rupestriSan Pietro da Morrone, nei Sassi, candidata a ricevere donazioni

Paestum apre al pubblico i suoi depositiDal buio alla luce, 4 giorni e poi appuntamento fisso da Natale

Modugno, 60 anni Nel blu dipinto di bluIl 23 novembre esce “Un cilindro, un fiore e un frack”

Gli eroi super ma realistici di Stan LeeIn libreria da pochi giorni la biografia del genio della Marvel

Alla Gam di Milano l’Hayez ritrovato’Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori’ in 4 versioni

Pausini, 7/12 esce Fatti Sentire Ancora15/11 tra protagonisti Latin Grammy Awards con 2 nomination

Baby K, oggi sono più divertitaArriva ‘Icona’, tra hit e featuring hip-hop. Due live a marzo.

Costanzo, i suoi memorabili Anni NovantaL’amore e il matrimonio con la De Filippi e l’attentato

Premio Metauro ad Alba DonatiPer la raccolta ‘Tu, paesaggio dell’infanzia’

Mina canta Battisti, il 30/11 esce ParadisoEsce raccolta di canzoni con due brani mai interpretati

Stefano Lentini, Fury il nuovo cdDal 16 novembre l’ultimo lavoro dell’ autore di musiche per film e tv

Shade, il mio rap autoironico in Truman’Sono un rapper diverso, contro misoginia e ostentazione’

Cc Firenze recuperano statua SansovinoTrafugata a Fermo, stava per essere venduta all’asta

Bastardi di Pizzofalcone, si lavora alla terza serieAttentato nel finale allarma i fan sui social. Luce verde dalla Rai

Salmo apre Tour a Torino il 9 marzoDopo le 3 date speciali di dicembre, già semi sold out

Nuovo trailer per Roma di Alfonso CuaronIl film in sala in Italia prima uscita Netflix del 14 dicembre

A teatro ‘Interruzioni’ su biotestamentoA Milano Gianna Coletti porta in scena testo di Camilla Ghedini

Pisa,arte digitale fa rivivere opere’500’Bosch, Brueghel, Arcimboldo’ ospitata Arsenali fino al 26/5

Elisa apre Milano Music weekNicola Piovani ed Emma Marrone tra i 200 artisti coinvolti

Paolo Conte 50 anni di Azzurro tra tour e ricordi Esce ‘Live in Caracalla’. ‘Musica nei cassetti, ora non scrivo’. –

Animali fantastici 2, padri ideali e cattivi maestri
Dal 15/11 nuovo capitolo della saga prequel-spin off di Potter

Come Khomeini cambiò il mondoVita pubblica e segreti privati, biografia a 30 anni dalla morte

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE

L’ARTICOLO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

“Nella mia vita, finora, sono stata avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata una studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverse. Sono stata moglie, neomamma stressata, figlia lacerata dal dolore del lutto. E, fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America, un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza”. E’ uno dei passaggi cruciali della prefazione di “Becoming – La mia storia” di Michelle Obama in libreria da oggi (trad. Chicca Galli, 498 pp, 25 euro) che pubblico poichè resa disponibile dalla Casa Editrice Garzanti, che ne ha gentilmente concesso l’anteprima ad alcune Agenzie di Stampa. Siccome la mia priorità è fornire un’informazione quanto mai ampia dal maggior numero possibile di fonti certe, non potevo non pubblicarne l’intera prefazione. Eccola:
“Da bambina, le mie aspirazioni erano semplici. Volevo un cane. Volevo una casa con la scala interna, due piani per una famiglia. Volevo, per qualche motivo, una station wagon a cinque porte invece della Buick a due che rappresentava l’orgoglio e la gioia di mio padre. Dicevo che da grande avrei fatto la pediatra. Perché? Perché mi piaceva avere a che fare con i bambini, e imparai presto che agli adulti faceva piacere sentirselo dire. Oh, il medico! Che bella scelta! A quei tempi portavo le treccine, comandavo a bacchetta mio fratello maggiore e riuscivo, sempre e comunque, a prendere il massimo dei voti a scuola. Ero ambiziosa, anche se non sapevo esattamente quali fossero i miei obiettivi. Adesso credo che ‘Cosa vuoi fare da grande?’ sia una delle domande più inutili che un adulto possa rivolgere a un bambino. Come se crescere fosse un processo che a un certo punto finisce. Come se a un certo punto si diventasse qualcosa e basta, fine della storia. Nella mia vita, finora, sono stata avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata una studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverse.
Sono stata moglie, neomamma stressata, figlia lacerata dal dolore del lutto. E, fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America, un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza. Solo ora comincio a elaborare quanto è accaduto in questi ultimi anni, da quando, nel 2006, mio marito cominciò a parlare dell’idea di candidarsi alla presidenza, fino alla fredda mattina di gennaio in cui sono salita su una limousine con Melania Trump per accompagnarla alla cerimonia d’insediamento di suo marito.
Un bel viaggio, non c’è che dire. Agli occhi di una first lady, l’America si mostra in tutte le sue contraddizioni. Ho partecipato a raccolte di fondi in case private che sembrano musei, case di gente che ha la vasca da bagno tempestata di pietre preziose. Ho visitato famiglie che avevano perso tutto nell’uragano Katrina e piangevano lacrime di gratitudine per avere almeno il frigorifero e la stufa funzionanti. Ho incontrato persone che si sono rivelate vuote e ipocrite e altre – insegnanti, mogli di militari e molte ancora – con uno spirito così forte e profondo da lasciarmi a bocca aperta. E ho incontrato bambini – tanti, in ogni parte del mondo – che mi hanno fatto ridere a crepapelle e riempito di speranza, e che si scordavano beatamente del mio titolo e del mio ruolo non appena cominciavamo a frugare nel terriccio di un orto. Da quando, con riluttanza, mi sono affacciata alla vita pubblica, mi hanno esaltata come la donna più potente del mondo e demolita dandomi della “donna nera arrabbiata”. Ho chiesto ai miei detrattori a quale parte della definizione tenessero di più: “nera”, “arrabbiata” o “donna”?
Ho posato sorridente per i fotografi, accanto a persone che in televisione ricoprivano mio marito di insulti terribili, ma volevano ugualmente una foto ricordo da tenere sulla mensola del caminetto. Mi è stato raccontato delle zone poco limpide del web in cui si mette in dubbio qualsiasi particolare mi riguardi, perfino che io sia davvero una donna. Un membro del Congresso in carica ha fatto battute sul mio didietro. Mi sono sentita ferita. Mi sono arrabbiata. Ma nella maggior parte dei casi ho cercato di riderci su. C’è ancora molto che non so dell’America, della vita, di quel che potrebbe riservarci il futuro. Ma conosco me stessa. Mio padre, Fraser, mi ha insegnato a lavorare sodo, ridere spesso e mantenere la parola data. Mia madre, Marian, mi ha mostrato come pensare con la mia testa e far sentire la mia voce. Insieme, nel piccolo appartamento nel South Side di Chicago, mi hanno aiutata a riconoscere il valore della nostra storia, della mia storia, all’interno di quella, più grande, del nostro Paese. Anche se non è bella o perfetta. Anche se è più dura di quanto vorresti che fosse. La tua storia è quello che hai, quello che avrai sempre. Non dimenticarla mai.
Per otto anni ho vissuto alla Casa Bianca, un posto con più scale di quante ne possa contare, oltre ad ascensori, una pista da bowling e un fioraio interno. Dormivo in un letto con lenzuola italiane. I nostri pasti erano preparati da una brigata di chef di livello internazionale e serviti da camerieri più preparati di quelli di qualunque ristorante o hotel di lusso. Fuori dalle nostre porte stazionavano agenti dei Servizi segreti con pistole, auricolari e visi programmaticamente impassibili, che facevano del loro meglio per non invadere la vita privata della nostra famiglia.
Alla fine ci siamo abituati, più o meno, alla strana grandeur della nostra nuova casa e alla costante, silenziosa presenza di estranei. La Casa Bianca è il luogo dove le nostre due bambine giocavano a palla nei corridoi e si arrampicavano sugli alberi del Prato meridionale. Dove Barack si fermava fino a tardi nella Sala del Trattato a studiare relazioni e bozze di discorsi, e dove Sunny, uno dei nostri cani, ogni tanto la faceva sul tappeto. Dal balcone Truman del secondo piano potevo vedere i turisti in posa con le loro aste per selfie mentre sbirciavano attraverso la cancellata di ferro cercando di indovinare cosa succedesse all’interno. C’erano giorni in cui mi sembrava di soffocare perché le nostre finestre dovevano rimanere chiuse per motivi di sicurezza e non potevo far entrare un po’ di aria fresca senza suscitare scompiglio. Altri in cui restavo incantata davanti alle magnolie in fiore, all’animazione quotidiana delle persone intente agli affari di governo, alla solennità di un saluto militare. C’erano giorni, settimane e mesi in cui odiavo la politica. E momenti in cui ero talmente sopraffatta dalla bellezza del mio Paese e della sua gente da restare senza parole. Poi è finita. Anche se te lo aspetti, anche se le ultime settimane sono un susseguirsi di addii emozionanti, quel giorno resta un ricordo sfocato. Una mano posata su una Bibbia; il ripetersi di un giuramento. I mobili di un presidente vengono portati fuori mentre arrivano quelli di un altro. Gli armadi si svuotano e si riempiono di nuovo nel giro di poche ore. All’improvviso nuove teste si posano su nuovi cuscini: nuovi caratteri, nuovi sogni. E quando finisce, quando esci per l’ultima volta dalla porta dell’edificio più famoso del mondo, sotto molti aspetti devi ritrovare te stesso. Perciò lasciate che cominci da qui, da un episodio insignificante accaduto non molto tempo fa. Ero a casa, nella villa di mattoni rossi in cui la mia famiglia si è trasferita di recente. Il nostro nuovo indirizzo è a poco più di tre chilometri dal vecchio, in una tranquilla via residenziale.
Non ci siamo ancora del tutto sistemati. In soggiorno, i mobili sono disposti come alla Casa Bianca. In giro per casa abbiamo oggetti che ci ricordano che è tutto vero: foto di noi a Camp David, vasi fatti a mano da alcuni studenti nativi americani, un libro autografato da Nelson Mandela. La cosa strana era essere sola. Barack in viaggio, Sasha con gli amici, Malia a New York, dove vive e lavora, alla fine del suo anno sabbatico prima del college. C’eravamo solo io, i nostri due cani e una casa vuota e silenziosa come non capitava da otto anni. Ed ero affamata. Sono scesa dalla nostra camera da letto fino in cucina con i due cani alle calcagna. Una volta lì, ho aperto il frigorifero. Ho trovato del pane, ne ho tagliate due fette e le ho infilate nel tostapane. Ho aperto un armadietto e ho tirato fuori un piatto. So che è strano da dire, ma prendere un piatto in cucina senza che nessuno insista a farlo per me, starmene lì a guardare il pane abbrustolire è la cosa che più di ogni altra mi dà la sensazione di un ritorno alla mia vecchia vita. O forse è il primo passo nella nuova. Alla fine non ho solo tostato il pane: ho preparato un toast al formaggio, spostando le mie fette nel microonde e facendo sciogliere un grosso grasso pezzo di  cheddar. Poi ho portato il piatto fuori, nel giardino sul retro della casa. Non ero tenuta a dire a nessuno che stavo uscendo. Sono uscita e basta. Ero scalza e indossavo un paio di calzoncini. Il freddo dell’inverno si era stemperato e nelle aiuole lungo il muro cominciavano a spuntare i crochi. Nell’aria si sentiva il profumo della primavera. Mi sono seduta sui gradini della veranda: sotto i piedi avvertivo ancora il calore del sole catturato dall’ardesia del pavimento. Da qualche parte, in lontananza, un cane si è messo ad abbaiare e i miei due si sono fermati ad ascoltare, con un’aria confusa. Mi sono resa conto che quel suono li faceva sobbalzare perché alla Casa Bianca non avevamo vicini, e tanto meno cani dei vicini. Per loro era tutto nuovo. Mentre i cani esploravano il perimetro del prato, ho mangiato il mio toast al buio, assaporando la bellezza della solitudine. Non pensavo alle guardie armate che si trovavano a meno di un centinaio di metri di distanza, nel posto di comando costruito su misura all’interno del nostro garage, o al fatto di non poter ancora camminare per la strada senza scorta. Non pensavo al nuovo presidente né, se è per questo, a quello vecchio. Pensavo invece che di lì a qualche minuto sarei rientrata in casa, avrei lavato il piatto nel lavello e sarei andata a letto, magari aprendo una finestra per sentire l’aria di primavera: che cosa meravigliosa! Pensavo anche che quel silenzio mi offriva una prima vera opportunità di riflettere. Da first lady quando arrivavo alla fine di una settimana impegnativa dovevano ricordarmi come era cominciata. Ora invece il tempo inizia a sembrarmi diverso. Le mie figlie, che erano entrate alla Casa Bianca con le loro Polly Pockets, una coperta chiamata Blankie e una tigre di peluche di nome Tiger, oggi sono adolescenti, giovani donne con i loro progetti e le loro opinioni. Mio marito si sta adeguando alla sua nuova vita dopo la Casa Bianca, sta riprendendo fiato. Ed eccomi qui, in questo nuovo posto, con molte cose da dire”.
COPYRIGHT 2018 by Michelle Obama – This translation published by arrangement with the Crown Publishing Group, a division of Penguin Random House LLC – COPYRIGHT 2018, Garzanti S.r.l., Milano.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Non aveva ancora 18 anni Maxim Vengerov quando ha debuttato alla Scala e ne aveva 32, nel 2006, quando si è esibito l’ultima volta. Poi un infortunio alla spalla lo ha costretto a ritirarsi per quattro anni dalle scene proprio quando era diventato uno dei violinisti più ricercati del mondo. Il suo ritorno però è stato in grande stile, fra gli applausi, con l’inaugurazione della 37/ma stagione dei concerti della Filarmonica. Con Riccardo Chailly, da tre anni direttore principale della Filarmonica, sul podio L’inizio è stato con il concerto per violino di Dimitrij Sostakovic, in cui – secondo Vengerov – si sente la sofferenza di un uomo che deve affrontare la censura del partito comunista e vede il suo genio ostacolato.
L’espressività di Vangerov ha dato voce a questa sofferenza e incantato il pubblico anche con il bis che ha concesso: una Sarabanda di Bach. Poi è toccato al virtuosistico concerto per orchestra di Bela Bartok.
– MODENA

– I Manhattan Transfer, uno dei più importanti gruppi vocali della storia del jazz, saranno al teatro Comunale di Carpi (Modena) giovedì 15 novembre per l’unica data italiana di ‘The Junction Tour’. L’esibizione, inserita nel cartellone del Bologna Jazz Festival, apre il programma de ‘L’Altra musica’, serie di concerti che spaziano dal jazz al gospel, al pop.
‘The Junction’ è il più recente album del quartetto statunitense, attivo dal 1969, e il primo dopo la scomparsa del fondatore Tim Hauser, avvenuta nel 2014, sostituito da Trist Curless. Il nome del gruppo deriva dal titolo del romanzo ‘Manhattan Transfer’ pubblicato nel 1925 dallo scrittore John Dos Passos e dedicato alla New York degli anni Venti, durante la cosiddetta ‘era del jazz’.
La loro cover del ’77 di ‘Chanson d’amour’ arrivò al primo posto per tre settimane nel Regno Unito e per due settimane in Norvegia, e l’album ‘Vocalese’ è stato candidato ai Grammy Awards in 12 categorie, primato superato solo da ‘Thriller’ di Michael Jackson.
– MATERA

– I Sassi di Matera, scenario unico della Capitale Europea della Cultura 2019, sono arricchiti dalla presenza delle chiese rupestri e dal fascino che ne deriva. Una di queste, la chiesa rupestre di San Pietro da Morrone è stata inserita dal Mibac, su richiesta del Comune di Matera, tra i beni culturali candidati a ricevere le libere donazioni previste dall’Art bonus. “Si può attestare che – sottolinea Carolina Botti, direttore di Ales, società in house del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – l’Art Bonus rappresenti una delle innovazioni fiscali di maggiore successo”.
Situata nel cuore dei Sassi, la chiesa rupestre di San Pietro da Morrone si distribuisce all’interno in due navate, precedute da unico nartece e divise da due pilastri centrali affiancati paralleli tra loro. Gli affreschi presenti raffigurano santi e cartigli con iscrizioni.
– PAESTUM (SALERNO)

– Dal 15 al 18 novembre 2018, in occasione della XXI Borsa del Turismo Archeologico, il museo di Paestum riapre le porte dei depositi con l’iniziativa “Dal buio alla luce”, visite guidate in italiano e in inglese per scoprire il dietro le quinte di un grande museo archeologico: un progetto sperimentale di quattro giorni, ma che diventerà stabile a partire da Natale. Il visitatore potrà entrare nel cuore del museo archeologico e sperimentare un percorso fuori dall’ordinario, aggiungendo solo 1 euro al costo del biglietto al Parco.
“Nell’elaborazione del percorso – spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel – ci siamo ispirati alle visite dietro le quinte che offrono molti teatri in tutto il mondo. Anche il nostro obiettivo è quello di far vedere l’archeologia dietro le quinte.
Il percorso sarà un’esperienza particolare”.
– Esce il 23 novembre per Warner Music “Un cilindro, un fiore e un frack”, la raccolta che racchiude i momenti più importanti della carriera di Domenico Modugno e che vuol celebrare il 60/o anniversario del brano italiano più celebre al mondo: “Nel blu dipinto di blu”, conosciuto anche come Volare.
L’album è composto da 3 cd con i brani rimasterizzati dai nastri originali. Nel terzo cd sono presenti le versioni di artisti come Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Juliette Gréco, Jovanotti, Stylophonic, Malika Ayane e altri ancora, che negli anni hanno interpretato “Nel blu dipinto di blu”. A completamento della raccolta, le bonus track di Negramaro con “Meraviglioso” e Massimo Ranieri con “Amara terra mia”.
– “L’idea geniale che Stan Lee aveva applicato ai fumetti, e che lanciò l’età d’oro della Marvel, era fondata sul modo in cui i personaggi parlavano, i loro sentimenti e le situazioni realistiche che si trovavano ad affrontare. L’equazione sembrava quasi troppo semplice: se i supereroi potevano essere come te, tu potevi essere come un supereroe”. Lo scrive Bob Batchelor in ‘Stan Lee – Il padre dell’universo Marvel’, la biografia edita da Leone Editore e uscita in libreria l’8 novembre scorso. Stan Lee, morto ieri a 95 anni a Los Angeles, ha rivoluzionato l’industria del fumetto mondiale inventando, insieme a Steve Ditko e Jack Kirby, personaggi entrati nell’immaginario collettivo come l’Uomo Ragno, l’Incredibile Hulk, Iron Man e gli X-Men. Oltre che per il suo ruolo di creativo, Lee è ricordato dalle generazioni più giovani anche per i molteplici camei nei colossal dell’Universo cinematografico Marvel.
Nella biografia, Batchelor ripercorre “il processo che ha portato i fumetti a diventare un medium più rispettato e che ha fatto diventare la Marvel uno dei brand più famosi al mondo”, facendo di Lee “una delle icone creative più importanti della storia statunitense contemporanea”.
Il libro, 288 pagine con inserto fotografico a colori, contiene anche immagini originali, come Stan Lee in uniforme militare durante la Seconda guerra mondiale. “Sceneggiavo video di addestramento, scrivevo copioni, realizzavo manifesti, scrivevo manuali d’istruzioni” racconta Lee nella biografia, ricordando poi “il compito più bizzarro”: la creazione di manifesti contro le malattie veneree rivolto alle truppe in Europa. Prese in considerazione molti esempi, fino a quando capì che il messaggio più semplice sarebbe stato anche il più efficace: “VD? Not me!” (“Malattie veneree? Non per me!”). “Ai superiori di Lee – scrive Batchelor – piacque, così una marea di manifesti venne spedita oltreoceano. Quel manifesto forse è uno dei lavori più visti che Lee abbia mai creato, ma anche quello più apertamente ignorato”.

– MILANO

– Come in una sequenza cinematografica, sono esposte una vicina all’altra, alla Gam di Milano, le quattro versioni di “Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori” di Francesco Hayez, tra cui l’ultima, di cui si conosceva l’esistenza ma che finora non era mai stata trovata.
Il soggetto – Valenza Gradenigo, colpevole di aver tentato di salvare l’amato Antonio Foscarini, condannato per tradimento nel 1662, viene condotta davanti ai giudici dell’Inquisizione, tra cui il padre – viene considerato emblematico dello spostamento della pittura di Hayez su un binario romanzesco e sentimentale, salutato da grande successo. La prima versione dell’opera risale al 1832, l’ultima – quella appena scoperta – al 1845. Mai esposto da Hayez in vita, il quadro fu realizzato per il conte Lutziw, diplomatico austriaco nipote di Metternich. Ricomparso sul mercato antiquario tedesco agli inizi del Duemila, è stato attribuito ad Hayez solo nel 2017. Di qui l’occasione per la Gam di presentare al pubblico il dipinto.
– Dopo essere stata la prima donna ad esibirsi al Circo Massimo di Roma lo scorso luglio, Laura Pausini mette a segno un altro record: è la prima cantante donna italiana a ricevere due nomination nella categoria “Best Traditional Pop Vocal Album” per la versione spagnola dell’ultimo album “Fatti sentire/Hazte Sentir” e “Producer of the Year” per il lavoro svolto dal produttore Julio Reyes Copello nella versione spagnola del brano “Il coraggio di andare” ai Latin Grammy Awards 2018, il 15 novembre a Las Vegas.
E’ l’ottavo anno che Laura Pausini è candidata ai Latin Grammy: ha vinto per ben tre volte nella categoria “Best Female Pop Vocal Album”, l’ultima nel 2009 con “Primavera in anticipo”, un record condiviso con Shakira.
Un 2018 di successi arricchito dall’uscita, il 7 dicembre, di “Fatti Sentire Ancora” (Atlantic/Warner Music), la special edition dell’ultimo disco, che conterrà anche il duetto inedito con Biagio Antonacci Il coraggio di andare e che sarà disponibile in più versioni in tutto il mondo.
-Non solo le hit che hanno spopolato nelle ultime due estati, ma un discorso sulla popolarità, spunti sociali e momenti intimi: questo è ‘Icona’, il nuovo album di Baby K, in uscita il 16 novembre. L’artista, al secolo Claudia Nahum, ne ha parlato oggi a Milano: “Sono tre anni che aspetto l’uscita di questo disco e ne sono orgogliosa perché mi rappresenta molto – spiega la rapper e cantante – ‘Icona’ è un disco positivo con messaggi positivi: sono ancora una femmina alfa ma più evoluta, meno agguerrita e più divertita”. Con le produzioni affidate quasi sempre a Rocco Rampino (Congorock) Baby K spinge verso l’urban pop elettronico, dalle influenze latine di ‘Da zero a cento’ a quelle orientali di ‘Come no’, ma non dimentica le radici hip-hop: si nota negli scambi di rime con J-Ax in ‘Certe cose’ e con Vegas Jones e Gemitaiz in ‘Vibe’, gli unici featuring insieme con Andrès Dvicio nell’altra hit, ‘Voglio ballare con te’. La seconda metà del disco si fa più personale, tra amori giovanili (‘Aspettavo solo te’, che ha la firma di Rocco Hunt e la produzione di Takagi & Ketra), flussi di coscienza (‘Mi faccio i film’) e i desideri di ‘Sogni d’oro e di platino’ (prodotta da Zef): “E’ un’ode ai sogni, perché per i giovani è difficile permettersi di sognare, soprattutto per le problematiche legate all’occupazione – spiega riguardo quest’ultimo brano – Per me è importante perché, nonostante i tanti numeri, fare musica è sempre come stare sulle montagne russe”. La title track osserva invece la società di oggi: “Mi chiedo cosa possa significare oggi la parola ‘icona’: grazie ai social abbiamo tutti un palcoscenico, ragazzine di 8 anni che pubblicano foto già in posa, ragazzi che vogliono diventare opinionisti, è un piccolo mondo in cui tutti cercano di essere protagonisti dello show. Io qui mi calo nel punto di vista di una ragazza che vuole essere icona sui social, ma per me Michael Jackson o Madonna sono vere icone: perché diventarlo ha a che fare con il tempo, serve sacrificio, dedizione all’arte, una rivoluzione personale. Non è una critica, ma la mia concezione è diversa”. Tra le righe affiora anche la tematica femminile: “Portare la femminilità per me non è una cosa calcolata: sono sincera quando scrivo, quindi per forza di cose il punto di vista è femminile. Ma voglio dare forza al ruolo della donna: mai vittima o succube, ma anzi una donna che sceglie, ed è un quadro contemporaneo di come sono fatte le donne oggi”. Eppure, nonostante successi come ‘Roma-Bangkok’ abbiano ispirato molto la scena urban pop per i suoni e le produzioni, sono state poche le colleghe a seguire i passi della rapper: “Di base c’è una questione culturale che riguarda rap e pop: in Italia c’è sempre diffidenza verso la novità. Inoltre, si sono fatti dei passi avanti verso l’apertura mentale del rap, ma non sempre questa apertura c’è anche in chi ascolta”. Baby K porterà le nuove canzoni dal vivo in due date, il 28 marzo a Mil

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Gli anni Novanta, quelli dell’amore e del matrimonio con Maria De Filippi e dell’attentato di Cosa Nostra. Maurizio Costanzo li rievoca con lucida nostalgia nel suo nuovo libro ‘Il tritolo e le rose’ (pp 132, euro 18), che arriva in libreria il 13 novembre per Mondadori. “Non è vero che gli anni sono tutti uguali. Nella mia vita i Novanta sono stati speciali, anni di tritolo e di rose. Di assurdi boati e di bellissimi fuochi d’artificio” dice Costanzo.
Sempre così restio a parlare della vita privata, Costanzo scrive con sincerità dell’amore per Maria, rivela i dettagli del loro primo incontro a Venezia (freddino) o il motivo per cui, grazie alle imperscrutabili trame del destino, lei accetta di spostarsi da Pavia a Roma e di lavorare in tv invece che nelle aule di tribunale. E ricorda quel 14 maggio del 1993: se l’attentato di Cosa Nostra fosse andato a segno “la mia vita sarebbe saltata in aria e io non avrei potuto sposare la donna che amavo: Maria” racconta, sempre nel suo stile asciutto e ironico. Accanto a quello privato, nel libro c’è anche il Costanzo protagonista e testimone privilegiato della vita pubblica degli anni Novanta: dai Muri che crollano a Berlino fino ai grattacieli che si sbriciolano colpiti da voli dirottati nel cuore di New York. Ci sono la discesa in campo di Berlusconi, le stragi di mafia, Tangentopoli. E ancora l’addio ai gettoni in favore del telefonino, la tv e suoi tormentoni, la globalizzazione, i blog, la rete, le prime serie televisive, la pecora Dolly, l’Aids, il Telesogno e le personalità come Carmelo Bene, Francesco Totti, Enzo Tortora, Federico Fellini e Fiorello, la musica di Franco Bracardi e Demo Morselli, le risate di Enzo Iacchetti e di Ricky Memphis, le denunce di Falcone e Borsellino, l’estro polemico di Vittorio Sgarbi, e tanti altri momenti raccontati da chi per mezzo secolo ogni sera ha fatto alzare il sipario sull’Italia.
– Alba Donati ha vinto la 25/ma edizione del ‘Premio Metauro’ con ‘Tu, paesaggio dell’infanzia.
Tutte le poesie 1997-2018’ (La Nave di Teseo).
“La poesia di Alba Donati, con un linguaggio epico, tra vicoli contadini e ripari tutt’altro che idilliaci, racconta la durezza del mondo” spiega la motivazione della giuria del Premio presieduto da Umberto Piersanti.
Gli altri finalisti erano Antonio Riccardi con ‘Ricordi della cattività’ (Garzanti) e Francesco Dalessandro con ‘Figure d’ombra’ (Puntoacapo).
Nel libro della Donati – presidente del Gabinetto Scientifico Letterario ‘G.P.Vieusseux’ e fondatrice di ‘Fenysia’, la prima scuola dei linguaggi della cultura – il ritorno alla casa dell’infanzia, anzi al paese dell’infanzia, Lucignano, dove tutto è come è sempre stato, una madre e una figlia che si confrontano con il senso di appartenenza e quello di libertà, la vanità, l’autenticità, il radicamento geografico e sentimentale del fare poesia. E un nuovo poemetto, Off, sulla fine della TV.
Mina canta Battisti. Il 30 novembre esce il nuovo disco dell’indiscussa signora della canzone italiana: “Paradiso (Lucio Battisti Songbook)” (Warner Music). L’album, disponibile in doppio cd, triplo lp e in digitale, raccoglie le canzoni di Battisti-Mogol già cantate da Mina, più due brani mai interpretati: “Vento nel vento” arrangiata da Rocco Tanica e “Il tempo di morire” arrangiata da Massimiliano Pani. Quest’ultima sarà in radio dal 16 novembre.
Le canzoni sono state riversate in digitale dai nastri originali, editate, restaurate, rimasterizzate e rimixate da Celeste Frigo, con la continua e attenta supervisione di Mina, che ha seguito personalmente da vicino tutta l’operazione. I percorsi professionali di Mina e Battisti sono corsi paralleli intersecandosi per un breve, ma fecondissimo periodo, quando, a cavallo fra il 1970 e il 1971, Mina ha pubblicato quattro singoli inediti consecutivi con canzoni di Battisti e Mogol: “Insieme” (nel maggio 1970), “Io e te da soli” (nel novembre 1970), “Amor mio” (nel maggio 1971), “La mente torna” (ottobre 1971). E Mina ha continuato ad esplorare il canzoniere battistiano negli anni a seguire, non solo con l’album “Minacantalucio” (1975) e con il successivo “Mazzini canta Battisti” (1994), ma anche in altri album di studio, e anche dal vivo, e persino incidendo versioni in altre lingue delle composizioni firmate da Battisti e Mogol. Nell’album, che sarà disponibile in doppio cd, triplo lp e in digitale, sono stati recuperati anche due brani quasi andati persi, a suo tempo inclusi nell’antologia fuori catalogo “Mazzini canta Battisti” (“Perché no” e “Il leone e la gallina”). L’edizione in cd contiene inoltre alcune rarità: cinque canzoni di Battisti interpretate in spagnolo e una interpretata in francese. Mina e Battisti insieme hanno anche scritto una pagina indimenticabile della storia della televisione italiana, con quei poco meno di nove minuti di duetto a “Teatro 10” del 23 aprile del 1972, entrati nella memoria collettiva, ai quali è stato persino dedicato un intero libro (e durante i quali cantarono “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “E penso a te”, “Io e te da soli”, “Eppur mi son scordato di te” ed “Emozioni”).

– “Scuro, psichedelico, visionario, un percorso sul concetto di rabbia e furia nato da una circostanza personale.
Non sono stato attento al mercato e ai generi. E’ un punto di vista sul mondo in cui la rabbia viene sublimata e diventa creatività”. Stefano Lentini, 43 anni, compositore romano autore di colonne sonore per film e serie tv, descrive così il suo ultimo lavoro “Fury” (Coloora records) in uscita il 16 novembre in Italia, Regno Unito e Stati Uniti. Il tredicesimo cd, il primo da solista, ha impegnato Lentini per un anno e mezzo ed è stato mixato a Londra da Geoff Foster, il mago dell’ ingegneria del suono che ha collaborato tra gli altri con Sting e Pet Shop Boys e a film di successo come Dunkirk, i Pirati dei Caraibi e Interstellar. Le dodici tracce spaziano nell’ indie-classic con puntate progressive ed echi di new age, in cui ai suoni campionati si sommano i timbri dell’ orchestra sinfonica e del coro. La rivista Rolling Stones lo ha definito “un viaggio nei lati più oscuri della mente umana” Lentini, 43 anni, nel cd suona chitarra classica e acustica, basso, piano, tastiere e percussioni. Molti brani, dai ritmi ossessivi come il tango di Le Fleurs du Mal, mostrano una vena nervosa, rabbiosa appunto, che poi si apre a melodie più distese. E’ una musica molto “visiva”, evocatrice di immagini e stati d’ animo, un mix ben riassunto dai due video ufficiali, Fury e Suite After the Furies. Come autore di musiche da film il giovane compositore ha scritto per registi come Wong Kar-Wai (The Grandmaster), firmato colonne sonore per Giacomo Campiotti (Bakhita, Braccialetti Rossi) e Carmine Elia (La Porta Rossa). “Il mio progetto solista – dice di Fury – è un modo alternativo di vivere la musica che chiamiamo classica. Non c’è nulla di classico in un violino e non c’è nulla di moderno in un sintetizzatore. La modernità e la classicità dipendono dall’attitudine”. In questi mesi sta ultimando la colonna sonora della seconda serie di “La porta rossa” che sarà trasmessa in febbraio. Tra i suoi principali ispiratori cita il chitarrista folk inglese John Renbourn e Fabrizio De Andrè, Metallica, Chopin, Alan Parson. “Con il regista Giacomo Campiotti – sottolinea – ho avuto una opportunità pazzesca scrivendo musica per le prime tre stagioni di Braccialetti Rossi. E’ stato importante fare qualcosa per gli altri. Molti ragazzi malati e i loro familiari ci hanno scritto per ringraziarci di aver trovato in quel ‘lavoro politico’ la forza di andare avanti”..

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

“Spesso il personaggio travalica la persona, io non faccio fatica a far vedere come sono davvero, anche quando faccio schifo”: che Shade sia un’eccezione nel panorama del rap lo dimostra l’autoironia condensata nel nuovo album ‘Truman’, in uscita il 16 novembre. Un po’ omaggio al famoso film con Jim Carrey, un po’ gioco di parole che allude a un ‘uomo vero’, fin dal titolo il disco – che contiene i singoli ‘Bene ma non benissimo’, ‘Irraggiungibile’ (con Federica Carta) e ‘Amore a prima Insta’ – prende le distanze dai cliché del mondo rap: “Sono un rapper diverso dagli altri: parlo di cose normali, in cui tutti possono identificarsi – dice Shade, che è anche doppiatore – E molti, per questo, non mi considerano un ‘vero’ rapper. Ma fare il cattivo e il ribelle a tutti i costi non mi appartiene, non posso farci niente”. Anzi, “ci sono cose di questo mondo che mi danno molto fastidio, come la misoginia e l’ostentazione dei soldi, non sei migliore di nessuno – dice – se sbatti i soldi in faccia agli altri”.
– FERMO

– I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Firenze hanno recuperato e restituito all’arcivescovo di Fermo Rocco Pennacchio una scultura in marmo raffigurante una figura femminile del XVI sec.
realizzata dal Sansovino (Andrea Contucci) trafugata il 30 luglio 2008 dal monumento funebre di Ludovico Euffreducci della chiesa fermana di San Francesco. Della statua si erano perse le tracce da allora, ma dalle indagini è emerso che sul mercato illecito aveva fruttato già 35mila euro e che stava per essere venduta da una casa d’antiquariato su una base d’asta di 50mila-60mila euro. Le indagini, coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze, sono scaturite da una verifica nel maggio 2018 su alcuni beni venduti da una casa d’aste toscana. Grazie alla comparazione delle immagini con quelle della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti è stato accertato che la statua era quella rubata dalla chiesa fermana. Identificati due ricettatori, un 40enne fiorentino e un 73enne romagnolo.
Finale con il botto, non solo di ascolti, ma con un attentato, o almeno è quello che appare, per I Bastardi di Pizzofalcone 2. L’ultima puntata della serie tratta dai libri di Maurizio De Giovanni e diretta da Alessandro D’Alatri con protagonisti Alessandro Gassmann (l’ispettore Lojacono) e Carolina Crescentini (la pm Piras) lascia lo spettatore senza fiato: una bomba sorprende i protagonisti della serie mentre sono a tavola nella locanda di Letizia, anche se nessuna immagine si vede nel dettaglio, se non quella dell’esplosione all’esterno, le battute tra gli amici, le bottiglie che stappano, i bei volti sorridenti, qualche frazione di secondo la bomba… poi scorrono i titoli di coda. Nessuna spiegazione. Stop immagini. Classico finale aperto. L’ultima puntata della serie prodotta da Rai Fiction con Clemart ha totalizzato su Rai1 una media di ascolto di 5 milioni e mezzo di telespettatori con il 23,4 per cento di share, confermandosi come il programma più visto della prima serata. Ma soprattutto tra i più commentati sui social al termine dell’episodio, con gli sfoghi e la protesta dei fan che chiedono a gran voce e al più presto la terza stagione. A togliere la riserva sulla terza stagione è il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta: “E’ già in preparazione lo sviluppo della terza serie, che tornerà a mostrare i nostri protagonisti, tra cui va annoverata una Napoli inedita e piena di umanità”.
Andreatta tiene anche a ribadire che La seconda stagione è stato un nuovo successo di ascolti ed ancor più un’operazione editoriale importante, “grazie alla forza delle storie nate dall’invenzione straordinaria di Maurizio De Giovanni, alla bravura e generosità di tutto il cast a partire da Alessandro Gassman, e all’elegante regia di Alessandro D’Alatri la serie ha ottenuto un gradimento del pubblico che si è manifestato trasversalmente, e in particolare tra il pubblico con alto livello di istruzione con oltre il 28% di share”.
Nel gran finale dell’ultima puntata de I Bastardi di Pizzofalcone 2, c’è stata una esplosione. Ci saranno dei morti? Che conseguenze avrà questa esplosione? E chi ha deciso di prendersela con i Bastardi? E’ stata la mafia che ha agito per vendicarsi di quello che l’ispettore Lojacono (Alessandro Gassmann)ha fatto collaborando con la DDa.
Difficile a dirsi. Questo escamotage trovato dagli sceneggiatori e dal regista della seconda stagione de I Bastardi, permetterà agli autori di prendersi il tempo utile per capire come andare avanti ma anche agli attori di scegliere se restare o meno. Non ci sarebbero ovviamente motivi per tirarsi indietro, se non altri impegni di lavoro.
La seconda stagione della serie tratta sempre dai romanzi di Maurizio De Giovanni ha raggiunto l’obiettivo, che era quello di incollare davanti al piccolo schermo gli appassionati che hanno seguito con entusiasmo la prima stagione, andata in onda nel 2017.
Scrive Maria Grazia sul suo profilo, tra le più arrabbiate: “Scusate, ma è questo il modo di far finire i #BastardiDiPizzofalcone? Così, all’improvviso? E il frate? Io protesto”. Il frate in effetti non si capisce bene che fine ha fatto, ovvero quello sospettato di essere l’assassino dei vecchietti. “Quel gran bastardo di Maurizio di Giovanni scrive un utente”. – “Mica ci lascerete cosi’!!!” – è il commento di un altro. “Ma tornate vero?” La domanda più insistente. Oggi la riserva è stata sciolta è i fan possono dormire sonni tranquilli i bastardi di sono pronti a tornare….quando e in quanti poi è tutto da scoprire.
Ricordiamo il cast della seconda stagione: Aragona è Antonio Folletto mentre Ottavia ha l’intenso volto di Tosca d’Aquino e il commissario Palma quello di Massimiliano Gallo. Pisanelli è Gianfelice Imparato e Alex Di Nardo la giovane Simona Tabasco mentre Francesco Romano è Gennaro Silvestro. Letizia viene interpretata da Gioia Spazian. Infine, il nuovo arrivato Buffardi interpretato da Matteo Martari (presente anche nel cast de I Medici).

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TORINO

– Parte da Torino il 9 marzo prossimo al Pala Alpitour, il Playlist Tour 2019 di Salmo, il rapper italiano che ha venduto di più nel 2016, con 11 dischi di platino e 14 dischi d’oro.
La sua prima tournée nei palazzetti italiani, farà poi tappa al Nelson Mandela Forum di Firenze, al Palapartenope di Napoli, all’Unipol Arena di Bologna, alla Kioene Arene di Padova, al PalaGeorge di Montichiari (Brescia) e al Mediolanum Forum di Milano.
In dicembre si tengono invece i due eventi speciali che vedono Salmo salire per la prima volta sui palchi delle principali arene italiane, il Mediolanum Forum il 22 (sold out) e il PalaLottomatica di Roma il 16, al quale si aggiunge la data zero a Vigevano il 13 dicembre. ’90 Min’, il singolo dal quale è nato il progetto, ha dominato le classifiche dalla sua prima uscita. Salmo è noto anche per le sue perfomance provocatorie tra le quali il travestimento da clochard per le strade di Milano, l’apertura di un canale su Pornhub, l’evento acrobatico ai Navigli.
– Arriva il nuovo trailer di ‘Roma’ di Alfonso Cuaron, il capolavoro bianco e nero targato Netflix del regista messicano premio Oscar e già vincitore, proprio con questo film, del Leone d’oro al Festival di Venezia. Un cane che salta dietro la porta a vetri della casa della famiglia protagonista del film e poi sequenze di vita quotidiana con sullo sfondo un dramma, queste in estrema sintesi le immagini del trailer. Roma il progetto più personale di Cuaron, avrà un’uscita esclusiva in un numero limitato di sale nelle città di Los Angeles, New York e in Messico dal 21 novembre. Altre uscite poi a Toronto e Londra seguiranno il 29 novembre insieme ad altri importanti mercati internazionali che continueranno ad aggiungersi a partire dal 5 dicembre. E in Italia? Per ora non ci sono date certe, ma sicuramente le uscite in sala dovrebbe precedere la distribuzione, il 14 dicembre, a livello mondiale sulla piattaforma Netflix.
– BOLOGNA

– Debutto in prima assoluta a Milano – venerdì, al Teatro Linguaggicreativi – per ‘Interruzioni’, piece tratta dal libro omonimo della giornalista e scrittrice ferrarese Camilla Ghedini che vede al centro della riflessione il testamento biologico.
Lo spettacolo – con protagonista sul palco Gianna Coletti – ruota intorno alla incomunicabilità tra una figlia pacificata con la malattia che il destino le ha riservato, una madre che pare non accettarne la realtà e una dottoressa che si rivolge esclusivamente al pubblico toccando temi come il testamento biologico e l’accanimento terapeutico. La prima di ‘Interruzioni’ – patrocinato dall’associazione ‘Luca Coscioni’ – sarà seguita da repliche, sabato e domenica.
La produzione è di ‘Spericolata Quinta’ e la regia di Renzo Alessandri. Gianna Coletti incarnerà le tre figure disegnate nel testo teatrale scritto da lei e Ghedini: la madre, la figlia, e la dottoressa le cui parole ripercorreranno vicende come quelle di Piergiorgio Welby e Eluana Englaro.

– PISA

– Mezz’ora di spettacolo, con oltre duemila immagini e musiche, per far rivivere, con l’arte digitale, le opere di grandi artisti del Cinquecento. E’ ‘Bosch, Brueghel, Arcimboldo’, mostra ospitata agli Arsenali repubblicani di Pisa da domani al 26 maggio.
Alchimia, religione, astrologia, vanità, tentazioni e vizi: questi i temi raffigurati da Bosch, Brueghel e Arcimboldo con un acuto senso del dettaglio che circondano il visitatore a 360 gradi. La regia di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, con la colonna sonora di Luca Longobardi, coinvolge ed emoziona lo spettatore. Con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Pisa, la mostra è prodotta in Italia dal Gruppo Arthemisia e Sensorial Art Experience.
– MILANO

– Sarà Elisa, con il Vh1 storytellers, ad aprire ufficialmente la seconda Milano Music Week che dal 19 al 25 novembre porta in 70 luoghi diversi della città oltre 200 artisti e che ha in cartellone 135 live oltre a djset e incontri.
Dall’Apple Store al primo Starbucks italiano, all’Istituto dei tumori, la settimana della musica invade la città dal centro alla periferia coinvolgendo dalle grandi label alle piccole case discografiche indipendenti. D’altronde Milano ospita 2.600 eventi musicali l’anno con un giro d’affari di 950 imprese (+2,7% in un anno). Baby K, Nicola Piovani, Riccardo Sinigallia, Emma Marrone, Marracash che intervista il sindaco Giuseppe Sala sono alcuni degli artisti coinvolti nel palinsesto.
La music week è promossa dal Comune di Milano Assessorato alla Cultura, SIAE, FIMI, ASSOMUSICA e NUOVOIMAIE con il patrocinio del MiBAC Ministero per i Beni culturali.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

“Ho sempre detto a me stesso che una serata passata con i miei musicisti è una serata ben spesa”.
Con questo mantra Paolo Conte si prepara a tornare sul palco stasera al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Prima del concerto, il cantautore e musicista astigiano ha incontrato la stampa per parlare del suo ultimo disco, ‘Live in Caracalla-50 Years of Azzurro’, uscito il 9 novembre. Due cd (e prossimamente tre vinili) per immortalare il concerto con orchestra dello scorso giugno, dedicato ad ‘Azzurro’. “Che fosse una canzone vincente l’avevo capito subito – ricorda Conte -. L’ho scritta pensando a Celentano come interprete ideale, e il successo lo devo a lui, perché aveva come ha ancora un grandissimo pubblico. Con Celentano però non ci vediamo quasi mai, l’avrò incontrato 3 o 4 volte”. Il brano è diventato più che una hit: “Qualcuno voleva proporla come inno nazionale, ma ho sempre detto di no. Però se ne sono impadroniti i torpedonisti, ma non era nata per fare cagnara in compagnia: fin da bambino patisco la nausea del torpedone!”.
Una pietra miliare per un autore atipico: “Ho goduto dell’ospitalità dei cantautori pur non avendo nulla a che fare con loro in quanto a istanze sociali e tipo di scrittura, ma siccome andava di moda il termine alternativo, non c’era nessuno più alternativo di me. Ho sempre scritto in modo retrò, ma non è nostalgia, perché sono appassionato di epoche che non ho vissuto”. E l’acclamazione non è stata sempre unanime: “Ci hanno messo un po’ di tempo, adesso sento grande rispetto e mi domando se sia per la mia età avanzata”. Si è arrivati anche all’idea di candidare l’astigiano per il Premio Nobel: “L’ho presa con piacere e molto divertimento. Senza nulla togliere a Dylan, i cantautori italiani hanno fornito materiale più interessante degli americani. Sicuramente ora si è perduto molto della letterarietà vagheggiata dai cantautori: ho l’impressione che fossero più colti rispetto alle ultime generazioni”.
L’album contiene l’inedita ‘Lavavetri’: “Non ha un significato particolare, non ho mai preteso di dare messaggi: è una cosa di tenerezza, dedicata a un simpatico lavavetri che aveva un sorriso meraviglioso, molto educato e bravissimo incontrato a Torino due anni fa”. Si tratta del primo inedito da ‘Per te’, uscita nel 2017: “Ho sempre ragionato canzone per canzone, non per progetti: mi auguro sempre di scrivere una canzone più bella di quelle precedenti, non ho mai preteso nulla di più. Nei cassetti c’è sempre un po’ di materiale, più musica che testi, soprattutto dagli anni ’70 e ’90. Ora sono in pausa, non ho particolari ispirazioni né tanta voglia di scrivere. Una volta avevo l’abitudine tutti i santi giorni di dare una spolverata alla tastiera, adesso un minimo di repulsione c’è, forse perché si fa strada quel pensiero critico che mi potrebbe rimettere in pista da un momento all’altro. Al momento mi diverto disegnando e facendo un po’ di pittura”.
Non manca invece la passione per il suo Milan: “Higuain l’altra sera mi ha fatto compassione, è una persona seria, merita di riprendersi. Gattuso mi piace tantissimo, non gli si possono attribuire colpe”. Dopo Milano, il tour di Paolo Conte proseguirà il 22 novembre a Parma, il 10 e 11 dicembre a Bologna, il 23 febbraio a Genova.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Scontro fra bene e male i cui confini si possono fare tenui, divisioni familiari, tragedie legate all’infanzia, sensi di colpa mai superati, amour fou, tensioni razziali, emarginazione, repressione violenta del dissenso, paura dell’altro, ricerca d’identità, desiderio di libertà, padri ideali e cattivi maestri. Tutti temi che J.K Rowling ha esaltato nella saga di Harry Potter e che sviluppa in mille rivoli, creando, quando la ricetta funziona, echi sempre attuali, da sceneggiatrice di Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald di David Yates, secondo capitolo (dei cinque) della nuova saga prequel/spin-off, in sala dal 15 novembre con Warner Bros, che racconta guerre, alleanze, scoperte, tradimenti, e rivoluzioni nel mondo segreto dei maghi decenni e decenni prima della comparsa di Harry Potter.
Anche stavolta al centro della storia (Salani farà uscire il 3 dicembre la sceneggiatura in italiano) c’è il magizoologo Newt Scamander, interpretato da Eddie Redmayne, ma acquistano spessore anche le vicende di tutti gli altri personaggi, in un cast che comprende Johnny Depp, nei panni del carismatico ‘cattivo maestro’ con toni da populista, mago oscuro Gellert Grindwelwald; Jude Law, nel ruolo di un quarantenne Albus Silente, e fra gli altri, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Zoe Kravitz, Callum Turner e Claudia Kim.
Si riparte dal 1927 con la spettacolare fuga di Grindelwald (Depp), che alla fine del primo film era stato imprigionato dal Ministero della magia statunitense. Occhi di colore diverso (uno marrone e uno grigio), taglio di capelli nazi/punk biondo platino, il ‘nemico pubblico’, potente e seduttivo, trova nella più liberale Parigi la sede ideale per diffondere il suo messaggio: vuole riunire intorno a sé un esercito di maghi, promettendogli la libertà dai vincoli e dalle ingiustizie che gli impone la convivenza con il mondo babbano (degli umani senza poteri magici), ma in realtà il suo è un piano di conquista.
Scamander, che l’ha affrontato già nel primo capitolo, se lo ritrova contro, quando su incarico di Silente (del quale viene accennata, come già preannunciato dalla Rowling l’omosessualità, con una scena piena di grazia legata al passato) va a Parigi per ritrovare l’obscurial (nato mago incapace di controllare i propri poteri) Creedence Barebone (Miller), che Grindelwald vorrebbe al suo fianco. Una missione in cui lo accompagna l’amico babbano Jacob (Fogler), preoccupato per l’amata maga Queenie (Sudol), che si ritrova a dover scegliere fra bene e male. E anche Newt fa i conti con i propri sentimenti: dall’incontro con l’ex compagna di scuola Leta Lestrange (Kravitz) ora fidanzata del fratello Theseus Scamander (Turner) capo degli Auror britannici (membri del Ministero della Magia che combattono le Arti Oscure) alla volontà di ritrovare un dialogo con Tina (Waterston), sorella di Queenie, anche lei entrata negli Auror. Non mancano incantesimi, scontri a colpi di bacchetta e gli animali fantastici del titolo: fra le new entry l’enorme Zouwu, enorme felino con un corpo a strisce tipo tigre, una criniera leonina, con artigli e zanne letali, ma anche la capacità di giocare, e gli eleganti Matagot.
“Questa storia è più stratificata e intricata con lo sviluppo di nuovi filoni di personaggi, oltre a essere più oscura e accattivante – spiega il regista -. Ma quel che più mi ha colpito è stata la capacità di creare questa sensazione di un thriller emotivo, con colpi di scena che non ho mai visto prima.
Jo (Rowling) evolve costantemente l’universo che ha costruito”. Una complessità che sta ottenendo recensioni discordanti dai critici Usa, ma si attende la risposta del pubblico: finora non è mai mancato all’appello.

– ALBERTO ZANCONATO, ‘KHOMEINI, IL RIVOLUZIONARIO DI DIO’ (Castelvecchi editore, pp. 288, 22 euro).
Mentre l’embargo imposto da Donald Trump all’Iran porta a livelli di guardia le tensioni nel Golfo Persico, un libro in uscita in questi giorni ci riporta alle radici dell’ostilità tra la Repubblica Islamica e Washington: la rivoluzione del 1979 a Teheran e la presa degli ostaggi nell’ambasciata americana. La biografia scritta da Alberto Zanconato – ‘Khomeini, il rivoluzionario di Dio’ (Castelvecchi editore, in libreria dal 15 novembre) – ripercorre l’intera vita e l’azione politica dell’ayatollah Rouhollah Khomeini, che di quegli eventi fu il protagonista arrivando a cambiare il corso della Storia contemporanea: è sotto la sua guida, infatti, che l’Islam prende il posto dei movimenti laici e marxisti come forza antimperialista in tutto il Medio Oriente, lanciando una sfida aperta al mondo capitalista occidentale come a quello comunista.
“La religione che di fronte alle superpotenze ha reso l’Iran saldo come una roccia è forse l’oppio della società?”, chiede Khomeini in un messaggio inviato pochi mesi prima di morire al leader sovietico Mikhail Gorbaciov.
A quarant’anni dalla rivoluzione e a trenta dalla morte di Khomeini, il libro di Zanconato, giornalista per 13 anni corrispondente dall’Iran, mette in luce i tanti aspetti, le contraddizioni e la complessità umana – nella vita pubblica come in quella privata – di un leader troppo a lungo mitizzato, in senso negativo o positivo. Ne emerge un mullah che attacca il clero ortodosso accusandolo di “pensare solo a pregare”; un mistico che dà prova di un’astuzia politica spinta fino al cinismo; un marito e padre di famiglia amorevole che invita le madri a consegnare i figli oppositori per farli giustiziare; un raffinato estimatore della poesia classica persiana che impone le fustigazioni e le amputazioni previste dalla shari’a.
Frutto di un lungo lavoro di ricerca, il libro è arricchito da testimonianze dirette con interviste a protagonisti di quei giorni schierati su fronti opposti: dalla figlia di un ex capo della Savak, la polizia segreta dello Shah, fucilato subito dopo la rivoluzione, all’uomo che fu inviato dal nuovo regime islamico a Parigi per uccidere Shapour Bakhtiar, l’ultimo premier dell’epoca monarchica.
‘Khomeini, il rivoluzionario di Dio’ rappresenta quindi un’occasione per conoscere al di là degli stereotipi uno dei grandi protagonisti del Novecento, figura eroica e quasi soprannaturale per i suoi seguaci, incarnazione del Male per i nemici.   [print-me title=”STAMPA”]

Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

Recent Posts

VIDEOCONFERENZA JUVENTUS VIGILIA BENFICA 28-01-2025

VIDEOCONFERENZA JUVENTUS VIGILIA BENFICA 28-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…

1 anno ago

VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA NAPOLI-JUVENTUS 24-01-2025

VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA NAPOLI-JUVENTUS 24-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…

1 anno ago

VIDEOCONFERENZA TEUN KOOPMEINERS E THIAGO MOTTA VIGILIA CLUB BRUGGE-JUVENTUS 20-01-2025

VIDEOCONFERENZA TEUN KOOPMEINERS E THIAGO MOTTA VIGILIA CLUB BRUGGE-JUVENTUS 20-01-2025 Rieccoci qua, ben ritrovate e…

1 anno ago

VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA JUVENTUS-MILAN 17-01-2025

VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA JUVENTUS-MILAN 17-01-2025 SONO TORNATO! Almeno spero definitivamente! Ho trascorso un periodo davvero…

1 anno ago

VIDEOCONFERENZA MOTTA E CAMBIASO VIGILIA LIPSIA-JUVENTUS 01-10-2024

VIDEOCONFERENZA MOTTA E CAMBIASO VIGILIA LIPSIA-JUVENTUS 01-10-2024 Buon Martedì sera a tutte e tutti Voi,…

2 anni ago

VIDEOCONFERENZA MOTTA POST GENOA-JUVENTUS 28-09-2024 + VIDEOCONFERENZA KOOPMEINERS POST GENOA

VIDEOCONFERENZA MOTTA POST GENOA-JUVENTUS 28-09-2024 + VIDEOCONFERENZA KOOPMEINERS POST GENOA Super mega saluto a tutte…

2 anni ago