MONDO TUTTE LE NOTIZIE
Global Compact: 164 paesi hanno aderito
Durante il vertice di Marrakech
Migranti:4.500 fermati a confini TurchiaAnkara: ‘503 intercettati in mare, arrestati 187 trafficanti’
Brexit: Gove, Gb esce da Ue il 29/3/2019Sentenza Corte ‘irrilevante’, non intendiamo avvalercene
Gilet-gialli: Macron parla a cuore PaesePortavoce evoca ‘tagli fiscalità’ e ‘bonus eccezionali’
Turchia: 1000 arresti per terrorismoIn maggioranza per legami con Gulen, detenuti 175 sospetti Pkk
Allarme Ue, cresce antisemitismoSecondo un rapporto preoccupazione cresce molto anche in Italia
Cremlino, nessun legame con gilet gialliE’ diffamazione, noi rispettiamo la sovranità della Francia
Ue, incontro Juncker-Conte il 12/12Nel pomeriggio a Bruxelles, alla vigilia del vertice europeo
Consegna Nobel pace a MUrad e MukwegeA Murad e Mukwege nel municipio della capitale norvegese alle 13
Brexit: Corbyn, governo non esiste piùLeader Labour e altri denunciano, ‘è una mossa disperata’
Brexit: fonte, May a BruxellesNegoziatore britannico Robbins visto in Commissione Ue –
May annuncia rinvio del voto su accordo
‘L’obiettivo è la revisione del backstop’
May, il mio accordo è migliore possibileE’ un compromesso accettabile, referendum bis dividerebbe Paese
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MARRAKECH
– 164 paesi hanno aderito per acclamazione, durante il vertice di Marrakech, al global compact, il patto Onu sui migranti.
Dall’accordo si sono invece sfilati, nei mesi scorsi, gli Stati Uniti e diversi altri paesi. Assente a Marrakech anche l’Italia che ha deciso di sottoporre il patto all’esame del Parlamento.
– ISTANBUL
– Le autorità della Turchia hanno fermato nell’ultima settimana 4.567 persone che tentavano di attraversare le sue frontiere con l’Unione europea o di entrare nel Paese senza regolari documenti. Di queste, 503 sono state intercettate in mare. Lo riferisce il ministero dell’Interno, secondo cui nello stesso periodo sono inoltre stati arrestati 187 sospetti trafficanti di esseri umani.
Dal contestato accordo con Bruxelles del marzo 2016, i migranti e rifugiati che dalla Turchia raggiungono ogni giorno l’Ue, soprattutto la Grecia, sono notevolmente diminuiti.
– LONDRA
– Londra prende atto che la Corte Europea che le riconosce il diritto unilaterale di revocare la Brexit, ma questa sentenza è “irrilevante” e “non altera il referendum del 2016, né la chiara volontà del governo di assicurare che il Regno Unito lasci l’Ue il 29 marzo”. Così il ministro dell’Ambiente, Michael Gove, commentando il verdetto.
“Noi non vogliamo restare nell’Ue – ha puntualizzato Gove -, 17,4 milioni di persone hanno mandato un messaggio chiaro. E questo significa che lasceremo anche la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea”.
– PARIGI
– Il portavoce del governo francese Benjamin Griveaux, a poche ore dal cruciale intervento televisivo del Emmanuel Macron per disinnescare le proteste dei gilet-gialli, si è detto “sicuro che il presidente della Repubblica sarà in grado di ritrovare la strada per raggiungere il cuore dei francesi, toccarli al cuore e parlare al loro cuore”.
Intervistato dalla tv LCI, il fedelissimo del presidente ha evocato come possibili annunci “tagli alla fiscalità” e aumento dei redditi “con bonus eccezionali” per i cittadini. Parole in linea con quelle della ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, secondo cui Macron annuncerà “misure concrete” e “immediate” a vantaggio del potere d’acquisto dei francesi. Escluso invece, salvo clamorose sorprese, un aumento del salario minimo. Rimasto da giorni nel più rigoroso mutismo, salvo un tweet per congratularsi con il lavoro delle forze dell’ordine, Macron si rivolgerà alla nazione alle 20:00, in un solenne messaggio trasmesso dall’Eliseo.
– ISTANBUL
– Ancora arresti di massa in Turchia con accuse di terrorismo. Sono 926 le persone finite in manette in operazioni condotte in tutto il Paese nell’ultima settimana, secondo il ministero dell’Interno.
Come avviene senza sosta dal fallito putsch del luglio 2016, la maggior parte (696) è sospettata di legami con la rete di Fethullah Gulen, che Ankara ritiene responsabile del tentativo di colpo di stato. Arrestati anche 175 presunti affiliati al Pkk curdo. Tra i detenuti ci sono inoltre 46 supposti membri dell’Isis e 9 di gruppi illegali di estrema sinistra. La scorsa estate, il governo di Ankara ha ulteriormente inasprito la normativa antiterrorismo, con un provvedimento che secondo le opposizioni rende di fatto “permanente” lo stato d’emergenza post-golpe, formalmente revocato a luglio dopo due anni in cui sono state arrestate decine di migliaia di persone.
– BRUXELLES
– Sale e arriva all’81% (+14% rispetto al 2012) la percentuale degli ebrei italiani convinti che l’antisemitismo sia aumentato negli ultimi sei anni. Lo rivela una ricerca dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali (Fra) resa nota oggi e condotta fra maggio e giugno in 12 Paesi Ue dove si stima vivano il 96% degli ebrei europei. Il 90% di tutti gli intervistati ha denunciato la costante crescita del fenomeno anche online e per il 70% media e politici sono fonti che alimentano l’antisemitismo.
– MOSCA
– Il Cremlino ha bollato come “diffamanti” le indiscrezioni che indicano un coinvolgimento della Russia nella protesta dei gilet gialli. Lo ha dichiarato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov. “I rapporti con la Francia per noi sono importanti, rispettiamo la sua sovranità”, ha sottolineato Peskov, citato da Interfax.
– BRUXELLES
– L’incontro tra il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il premier Giuseppe Conte avrà luogo mercoledì a Bruxelles, alla vigilia del vertice europeo. Lo ha detto la portavoce di Juncker precisando che l’incontro dovrebbe avvenire nel pomeriggio.
– L’attivista yazida irachena Nadia Murad e il medico congolese Denis Mukwege riceveranno oggi nel corso di una cerimonia a Oslo il premio Nobel per la pace assegnato loro lo scorso 5 ottobre. La cerimonia avrà luogo nel municipio della capitale norvegese alle 13.
Murad, 25 anni, è sopravvissuta a violenze atroci ed è divenuta il simbolo delle sofferenze inflitte dall’Isis alla sua comunità, gli yazidi. Lui, congolese di 63 anni, ha dedicato tutta la sua vita a curare le orribili ferite delle donne vittime di stupri.
Due generazioni, due paesi, due mondi, accomunati dalla lotta contro “l’uso della violenza sessuale come arma di guerra”.
– LONDRA
– “Non abbiamo più un governo funzionate”. E’ la reazione del leader laburista, Jeremy Corbyn, al preannuncio di un rinvio del voto sulla ratifica dell’accordo sulla Brexit sottoscritto dalla premier Tory, Theresa May. Il consiglio dei ministri giudica evidentemente “questo accordo così disastroso da scegliere la mossa disperata di un rinvio dell’11/ma ora”, accusa Corbyn, rilanciando l’idea “alternativa del Labour di un’intesa che privilegi i posti di lavoro” da porre sul tavolo di “futuri colloqui con Bruxelles”.
– BRUXELLES
– Theresa May intende tornare a Bruxelles per cercare di ottenere un supplemento negoziale sulla Brexit e in particolare “respingere il backstop”, il contestato meccanismo sul confine irlandese. Lo scrive su Twitter Nadhim Zahawi, uno dei sottosegretari del suo governo, in attesa delle comunicazioni ufficiali della premier alla Camera dei Comuni.
“Theresa May ha ascoltato i colleghi (di governo) e andrà a Bruxelles per respingere il backstop”, scrive Zahawi. Intanto il negoziatore tecnico del Regno Unito per la Brexit, Olly Robbins, è stato visto arrivare alla Commissione europea.
– LONDRA
– La premier britannica Theresa May ha annunciato ai Comuni il rinvio del voto sull’accordo ammettendo che se fosse avvenuto domani la sua intesa sarebbe stata “respinta con ampio margine” allo stato a causa dei dissensi sul tema del backstop. May ha detto ancora che l’obiettivo è ridefinire le condizioni per l’attuazione anche solo teorica del meccanismo del backstop sul confine irlandese, attribuendo un ruolo al Parlamento britannico in modo da dare a questo strumento “legittimità democratica”.
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LONDRA
– L’accordo raggiunto con l’Ue sulla Brexit resta “il migliore possibile”, al di là dei chiarimenti invocati sul tema del backstop e su alcuni aspetti il Regno Unito avrebbe voluto evitare. Lo ha ripetuto Theresa May ai Comuni, insistendo che esso garantisce comunque “un’uscita negoziata” dall’Ue e sfidando coloro che sono contrari a proporre un piano alternativo “plausibile”. La premier Tory ha poi sfidato chi vuole un referendum bis “a dirlo chiaramente”, avvertendo che esso tornerebbe a “dividere il Paese”. [print-me title=”STAMPA”]
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